Rock party svedese a Trieste (2015)
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Trieste / Naima Club / Italia
Data del concerto: 29.09.2015
Numero di presenti: 100
Prezzo del biglietto: 18,00€ (in prevendita) / 20,00€ (la sera del concerto)
Con tutto quello che bolle in pentola in questo autunno pieno di concerti, ne abbiamo approfittato per rifare un salto sul Litorale. Ma stavolta abbiamo fatto un passo in più e abbiamo varcato il confine, direzione Trieste. La crew di Trieste Is Rock ha portato dalla fredda Svezia al Naima club due band hard rock: Eclipse e Reach.
La formazione originale degli Elipse si è messa insieme nel 1999. Due anni dopo è uscito il primo album, con ospite l’ex chitarrista degli Europe Kee Marcello. Nel corso di un decennio fatto di pause musicali ogni tanto e parecchi cambi di line-up, hanno pubblicato altri 2 album in studio. Nel frattempo i ragazzi hanno lavorato sodo, puntando a migliorare la qualità dei testi e del loro modo di suonare. Nel 2012 è arrivato l’album Bleed and Scream, che ha dato agli Eclipse una popolarità sempre maggiore, non solo in patria in Svezia ma anche nel resto d’Europa e del mondo. I ragazzi, carichi a molla, si sono rimessi insieme e all’inizio del 2015 hanno sfornato quello che al momento è il loro ultimo lavoro in studio, Armageddonize, che stanno presentando proprio in questo tour.
I Reach, che accompagnano gli Eclipse per tutto il tour europeo, sono invece molto più giovani. Il quartetto di ragazzotti si è formato nel 2012. Visto il grande entusiasmo, all’inizio del 2015 hanno pubblicato il loro debutto in studio Reach Out to Rock, raccogliendo diverse recensioni positive.
Come già tante altre volte, anche stavolta Trieste si è rivelata una città tremendamente scomoda se vuoi parcheggiare l’auto in tutta sicurezza. Il consiglio è di arrivare a Trieste con largo anticipo, perché trovare un posto libero può portare via un bel po’ di tempo. Ma con un po’ di ostinazione alla fine si trova. Quando siamo arrivati al Naima il club era ancora vuoto, solo qualche fan scatenato dei Reach ne ha approfittato per farsi una foto con i membri della band, che bighellonavano per il locale. Noi, invece, siamo andati a farci la birra di rito dal cinese.
Quando siamo tornati al Naima, i Reach stavano già facendo divertire la folla sotto il palco. Sul suono del club non si può certo dire che puntasse alla perfezione, ma nei localini piccoli, con rock rumoroso e distorto, capita spesso. I ragazzi dei Reach, nonostante la giovane età e la poca esperienza sul palco, non hanno mostrato nessuna timidezza. Hanno attraversato i pezzi originali del loro debutto in modo molto affiatato e sicuro di sé. La voce di Alex Waghorn suonava solida e il suo flirtare col pubblico ha dimostrato che sa benissimo che quello che fa sul palco lo fa bene. A fargli da spalla una squadra ben rodata: David Jones al basso, Marcus Johansson alla batteria e Ludvig Turner alla chitarra. Alla musica dei Reach c’è poco da ridire – hard rock classico, melodico e abbastanza crudo, che ci riporta agli anni ’80 del secolo scorso, ma con abbastanza elementi moderni da risultare ancora attuale anche per la generazione più giovane. Conquista anche la loro presenza scenica, molto dinamica, soprattutto i due ai manici se le danno di santa ragione a colpi di numeri da circo – Ludvig, per dire, durante il set è scappato dal palco ed è andato a suonare direttamente al bancone del bar lì vicino, mentre David si è sparato le sue coreografie proprio sul palco. I Reach hanno chiuso il set con una versione rock del successo di Avicii Wake Me Up, poi se la sono data a gambe giù dal palco in quattro e quattr’otto. I Reach ci hanno lasciato una bella impressione, quindi alla prossima occasione non mancheremo di certo.
Dopo una pausa più breve, con l’Intro in sottofondo, i membri degli Eclipse sono saliti sul palco uno dopo l’altro con la bomba I Don’t Want to Say I’m Sorry. Il pubblico è impazzito in un attimo e il cantante Erik Martensson ha mostrato subito con un sorriso quanto apprezzasse. Il quartetto, con la stessa formazione strumentale dei Reach, ha dimostrato di non avere certo problemi di esperienza sul palco. E nemmeno di musica. Sia Magnus Henrikkson alla chitarra che Magnus Ulfstedt al basso, con le loro dita velocissime che negli assoli correvano sulle corde, hanno regalato un tocco di magia all’esperienza musicale, che la voce di Erik ha poi arrotondato alla perfezione. Una vera festa per gli occhi è stato il batterista Robban Back. La sua tecnica era così bella da vedere che ha letteralmente ipnotizzato il pubblico. Un batterista che ci mette anima, cuore e corpo, perché con lui non suonano solo bacchette e mazzuoli, ma letteralmente tutto il corpo, anche se i tamburi non li tocca. E non pensate che per colpa della tecnica spettacolare ne abbia sofferto la qualità. Tutt’altro. Gli Eclipse sul palco non conoscono compromessi, ci mettono il cento per cento della loro energia e altrettanto la restituiscono al pubblico, che ha saltato a più non posso sotto il palco.
I temi della musica degli Eclipse sono quelli d’amore, ma solo in via eccezionale dolci. Quello che ne esce più spesso è una rabbiosa delusione per la fine infelice di una storia romantica, ma con una bella dose di speranza per una felicità ancora più grande in futuro. Con una punta di vendetta. Ed è proprio così che gli Eclipse appaiono sul palco. Con piglio duro, rabbia e determinazione verso una vita migliore, come se le canzoni stesse fossero una metafora del loro faticoso percorso musicale, e non solo di una storia d’amore andata a rotoli. Durante il concerto Erik ha imbracciato sia la chitarra elettrica che quella acustica, dando ancora un po’ di vita in più a pezzi che già di loro hanno arrangiamenti ricchi. Gran parte del repertorio era fatta di brani dell’ultimo album Armageddonize, ma non sono mancate le cose più vecchie e, con grande gioia del pubblico, ovviamente nemmeno la title track del disco precedente, Bleed and Scream. Dopo quella i ragazzi si sono allontanati un attimo dal palco, ma dopo le urla fragorose del pubblico italiano sono tornati subito e ci hanno servito ancora S.O.S e Breaking My Heart Again. Poi, con il selfie di gruppo tanto di moda ultimamente, sono scesi dal palco verso il banchetto del merchandise, dove erano a disposizione per chiacchierare e farsi fotografare con i fan.
Abbiamo visto ancora una volta dove si fa la buona musica rock. Sia gli Eclipse che i Reach hanno dimostrato che con una buona dose di entusiasmo, tanta pratica, autocritica e coraggio si può farcela con l’hard rock anche ai giorni nostri. Complimenti anche agli organizzatori della crew Trieste Is Rock che, nonostante tempi duri e poco favorevoli alla buona musica rock, riescono sempre a far sì che qui vicino si tengano bei concerti con un tocco di hard rock classico. Anche se oltre confine. Tanto la musica non conosce confini.
Scaletta
ECLIPSE:
1. I Don’t Wanna Say I’m Sorry
2. Stand On Your Feet
3. Wake Me Up
4. The Storm
5. Battlegrounds
6. Breakdown
7. Love Bites
8. A Bitter Taste
9. assolo di chitarra
10. Blood Enemies
11. assolo di batteria
12. Instrumental Medley
13. One Love (orig. W.E.T.)
14. To Mend a Broken Heart
15. Ain’t Dead Yet
16. Bleed & Scream
—bis—
17. S.O.S.
18. Breaking My Heart Again
REACH:
1. You Called My Name
2. Coming Home
3. Tell Me
4. Looking for Love
5. Reach Out
6. Black Lady
7. Fortune and Fame
8. Wake Me Up (orig. Avicii)
Galleria fotografica

























