Rory Gallagher

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Artista: Gallagher, Rory
Etichetta: Sony BMG
Uscita: 1971
Voto: 3.5/5

Rory Gallagher è considerato uno dei personaggi più simpatici della storia del rock, il che, visto il suo mestiere di bluesman “professionista”, è un filo sorprendente. Rory ha dedicato la vita al blues, e la sua interpretazione unica lascia sempre a chiunque lo ascolti uno sguardo diretto nel profondo del suo cuore. Le sue emozioni sincere, espresse spesso in modo quasi ingenuo, saltano in un attimo dalla malinconia più nera all’entusiasmo scatenato. Probabilmente è proprio questa qualità a farci sentire Rory così vicino nelle sue confessioni, e di certo, insieme alla sua maestria chitarristica fuori dal comune, ci regala una prospettiva completamente nuova sul mondo della musica.

Rory Gallagher è l’esordio di un musicista che sa cosa vuole, ma ha un’idea piuttosto vaga di come ottenerlo. È la forma più pura di blues rock che sentirete mai da Rory, ma anche uno dei suoi lavori più, diciamo così, malinconici. Gran parte del merito di questa “tristezza” va ai danni causati dal recente scioglimento dei Taste, il trio su cui Gallagher aveva puntato moltissimo. Non mancano però ritmi boogie – blues saltellanti, potenziati dal tipico riff alla Gallagher che ti prende a calci come si deve. Uno di questi è l’opener Laundromat, che a prima vista, almeno per i temi, ricorda il blues di Albert King, ma come si capirà dopo non ha niente a che spartire con lui. Il bell’avvio vivace viene tagliato troppo presto da Just The Smile, che rivela quanto Rory capisca e ami la musica folk, e quanto le sue radici affondino profondamente lì dentro. Tristezza e malinconia camminano a braccetto in I Fall Apart, mentre a dettare il tono, in tutta la sua ipersensibilità, è la stratocaster incredibile di Rory, fortemente influenzata dal circo del triste epilogo dei Taste, in cui Rory aveva investito tanta energia. Segue Wave Myself Goodbye, un blues perfetto e pieno di humor, in cui sull’album debutta per la prima volta Vince Crain, ex tastierista di Atomic Rooster e Arthur Brown. L’acustica con un pianoforte magistralmente staccato è uno dei picchi del disco e una fuga più che gradita dall’atmosfera carica di tristezza che, diciamolo, appesantisce un po’ troppo l’intero album. Pieno di ottimismo è anche il pezzo successivo, Hands Up, ispirato a sua volta al dopo-Taste, che annuncia la prossima liberazione di Rory dall’abbraccio soffocante di un passato pieno di problemi. Ma in questa fase ancora precoce per il chitarrista, le cose non sono così semplici. Sinner Boy, guidata dal magistrale slide del chitarrista che ci parla senza sosta per tutto il brano, racconta del fondo toccato da poco dal giovanotto e sottolinea una maturità emotiva sbalorditiva, che con la sua interpretazione potente è semplicemente incredibile. Dello stesso umore è For The Last Time, che a forza di ripetere il tema principale forse si perde un po’, ma grazie a un’esecuzione fenomenale diventa alla fine probabilmente il pezzo migliore del disco. A quanto pare Rory si rassegna definitivamente allo scioglimento dei Taste in I’m Not Surprised, dove il pianoforte alla Fats Domino, accompagnato dalla voce roca di Gallagher, porta un’ondata di freschezza. Pezzi così qui mancano eccome, ma il signore, a quanto pare, era ancora troppo sotto l’influsso degli eventi legati ai tanto citati Taste.
Le uniche due vere sorprese di questo esordio per il resto abbastanza monotono sono It’s You e Can’t Believe It’s True. Nella prima si sente un forte retrogusto country, e Rory ci intrattiene con il mandolino (!), mentre la seconda, una cosa jazz – folk, mostra l’ampia gamma di influenze musicali di Rory, a cui Gallagher attingerà senza vergogna ancora molte volte nel corso della carriera.

Rory Gallagher è in sostanza un album solido, che nella forte concorrenza dei suoi capolavori successivi rappresenta soprattutto l’inizio promettente di una storia di grande successo. Quel che gli manca è soprattutto la scioltezza, che Gallagher compensa efficacemente con un’esecuzione potente e convincente, tipica di un musicista della sua pasta. Di sicuro un disco imprescindibile per tutti i suoi fan; a chi ama il blues rock in generale, per un primo assaggio consiglio piuttosto uno dei suoi album successivi.

Formazione

Rory Gallagher: voce/chitarra/sax contralto/mandolino
Gerry McAvoy: basso
Wilgar Campbell: batteria
Vincent Crane: pianoforte

Produzione

Rory Gallagher

Tracklist

1.Laundromat
2.Just The Smile
3.I Fall Apart
4.Wave Myself Goodbye
5.Hands Up
6.Sinner Boy
7.For The Last Time
8.It’s You
9.I’m Not Surprised
10.Can’t Believe It’s True

Durata dell’album: 55.12

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