Rock In Izola 2004 con Deep Purple e Status Quo (2004)

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Luogo: Izola, Mestni Stadion
Data del concerto: 05.07.2004
Spettatori: 8000
Prezzo del biglietto: 8.900,00SIT

I woke up this morning,… no, no, non erano mica i Ten Years After! Sì, stamattina mi sono alzato e prima cosa mi sono tastato da capo a piedi per vedere se reni, fegato, testa e compagnia bella fossero ancora al posto giusto. Ieri è stato un inferno di quelli belli! E adesso, davanti a un foglio bianco, mi reggo la testa con una mano e provo a rivivermi tutto quanto!

Il riscaldamento alle 18:00 è stato piuttosto sognante e assonnato, con i Requiem, che personalmente mi convincono solo come “tribute to band” (nei loro riff si sente fin troppo la pura eredità dei Black Sabbath, quella dell’era 1987 – “Eternal Idol” fino a 1994 – “Cross Purposes”, per dire la requiemiana Mr. Twister ha un riff sabbathiano preso genau da quel periodo). Okay, non voglio andare fuori tema. Il cantante è fantastico, ottimo, superiore, quasi un peccato che sia nei Requiem, ma è solo il mio humble opinion: secondo me vale la pena vederli per Sergej, che farebbe un figurone in qualche giovane band calda della scena, di quelle con più freschezza creativa che ribolle. Nonostante il mio ingrato piagnucolare, i Requiem hanno portato a casa un’esibizione corretta, hanno offerto un bel party e qualche testa metallara in prima fila si è scatenata come si deve, mentre lo stadio nel complesso sbadigliava ancora, bello vuoto. Ah, durante il concerto dei Requiem sul prato dello stadio si è fatto una passeggiata anche Rick Parfitt, leggendario chitarrista degli Status Quo, che ha regalato generosamente qualche autografo a tutti quelli che lo hanno riconosciuto nei 3 minuti che Rick ha dedicato alla sua scampagnata sull’erba.

Verso le 19:00 sono saliti sul palco i Cheap Trick. Io non li conosco, okay, il pezzo Mighty Wings per il film Top Gun, ma è tutto, e tra l’altro non l’hanno nemmeno suonato. Difficile essere attendibili. Il suono, però, li ha letteralmente distrutti. Il primo a entrare in scena è stato il bassista, che sembrava un Keith Richards ridotto malissimo. Il basso era decisamente troppo alto e tutto quello che avevo nei pantaloni tremava in modo diabolico. Le chitarre erano indistinguibili, il cantante si sentiva malissimo. Insomma, proprio sotto il palco i Cheap Trick suonavano in modo disastroso; solo verso la fine, quando mi sono spostato indietro di una decina di metri dalla prima fila, ho percepito qualche melodia. Roba da brividi, e una sfiga simile con l’impianto l’hanno avuta anche i Requiem. Ai miei occhi comunque i Cheap Trick sono risultati del tutto poco seri, indegni di essere guardati, per non dire dei soldi. Probabilmente col loro approccio spaccano negli USA, dove la maggior parte del pubblico punta tutto su immagine e show, a differenza di noi “conservatori” europei, per cui l’essenza è la musica, la magia cruda di una performance musicale sul palco. Ma pure un americano ti direbbe che per lui l’essenza è la musica, poi però lo porti a un concerto e dopo ti descrive prima di tutto come era vestito uno sul palco e che effetti (laser e roba simile) avevano durante lo show. Ehi, Nielsen, il chitarrista e ovvia testa del gruppo, cambiava chitarra a ogni pezzo e nel ricco repertorio di Gibson che si è portato dietro c’era anche una con cinque manici. Durante il concerto ha inquinato lo stadio con tonnellate di plettri, che lanciava a manciate tra la gente, divertendosi a guardare il popolo rotolarsi dietro a quei preziosi pezzetti di plastica. E questo è tutto quello che ha mostrato. Nel frattempo si rivolgeva ai presenti in modo estremamente meschino, tipo: “Il prossimo pezzo è stato un hit in ogni paese tranne,…la Slovenia, ovviamente!” E: “Ah, dove siamo? In Slovenia? Beh, entro domani l’avrò di sicuro già dimenticato!”. Si trovava terribilmente divertente. A un certo punto ha alzato in aria una Fender Telecaster rossa e si è vantato: “Grazie a Rick Parfitt degli Status Quo, che mi ha prestato questa Telecaster per questa canzone!” E poi, tenendo la chitarra in alto: “Sapete, questa chitarra si chiama Fender Telecaster!” Magari avesse fatto vedere un po’ di musica suonata; invece Nielsen ha fatto sul palco tutto tranne quello. I Cheap Trick sono stati puniti dal caldo: il sorrisetto gli è sparito dalla faccia nel momento in cui hanno incrociato lo sguardo con il sole cocente, e Nielsen si è salvato con gli occhiali da sole (che secondo me porterebbe anche nell’angolo più buio delle Grotte di Postumia). I Cheap Trick sono stati pietosi, indegni di suonare davanti a delle leggende del rock, anche se pure loro vengono chiamati leggendari (27 anni di carriera). Ma ormai lo sapete. Ci sono i gruppi e ci sono i GRUPPI. Spero che dopo di me qualcuno aggiunga qualcosa di positivo su di loro e mi smentisca per le mie sensazioni sulla loro esibizione. Hanno puntato tutto su un pomp stantio, e il suono era disperato. Ammetto anche di essere un filo poco obiettivo verso i Cheap Trick, perché se fosse dipeso da me avrei voluto vedere solo Status Quo e Deep Purple, e quindi i Cheap Trick mi sono parsi del tutto di troppo su quel palco.

Poi, verso le 20:30, sono partiti gli Status Quo. Come il giorno e la notte rispetto a quanto visto prima. I re del boogie con uno dei duetti di chitarre più insostituibili, quello Parfitt/Rossi! Molti sono venuti a Izola prima di tutto per loro. Il palco era adornato da un fantastico impianto in bianco, compresi gli organi Hammond. Hanno aperto lo show con Caroline e il pubblico è subito esploso. Suono ottimo. “I will take this off, cuz it’s bloody hot in here!”, si è lamentato il vero gentleman inglese, il leader del gruppo, cantante, chitarrista ritmico e solista Francis Rossi, liberandosi di qualche capo di troppo, mentre la band continuava con Something About You Babe. Lo stadio si è riempito per bene, non so le cifre, ma direi tra le 2500 e le 3000 persone, e la vista indietro e avanti era stupenda, mani in aria dappertutto, la gente si divertiva e ondeggiava con energia, lo stadio era invaso da un’energia positiva fuori dal comune. I 75 minuti sono volati. Tra la folla c’erano parecchi turisti, che hanno avuto la rara fortuna di infilare nelle loro vacanze, in viaggio verso il sud del Mediterraneo, anche questo evento eccezionale (per la Slovenia). Il gruppo ha sfruttato al massimo il tempo a disposizione e i pezzi si sono susseguiti uno dopo l’altro. Che solidi e compatti che sono gli Status Quo!!! Pura perfezione, esibizione eccezionale, suonato in modo eccezionale, niente di sdolcinato da nessuna parte. Incredibile quanto siano veri gli Status in quello che fanno. Divertimento ottimo e indimenticabile, condito con una dose piena di boogie rock’n roll di prima qualità. Speriamo che qualcuno abbia le palle di portare gli Status Quo in Slovenia anche come headliner. Gli altri pezzi infiammabili sono stati 4500 Times, Hold You Back, Break The Rules, Rain, Mystery Medley (versione estesa di Mystery song), Big Fat Mama, Roll Over Lay Down e naturalmente l’indimenticabile Down Down, Whatever You Want e Rockin’ All Over The World; con questi ultimi due il pubblico è andato fuori di testa e la reazione è stata così forte che anche gli Status Quo sul palco si sono guardati seriamente e devono aver pensato: “Ehi, questi sloveni non scherzano per niente!” Come bis hanno sparato “a tribute to medley” (un medley) Rock n Roll Music/Carol/Bye Bye Johnny. Spero che qualcuno riesca a mandare la scaletta completa e più corretta (un paio di pezzi mancano). Dell’ultimo ottimo disco in studio “Heavy Traffic” (2002) non c’era nessun pezzo in scaletta; come contentino, a fine concerto hanno fatto uscire dalle casse il brano The Oriental. È finito troppo presto. Decisamente troppo presto. Gli Status Quo ci hanno scosso le ossa per bene. Ovviamente nei loro tour da headliner il tutto deve picchiare ancora più energico e magico.

E per finire i grandi Deep Purple. Alle 22:30! Rinati con l’arrivo dell’eccezionale Don Airey alle tastiere e con il fantastico album “Bananas” (2003), che ha catturato un bel po’ della magia dei Settanta e, in questo periodo “post-Blackmore”, brilla più convincente che mai. Gillan era addirittura scalzo sul palco. Silver Tongue, oh yeah ed eccoli qui. Segue un salto a Woman From Tokyo, il suono si è sistemato dal terzo pezzo, I’ve Got Your Number dal disco “Bananas”, che il pubblico padroneggiava in modo incredibile. E poi un salto al 1971 con Strange Kind Of Woman, primo picco. Dopo, l’ottima Bananas con un duello fenomenale tra Airey e Morse. Poi è arrivata la vera leccornia Knocking At Your Backdoor (“Perfect Strangers”, 1984) e la sorpresa Demon’s Eye (“Fireball”, 1971), che mi hanno fatto rizzare i peli, e dopo di lei l’ottimo strumentale Contact Lost – pezzo solista di Steve Morse, che in pochi minuti ha racchiuso quasi tutti gli elementi musicali, mi sono venuti dei brividi pazzeschi. Prima si è divertito con una marea di effetti multi delay, ha srotolato qualche riff blues ritmico e poi si è avviato verso pure melodie classiche; nel complesso tutto è parso particolarmente maestoso quando sul palco si è unita in jamming tutta la band (Gillan col tamburello), poi il solo di Airey, che tra le altre cose ha infilato anche un pezzo di Pictures On An Exhibition di Musorgskij (almeno al mio modesto orecchio suonava così) e poi il passaggio alla polka prealpina,…..party, party,…il pezzo solista l’ha chiuso con una parte estremamente atmosferica sulla sua fortezza Hammond, incredibile cosa creano questi organi, e bam (!), il gruppo di colpo è partito all’assalto con Perfect Strangers. La maggior parte del pubblico, che in questa fase calava visibilmente, soprattutto per le conseguenze del precedente incontro con gli Status Quo, ha spremuto gli ultimi atomi di forza e ha cantato a squarciagola con il gruppo. La porzione principale i Purple l’hanno servita alla fine. Un tris dal loro disco più celebre, “Machine Head” (1972). A partire da Space Truckin’, che non è stata tirata per 25 minuti di jamming come 30 anni fa nei loro concerti dal vivo, ma comprendeva solo un modesto solo di Morse. Poi la pressione è salita con Highway Star, ed è esplosa con Smoke On The Water (qui il grande lavoratore alla batteria, il piccolo Ian, è venuto fuori in particolare con la profondità e la pienezza di suono che ha tirato fuori dai suoi tom) e la gente ha nitrito di gioia soprattutto su questo pezzo totemico. Si sentiva però che iniziava a mancarci il fiato e a finirci le forze, perché sopravvivere prima agli Status Quo non è uno scherzo. Non sarebbe stato strano se Status Quo e Deep Purple avessero scambiato i ruoli di headliner.

Il bis è iniziato rilassato, come un balsamo per le orecchie, con l’antidiluviana Hush, e quando Glover ha cominciato a suonare il motivo di Hit The Road Jack, il pubblico lo ha semplicemente sovrastato con gli oh-oh del motivo principale di Black Night. I Deep Purple hanno capito subito il gesto della folla e sono passati con un’intesa incredibile a Black Night, con cui hanno chiuso il loro show alle 00:15 del 07.07.2004. Suono ottimo, gruppo di ottimo umore, la chimica funziona in modo fenomenale. La band picchia in modo incredibilmente convincente dopo tutti questi anni. Pura perfezione sul palco. Giganti del rock, grazie per l’indimenticabile magia. Solo una piccola osservazione. I Purple hanno saltato almeno due pezzi della scaletta del tour attuale (credo la ballata When A Blind Man Cries e la celebre Lazy), il repertorio mi è sembrato un po’ troppo corto (solo 15 pezzi). Per il resto, tutto il merito e l’onore all’organizzatore, lo show è riuscito alla grande e speriamo che non sia stato l’ultimo del suo genere.

Scaletta

Scaletta dei Cheap Trick:
1. Drone (intro)
2. Hello There
3. Big Eyes
4. If You Want My Love…
5. Ain’t That A Shame
6. I Want You To Want Me
7. She’s Tight
8. Voices
9. Dream Police
10. The Flame
11. That 70’s song
12. Surrender
13. Scent Of A Woman

Scaletta degli Status Quo:
1. Caroline
2. Something ‘bout you baby I like
3. Break The Rules
4. 4500 Times/Rain
5. Hold You Back
6. Medley:
– Mystery Song
– Rolling Home
– Again And Again
7. Gerdundula
8. Roll Over Lay Down
9. Down Down
10. Whatever You Want
11. Rockin All Over The World
—bis—
12.Medley:
– Rock n Roll Music
– Carol
– Bye Bye Johnny

Scaletta dei Deep Purple:
1. Silver Tongue
2. Woman From Tokyo
3. I’ve Got Your Number
4. Strange Kind Of Woman
5. Bananas
6. Knocking At Your Backdoor
7. Demon’s Eye
8. Assolo di Steve Morse (incl.Contact Lost)
9. Assolo di Don Airey (incl. Pictures On An Exhibition)
10. Perfect Strangers
11. Space Truckin’
12. Highway Star
13. Smoke On The Water
—bis—
14. Hush
15. Black Night (incl. Hit The Road Jack)

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