Rokovnjači
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Niet
Etichetta: ZKP RTV Slovenija
Uscita: 2012
Durata: 25:22
Voto: 4/5
Dopo oltre due anni dall’uscita dell’esordio in studio »Trinajst«, i Niet hanno rotto il silenzio con l’album »Rokovnjači«. Si tratta di un disco che porta la musica pensata per accompagnare uno spettacolo teatrale, nato dalla collaborazione tra lo Slovenian National Theatre di Nova Gorica e il Prešernovo gledališče di Kranj. L’opera di partenza, cioè lo spunto da cui nasce l’idea, è il romanzo »Rokovnjači« di Josip Jurčič, che nell’anno della morte dell’autore (1881) fu portato a termine da un suo contemporaneo, Janko Kersnik.
Mentre Jurčič guarda ai rokovnjači solo da osservatore esterno, e non come ai portavoce di una rivolta capace di ribaltare tutto, di scalzare dal trono quei potenti ben pasciuti e vanitosi che al popolino non concedono nemmeno una briciola di pane, la sceneggiatura dello spettacolo teatrale prende una strada un po’ diversa. Tratta i rokovnjači sul modello di Robin Hood, che ruba ai ricchi per dare ai poveri, e lungo tutta la pièce lascia intendere che potrebbero essere gli araldi di un nuovo assetto sociale, più giusto. La storia è un intreccio tra giallo e avventura amorosa, che alla fine porta il protagonista Groga a un’ironica autodistruzione. La vita dei rokovnjači e il loro reagire agli stimoli dell’ambiente sono carichi di potenza emotiva, ed è proprio questa passione, che alla fine offusca tragicamente la mente dell’eroe, a guidare la rovina definitiva della “tribù degli emarginati”.
Ed è qui che entrano in scena i Niet! Energia ribelle filtrata attraverso il prisma dell’incisione rock dei Niet. Suona allettante, no? I tempi non cambiano e la storia non ci insegna niente, dal genocidio degli indiani d’America in poi. I cittadini della Repubblica di Slovenia, a bassa voce o a gran voce, anelano a cambiamenti radicali per un domani migliore, e l’idea di musicare il romanzo di Jurčič non potrebbe coincidere meglio, nei tempi, con l’idea di “ringiovanire” la storia dei Rokovnjači che, con le minime correzioni e adattamenti del duo Nemec/Valenti, acquista ancora più forza di messaggio in questi tempi in cui da ogni parte ci calpesta il piede vorace di una pedina appena incoronata, un’élite di sbirri corrotti.
Per i versi, i Niet hanno chiamato in soccorso Miha Nemec (attore e regista) e Nejc Valenti (drammaturgo), mentre per i brani Bratje svinjsko trdih rok, Naj crkne rokovonjač e Balada za obešence hanno usato la poesia di François Villon nella traduzione di Janez Menart. La musica dell’album »Rokovnjači« è inserita nella sceneggiatura dello spettacolo, che così assume le dimensioni di un musical. Naturalmente, durante la messinscena del musical gli interpreti vocali sono gli attori stessi, che cantano i versi su una base sonora preregistrata della musica dei Niet.
Nelle mani dei soli Niet, però, la musica dell’album »Rokovnjači« funziona ovviamente in modo diverso. Nel disco ha contribuito solo al brano Dva čevlja od tal il protagonista Miha Nemec; per il resto il ruolo vocale lo ricopre il cantante dei Niet, Borut Marolt.
Le direttrici di partenza della musica dell’album »Rokovnjači« vanno cercate, oltre che nell’impianto dei contenuti del romanzo Rokovnjači di Jurčič, nell’album »Trinajst«. Quest’ultimo aveva riassunto con eleganza il passato musicale della band e lo aveva travasato nel presente, e allo stesso tempo, con ulteriori trucchi di arrangiamento, come l’aggiunta di un duetto vocale femminile con Severa Gjurin e/o gli arrangiamenti per organo Hammond e piano di Borut Činč, padrino dietro le quinte, aveva indicato il potenziale di sviluppo della musica dei Niet per il futuro.
Su »Rokovnjači« non dobbiamo guardare come a un lavoro in studio autonomo della band, cioè al secondo album in studio. Va considerato come un particolare gradino evolutivo (anche intermedio) nella carriera del gruppo. I Niet vi si sono rivolti in primo luogo perché si sono identificati con la sceneggiatura di Miha Nemec e Nejc Valenti; d’altra parte, questo gradino è un banco di prova graditissimo per l’esperimento musicale di una sfida artistica a se stessi, che dà una risposta a quanto la band cerchi di spingersi nella ricerca musicale e a quanto osi allontanarsi dall’album »Trinajst«.
Lasciatemi sottolineare che i Niet hanno risolto con successo tutte le questioni spinose di questo esame importante e hanno portato in porto la storia dell’album »Rokovnjači«. Sono riusciti a mettere in risalto la reazione emotiva dei protagonisti della storia – e qui va citata l’interpretazione vocale di Marolt, che sul nuovo lavoro ha avuto il via libera per monetizzare a pieno la sua carica vocale primordiale, senza doversi preoccupare di avvicinarsi o meno al compianto Habič. Marolt brilla in pieno proprio nell’usurpazione vocale d’apertura del brano Bogatun e nel requiem freddo e cupo di chiusura, Balada za obešence! »Rokovnjači« è un altro manifesto a favore dell’integrazione di Marolt al posto di cantante dei Niet, perché il nucleo brontolone della sua interpretazione vocale è abbastanza mosso e stratificato da vendere con successo la carica emotiva che richiedono i singoli stati d’animo dei pezzi dell’album.
La band dosa più che mai le melodie vocali con l’armonizzazione della voce principale. Queste parti sono spesso trasformate in veri e propri cori da istigatori, che evocano senza fatica davanti agli occhi le sagome delle bande di rokovnjači, una mossa d’arrangiamento vincente. Questa combinazione funziona in modo eccellente soprattutto con il recital di Nemec nel brano Dva čevlja od tal. L’altro protagonista di questa storia è ovviamente l’aggiunta degli arrangiamenti di Činč per Hammond e piano, che alza la dinamica delle linee dritte dello scheletro di riff “à la Niet”, aggiunge quel suono rustico che ci vuole, approfondisce la tragedia dei brani e soprattutto la portata del messaggio dei singoli pezzi (il suo rondò di Hammond carico di una nota lucida in Dva čevlja od tal è un elemento davvero essenziale e integrale di quel brano). Nella parte strumentale centrale del brano Bogatun i Niet mettono insieme addirittura qualche nota di assolo di chitarra, una grande novità per una band che un tempo era votata al puro strimpellare di un rock sfacciatamente scorretto basato su tre accordi semplici.
Pod staro jablano offre un nuovo duetto vocale di Severa Gjurin e Borut Marolt, che contribuisce ulteriormente a variare l’atmosfera del disco, e il brano tocca soluzioni d’arrangiamento simili a quelle del pezzo Beli prah dall’album »Trinajst«.
Da questo punto di vista, l’album »Rokovnjači« si può leggere come una sorta di svolta stilistica della band, che in questo modo ha messo alla prova cose mai provate, e questo l’ha aiutata a scoprire nuovi, affascinanti elementi della propria natura artistica, che influiranno di sicuro in positivo sulle scelte creative nella nascita del nuovo lavoro in studio. In parole semplici, l’album »Rokovnjači« ha aiutato l’attuale incarnazione dei Niet a maturare fino a un nuovo livello evolutivo.
»Rokovnjači« non conoscono il pentimento! Sono arroganti, sporchi, stracciati, ghignano nei baffi, puzzano, non hanno paura di nessuno, ma d’altra parte sanno cos’è l’amore, la compassione e cosa sono i pilastri della giustizia e dell’onestà. I testi non rinunciano a una volgarità stuzzicante, che sottolinea la crudezza puntuale e l’impietosa durezza della vita dei Rokovnjači (Naj crkne rokovnjač), alleggerita però dal lato morbido del brano Pod staro jablano. Due volti della stessa storia che convivono alla grande anche nelle mani dei Niet, e i brani stessi sono costruiti in modo da convivere senza fatica nei futuri repertori dei concerti della band, in compagnia dei loro evergreen di culto più riconoscibili, così come dei brani dell’album »Trinajst«.
Va sottolineato ancora una volta che nella co-creazione degli arrangiamenti d’autore, la cui maggior parte delle idee è arrivata ancora una volta dal capo della formazione Niet, Igor Dernovšek, ha avuto un ruolo importantissimo il leggendario ex Buldožer Borut Činč. È incredibile la sensazione, difficile da non cogliere ascoltando la crescita degli arrangiamenti, più ricchi che su »Trinajst«, che su »Rokovnjači« si sia insinuato, in una sfumatura delicatissima, quell’elemento di psichedelia di cui l’eredità dei Buldožer è piena zeppa. Ecco. Cari Nietovci, adesso possiamo aspettare ancora più impazienti di sapere cos’avrete da dire sul vostro prossimo album in studio!
Formazione
Borut Marolt – voce
Igor Dernovšek – chitarra, voce di accompagnamento
Robert Likar – chitarra, voce di accompagnamento
Janez Brezigar – basso, voce di accompagnamento
Tomaž Bergant “Breht” – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Borut Činč – organo Hammond B3, piano, tastiere
Severa Gjurin – voce nel brano n. 6
Miha Nemec – voce nel brano n. 2
Produzione
Borut Činč
Tracklist
1. Bogatun
2. Otroške roke
3. Dva čevlja od tal
4. Bratje svinjsko trdih rok
5. Naj crkne rokovnjač
6. Pod staro jablano
7. Balada za obešence