Rock Bottom

0 4

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Wyatt, Robert
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1974
Durata: 39:31
Voto: 5/5

»Rock Bottom« è l’album più importante della carriera solista di Robert Wyatt, icona del progressive rock inglese che con Soft Machine e Matching Mole ha aperto la strada al primo prog britannico. Secondo lo stesso Wyatt, la sua carriera solista è iniziata con »Rock Bottom« e non con l’esordio free jazz »The End of an Ear« (1970). Dichiarazione azzeccatissima, perché è stato proprio »Rock Bottom« a lanciarlo tra i solisti più rispettati, e non solo nel mondo del prog: Robert aveva un sacco di amici illustri che, nonostante la natura smaccatamente non commerciale della maggior parte della sua musica, hanno sparso la voce in lungo e in largo sulle sue imprese creative tanto curiose quanto innovative.

»Rock Bottom« nasce dopo l’inaspettato scioglimento dei Matching Mole di Wyatt e dopo il tragico incidente che l’ha segnato per la vita, inchiodandolo per sempre a una sedia a rotelle: durante una festa di compleanno a dir poco selvaggia a casa di Gilli Smyth (Gong), è precipitato dalla finestra del bagno al terzo piano. Da allora è rimasto paralizzato dalla vita in giù, ma questo non ha minimamente scalfito la sua forza di volontà e la sua spinta creativa.

Anzi, quella tragedia ha avuto un ruolo chiave nella trasformazione di Wyatt in solista serio e, allo stesso tempo, ha segnato il suo addio definitivo all’alcol, dopo che i suoi amici e compagni di bevute degli anni Sessanta, Jimi Hendrix e Jim Morrison, erano morti entrambi a soli ventisette anni proprio per colpa dell’alcolismo. Da lì in poi, Wyatt come solista è maturato disco dopo disco. Anche se il suo stato d’animo durante la lavorazione dell’espressamente malinconico »Rock Bottom« era tutto fuorché allegro, non ci sono momenti depressivi e nemmeno un testo che sfiori la sua tragedia: niente autocommiserazione, anzi, è uscito dalla sofferenza ancora più forte.

Alcuni pezzi di »Rock Bottom« erano stati scritti prima e pensati per un terzo album dei Matching Mole, mai realizzato, cosa che gli estimatori di quella band di culto noteranno al volo. Alla produzione c’era il batterista dei Pink Floyd Nick Mason, e vale la pena ricordare che la ex band di Wyatt, i Soft Machine, insieme ai Pink Floyd e ad altre icone della musica organizzò un concerto di beneficenza per raccogliere fondi per la sua pronta guarigione. Il momento più famoso di quella serata fu la cover di Robert di un successo dei The Monkees, »I’m a Beliver«, uno dei rarissimi momenti commerciali della sua carriera.

Tra i nomi noti che erano anche buoni amici di Wyatt, su »Rock Bottom« compaiono il giovane Mike Oldfield alla chitarra, lo stravagante RIO Fred Frith (Henry Cow) alla viola, lo storico bassista dei Soft Machine Hugh Hopper, il bassista/cantante Richard Sinclair (Caravan, poi Camel) e il batterista Laurie Allan (Gong). Quest’ultimo ha sostituito Wyatt, che oltre alle tastiere ha suonato gran parte delle percussioni e perfino la slide guitar in »A Last Straw«, nelle parti di batteria più impegnative.

Quanto sia diverso questo disco dal predecessore e che passi avanti abbia fatto Wyatt come solista lo dice già l’iniziale, malinconico e cupo »Sea Song«, che a tratti fa venire i brividi all’ascoltatore e allo stesso tempo lo riempie di sensazioni positive che irradiano dal canto di Robert. Nonostante la natura triste del pezzo, che starebbe benissimo come colonna sonora di un film horror di fantasmi, nel canto di Wyatt si sente un ottimismo fuori dal comune e la determinazione a rimettere in moto il carro creativo e a risalire dal fondo. Il maestro dell’improvvisazione vocale su »A Last Straw« piazza la sorpresa e si cimenta con la slide guitar, per lui del tutto inedita, regalando il momento chiave di questa composizione profondissima e malinconica. Il racconto in voce baritonale del noto comico e poeta scozzese Ivor Cutler segna entrambe le parti della suite arricchita da arrangiamenti orchestrali »Little Red Riding Hood Hit the Road«, tra i momenti cruciali e migliori di »Rock Bottom«. La natura altamente sperimentale del disco si spinge ancora oltre nei brani collegati tra loro e per lo più strumentali »Alfib« e »Alfie«, dove l’atmosfera cupa e malinconica è segnata da improvvisazioni jazz rock infuriate con una bella dose di sfumature avanguardistiche. Il seguito di »Little Red Riding Hood Hit the Road«, dove già nei primi secondi colpisce il suono tetro del mellotron e il canto di Wyatt, segnato da un sibilo gelido, conquista soprattutto per l’assolo di chitarra inconfondibile di Oldfield, che aggiunge al tutto anche un pizzico di misticismo celtico.

La ‘seconda nascita’ di Wyatt, sia musicale che personale, è iniziata con »Rock Bottom«, che ancora oggi è tra i vertici della cosiddetta scena di Canterbury e nell’olimpo della ricca carriera solista di Robert. Il visionario musicale, volpe vecchia e scaltrissima, ha dovuto toccare il fondo, e alla lettera, per risollevarsi e diventare uno dei solisti più apprezzati del progressive rock. Come batterista, il signor Wyatt per via della disabilità non faceva più parte dell’élite della scena di Canterbury, ma come compositore e cantante con »Rock Bottom« ha raggiunto un nuovo livello di maturità, mantenendo un approccio personalissimo al prog senza particolari exploit commerciali degni di nota, ed è per questo che ancora oggi gode di un rispetto enorme tra gli amanti della musica sperimentale.

Formazione

Robert Wyatt – voce, tastiere, percussioni, slide guitar (2)
Mike Oldfield – chitarra (6)
Gary Windo – clarinetto basso, sax tenore (5)
Ivor Cutler – voce (3 e 6), concertina baritono, harmonium (6)
Alfreda Benge – voce (5)
Mongezi Feza – trombe (3)
Fred Frith – viola (6)
Hugh Hopper – basso (2, 4 e 5)
Richard Sinclair – basso (1, 3 e 6)
Laurie Allan – batteria (2 e 6)

Produzione

Nick Mason

Tracklist

1. Sea Song (6:31)
2. A Last Straw (5:46)
3. Little Red Riding Hood Hit the Road (7:38)
4. Alifib (6:55)
5. Alife (6:31)
6. Little Red Robin Hood Hit the Road (6:08)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie