Dobrodošli na okean

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Artista: Repetitor
Etichetta: Moonlee Records
Uscita: year
Durata: 26:21
Voto: 4.1/5

Fa un certo effetto sapere che a nessuno devi più presentare una band come i Repetitor. O meglio, proprio loro, i Repetitor. I punk rocker di Belgrado (con la tendenza a spingere il feedback verso frequenze e volumi di cui non si vergognerebbe nemmeno il noise rock) suonano in Slovenia un paio di volte l’anno ormai da cinque anni circa, e nel 2010 hanno pure aperto per i Deerhoof al Kino Šiška. In pratica questa band è sempre su qualche palco, il che magari lascia meno tempo per fare musica vera e propria, ma più tempo per limare alla grande il live. Cosa che non si può proprio contestare. I Repetitor sono una band da palco, una band d’energia, una band da salti in mezzo al pubblico sotto il palco, una band dai testi un filo ribelli con la dose giusta dell’ennesimo tema punk rock tipico – la ricerca di se stessi, e quei testi, nonostante la loro tipicità, sono scritti e soprattutto interpretati in modo così brillante che non solo si tirano dentro ogni ascoltatore, ma, grazie alla giusta misura di attualità e al loro promuovere la diversità, ci si riconosce la maggior parte dei coetanei della band. Questo li rende sicuramente una delle migliori band del genere nell’area ex-Yu, anche se, senza troppe polemiche, potrei dire che lo sono pure fuori da quei confini. Fatto sta che un ragazzo e due ragazze si sono finalmente presi una pausa dal suonare di continuo negli (sempre gli stessi) club per registrare il loro secondo album – Dobrodošli na okean.

La stragrande maggioranza del disco l’avevi già sentita dal vivo – il materiale della band arriva al massimo a un’oretta. Il secondo album, in pieno stile punk, è breve – dura appena 26 minuti buoni. Ma questo non intacca per niente il messaggio del disco né la sua carica esplosiva di energia. Anzi, il punto è proprio questo – la brevità. Una specie di compressione (non nella produzione, eh) dell’energia live della band, che così viene fuori tutta. Questo surplus di energia rispetto alla durata, questa proporzione inversa, è il marchio della band fin dagli esordi, ed è per questo che Dobrodošli na okean può risultare un album ancora più carico di carattere rispetto al debutto Sve što vidim je prvi put. Del resto non è l’unica cosa che distingue i due dischi, ma è la prima che mi sembra così evidente, soprattutto perché il carattere (marcato) della band è così ben conosciuto.

Dal punto di vista sonoro la band è di certo cresciuta – soprattutto grazie a uno spettro più ampio di approcci stilistici. Hanno tenuto il loro suono e sono diventati più difficili da etichettare, anche se alla fine l’etichetta non conta e non serve, ma il solo fatto che sia così difficile dice parecchio sull’orientamento della band e sul suo modo di creare. Se dicessi che stavolta sono riusciti a fare riff, melodie e linee ancora più semplici che però suonano più complesse che nel debutto, forse coglierei l’essenza della loro crescita. A questo hanno probabilmente contribuito parecchio l’esperienza e quell’approccio »old-school« alla registrazione di un disco – prima si rodano i pezzi dal vivo, li si fa prendere forma davanti al pubblico, la band osserva le reazioni a certi passaggi di un brano, finché la forma finale non è quella che piace di più alla gente. Certo, siamo lontanissimi dall’idea commerciale di piegare la musica ai desideri del pubblico: si tratta semplicemente di provare idee diverse in un contesto da palco, anche perché è sempre un’altra storia rispetto a suonare chiusi in sala prove/studio.

I testi sono ancora più diretti che nel debutto, ma avvolti in una specie di antiestetica, in un racconto straordinario, in uno sfogo di sincerità così memorabile e facile da sentire proprio perché lo scrivono i (nostri) coetanei e perché non si tratta di idee, concetti o critiche pseudo-intellettuali, ma semplicemente di esperienza ed emozioni. Qui il pezzo »Šteta« rispecchia la mentalità dell’ascoltatore medio, soprattutto nello scarto tra i versi »Pokvareni podli nisu oni / ružni prljavi glupi zli / to smo mi« e »Hteo sam da ti pokažem / da imam dobru stranu«; per me quel testo contiene uno dei passaggi più geniali, e allo stesso tempo semplici e genuini, di questo tipo di scrittura lirica.

Una cosa però c’è di cui la band deve stare attenta – ho notato una specie di sindrome da ricaduta in intro piuttosto simili e in generale in riff più o meno »sempre gli stessi«. Una cosa è creare un suono proprio, un’altra è restare a corto di idee. Per ora i Repetitor sono ancora nel primo caso, ma se più pezzi avranno questi attacchi simili, questi ritornelli-riff distorti, queste miscele a linea singola di chitarra e basso, dovranno rodarli dal vivo più spesso. Solo perché dal vivo la cosa non pesa così tanto, visto che la band ha una sana dose di improvvisazione, il che è piuttosto sorprendente.

Dobrodošli na okean è quindi la logica continuazione dell’evoluzione della band. Un album che tiene insieme il meglio della scena punk rock/indie, vecchia e nuova. Quell’approccio indie originario che spinge a cercare suoni nuovi, e quel modo energico tutto punk rock di porgere – la musica. Una formula incredibilmente semplice, fatta di quelle caratteristiche tipiche che rendono questi stili così attraenti, ma i Repetitor ci stanno dentro in modo davvero naturale e primordiale, e allo stesso tempo intelligente e sincero. Dobrodošli.

Formazione

Boris Vlastelica – voce, chitarra
Ana-Marija Cupin – basso, voce
Milena Milutinović – batteria

Produzione

Repetitor, Goran Crevar

Tracklist

1. Devojke idu u Minhen
2. Biću bolji
3. Šteta
4. U pravom trenutku
5. Dostupni i laki
6. Lica
7. Oktobarski salon
8. Laka zabava
9. Pripazi na ljude

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