Volume Two
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Soft Machine
Etichetta: Probe Records
Uscita: 1969
Durata: 33:20
Voto: 4/5
Gli innovatori del prog rock inglese Soft Machine hanno fatto con »Volume Two« il loro primo passo nella transizione sonora dal rock psichedelico dal taglio provocatorio a un jazz fusion perlopiù strumentale. »Volume Two« è stato per molti versi un ponte stilistico tra l’approccio del loro esordio, bello salato di psichedelia, »The Soft Machine« (1968), e il jazz fusion senza freni sviluppato su »Third« (1970). L’evento chiave di questo cambio di suono è stato l’addio del bassista/cantante fondatore Kevin Ayers, che per gli altri, cioè il batterista/cantante Robert Wyatt e il tastierista Mike Ratledge, stava diventando sempre più pesante da sopportare. Per ‘merito’ suo i Soft Machine si sono ritrovati senza chitarrista prima di registrare »Volume Two«: a metà del 1968, su richiesta di Ayers, avevano sbattuto fuori dalla band il futuro maestro della chitarra dei The Police Andy Summers, senza rendersi conto di che gioiello avessero appena buttato via. Alla fine ad Ayers sono saltati i nervi, così ha fatto le valigie e ha deciso di intraprendere una carriera solista interessante e relativamente di successo.
Poco dopo i Soft Machine si sono sciolti, ma la pausa non è durata a lungo: Wyatt e Ratledge sono finalmente riusciti a trovare il successore di Ayers nel loro addetto all’attrezzatura e occasionale collaboratore musicale Hugh Hopper. Grande amante del jazz, ex membro della formazione di culto The Wilde Flowers e destinato a diventare uno dei membri più longevi dei Soft Machine, Hopper aveva già suonato il basso come ospite su »The Soft Machine«, ma ha dovuto aspettare l’uscita di Ayers per diventare finalmente un membro a pieno titolo degli sperimentatori inglesi.
»Volume Two« è stato quindi registrato senza chitarrista, e questa situazione, nella musica dei Soft Machine che in quel periodo aveva ben poco a che fare con il rock, è durata fino al 1973, quando nella band è arrivato Allan Holdsworth. Pare che »Volume Two« si sia ispirato al classico da studio di Frank Zappa »Absolutely Free« (1967), e qua e là si percepiscono gli abbozzi di un concept. Fu proprio Zappa a suggerire bonariamente ai Soft Machine, durante le loro peregrinazioni live per l’America, di spezzare le composizioni più lunghe in parti più brevi, per spuntare una fetta migliore dei diritti d’autore. Su »Volume Two« il suo consiglio è stato seguito con parecchia coerenza, cosa che già su »Third« è cambiata del tutto.
»Volume Two« era diviso in due blocchi, »Rivmic Melodies« e »Eshter’s Nose Job«, mentre i brani »As Long as He Lies Perfectly Still« e »Dedicated to You But You Weren’t Listening« fanno un po’ da tessuto connettivo tra i due blocchi quasi concettuali. Dopo l’addio di Ayers, l’eccellente batterista Wyatt è diventato il cantante principale di testi in gran parte conditi di umorismo, su questo lavoro prevalentemente strumentale. Con la svolta stilistica provocata dall’uscita di Ayers, i Soft Machine hanno cominciato di colpo a sviluppare un approccio sonoro molto più oscuro, anche se qua e là erano ancora presenti elementi di rock psichedelico e pop psichedelico, soprattutto in brani come »Dada Was Here«, »Thank You Pierrot Lunaire« e »Have You Ever Been Green?«, già troppo sperimentali per le onde radio commerciali, ma con arrangiamenti ancora abbastanza melodici da far sembrare l’album, nel complesso, un ‘boccone leggero’ per l’ascoltatore rispetto alle future imprese dei Soft Machine, per lo più riservate ai soli gourmet del jazz rock fusion.
D’altra parte, su »Volume Two« ci sono già esperimenti piuttosto ostici da ascoltare, con improvvisazioni selvagge nel dialogo tra sezione ritmica e tastiere, come la dissonante »Out of Tunes«, la caotica »Fire Engine Passing with Bells Clanging« o la ripetitiva e provocatoria »Orange Skin Food«. Qui si sentono davvero certe influenze di Frank Zappa e dei The Mothers of Invention. In mezzo sono sparse perle di ‘giusto mezzo’ stilistico come l’ottima »As Long as He Lies Perfectly Still«, che a livello di stile ricorda più i Caravan che i Soft Machine jazzistici e classici dell’epoca successiva, mentre »Dedicated to You But You Weren’t Listening« richiama già parecchio alcune imprese sosoliste di Wyatt. »Pig« era una specie di prototipo di quello che Robert avrebbe creato con la sua successiva e breve avventura, i Matching Mole. La direzione futura, grazie agli inserti selvaggi di sassofono e alle linee di basso roche di Hopper, in perfetta intesa con i passaggi di batteria di Wyatt, si avverte nelle eccellenti ma brevi scorribande sperimentali »A Door Opens« e »10.30 Returns to Bedroom«.
Con il loro »Volume Two« di transizione, i Soft Machine hanno iniziato a spostarsi in modo intelligente dal mondo della psichedelia sperimentale verso le distese improvvisative del jazz fusion, che di lì a poco sarebbero diventate il loro marchio di fabbrica. Sotto questo aspetto »Volume Two« ha rappresentato senza dubbio un passo avanti artistico rispetto all’esordio, anche se ha avuto la sfortuna di essere completamente messo in ombra, nel 1970, dal classico »Third«, che ha segnato la nascita dei Soft Machine classici. Nonostante fosse presto diventato chiaro che Wyatt non sarebbe rimasto a lungo nel gruppo, cosa già evidente su »Volume Two«, la chimica creativa di questa versione dei Sot Machine era davvero a livelli eccellenti. Con la breve formazione di »Volume Two« i Soft Machine sono stati anche la band di supporto sull’esordio solista dell’ex chitarrista/cantante dei Pink Floyd Syd Barrett, »The Madcap Laughs« (1970).
Formazione
Robert Wyatt – batteria, voce
Hugh Hopper – basso, chitarra acustica, sax contralto
Mike Ratledge – tastiere
MUSICISTA OSPITE:
Brian Hopper – sax soprano e tenore
Produzione
Soft Machine
Tracklist
Side 1 – Rivmic Melodies:
1. Pataphysical Introduction Pt. I (1:00)
2. A Concise British Alphabet Pt. I (0:10)
3. Hibou, Anemone and Bear (5:58)
4. A Concise British Alphabet Pt. II (0:12)
5. Hulloder (0:52)
6. Dada Was Here (3:25)
7. Thank You Pierrot Lunaire (0:47)
8. Have You Ever Bean Green? (1:23)
9. Pataphysical Introduction Pt. II (0:50)
10. Out of Tunes (2:30)
Side 2 – Esther’s Nose Job:
11. As Long as He Lies Perfectly Still (2:30)
12. Dedicated to You But You Weren’t Listening (2:30)
13. Fire Engine Passing With Bells Clanging (1:50)
14. Pig (2:08)
15. Orange Skin Food (1:52)
16. A Door Opens And Closes (1:09)
17. 10.30 Returns to the Bedroom (4:14)