O3: A Trilogy – Part Two
Autore: Rok Klemše
Artista: Dominici
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2007
Con il primo capitolo della trilogia O3 (2005), Charlie Dominici è tornato sulla scena musicale dopo più di diciotto anni. Si è rifatto vivo in punta di piedi, con un disco completamente acustico, e sembrava essersi preso le distanze di proposito dal suo passato nel metal progressivo. In molti (noi compresi) si chiedevano che strada avrebbe preso Dominici dopo. Il primo capitolo ha offerto qualcosa di totalmente nuovo e fresco nella discografia di Charlie, mentre con il secondo ci aspetta un’inversione a 360 gradi. L’obiettivo: puro metal progressivo in tutta la sua magnificenza.
Stavolta a Charlie si è unita l’intera band, ed è in gran parte per questo che il concetto di trilogia prende vita ancora meglio che nel primo capitolo. Con la sua veste acustica, il primo episodio funzionava soprattutto come una sorta di narrazione della storia, mentre stavolta una line-up eccellente ce la sbatte dritta in faccia! La nuova formazione suona come un blocco unico, i suoi membri sono tecnicamente preparatissimi e questa volta i Dominici, come band, tornano alle radici del metal progressivo – dai Dream Theater ai Fates Warning, dagli Shadow Gallery fino a gruppi più recenti come Circus Maximus e Vox Tempus, tutti influenze citabili, anche se il disco suona freschissimo e ha una sua identità ben precisa. Si torna insomma alle basi del metal tecnico.
Ad aprire il disco c’è una possente ouverture strumentale di 8 minuti, The Monster. Un vero pugno di ottimo metal progressivo, con la band che brilla nella sua luce migliore. Un pezzo carico di tastiere, fantastici inserti di chitarra ed effetti sonori che creano l’atmosfera. Dominici, autore principale di musica e testi, mostra le sue carte già in questo brano d’apertura.
Con Nowhere To Hide la band picchia più duro e la musica si sposa alla grande con il testo, che presenta il protagonista e il suo passato di alcolista violento (una buffa coincidenza: ho appena finito di leggere The Shining di King, il cui protagonista ha “problemi” simili, e il brano assume un significato ancora più profondo). Charlie si fa notare fin dall’inizio, con un canto alla Geoff Tate, ma a essere davvero micidiale è la band, che non sfigura per niente rispetto agli ex compagni di Dominici.
Cupe ma piene di sentimento, proseguono Captured e Greed, The Evil Seed, che tocca i temi sempre attuali di corruzione politica, avidità e abuso di potere. Maillard, con linee di chitarra incredibilmente fluide, si avvicina senza fatica al collega di strumento Petrucci, mentre Yan si fa valere alla grande dietro le pelli e Charlie si arrampica sulle altezze vocali. Dominici aveva già dimostrato nel primo capitolo di essere più che un ottimo cantante, ma nel secondo semplicemente splende, servendoci il suo stile inconfondibile, che si costruisce sulle influenze di Geddy Lee (Rush), Halford (Judas Priest) e altri giganti del canto, restando però del tutto personale.
School of Pain è una vera onda d’urto metal, in cui i fratelli Maillard danno di nuovo il meglio: Yan sembra un batterista da guerra che detta il ritmo dell’attacco ai suoi soldati. Sulla stessa scia prosegue The Calling, con un ritornello contagioso in cui Charlie canta di nuovo come se ne andasse della sua sopravvivenza. A rallentare i ritmi ci pensa l’ottima ballad sinfonica The Real Life, dove Rigoldo si distingue con splendide linee di tastiera.
In mezzo a un mucchio di pezzi eccellenti è difficile scegliere il migliore, ma forse è The Cop. Voce e chitarra si completano in modo incredibilmente bello, Dominici e Maillard fanno la loro figura. La sezione ritmica non resta indietro, e Atzeni si presenta benissimo con un magnifico tapping di basso.
La conclusiva A New Hope, in contrasto con l’atmosfera cupa dell’album, tocca temi più positivi e ottimisti. In fondo al tunnel, dopotutto, c’è una luce… Sembra che il finale a sorpresa preannunci il seguito della storia.
Anche se i due capitoli della trilogia sono completamente diversi tra loro, posso comunque dire che il secondo è migliore e funziona come un upgrade del primo. Il disco è pieno di chitarre fluide e tastiere ricche, sostenute da un’ottima sezione ritmica, e a insaporire il tutto ci pensa la fantastica voce di Charlie. Per la conclusione della storia, a detta di Dominici, bisognerà aspettare il 2008.
Chissà cosa ci preparerà Charlie per il gran finale…
Formazione
Charlie Dominici – voce
Brian Maillard – chitarra
Americo Rigoldi – tastiere
Riccardo “eRik” Atzeni – basso
Yan Maillard – batteria
Tracklist
1. The Monster
2. Nowhere To Hide
3. Captured
4. Greed, The Evil Seed
5. School Of Pain
6. The Calling
7. The Real Life
8. The Cop
9. A New Hope