Round numero due
Autore: Rok Klemše
Luogo: Rock Cafe / Postojna
Data del concerto: 21.04.2010
Numero di spettatori: 0
Prezzo del biglietto: ingresso gratuito
Giovedì scorso la ciurma di RockLine a Postojna ha “incastrato” per la seconda volta di fila una delle serate “semifinali” del concorso Epic RockLine contest. Stavolta, sul piano dei contenuti, la serata si è allargata in un ramo di generi dai contrasti netti, ma a mandare in estasi è stata soprattutto la fioritura primaverile del buon vecchio heavy metal, firmata dai guerrieri Shutdown.
CHILLOUT
Ad aprire le danze della serata sono stati i ChillOut, da Jesenice. In fondo la band respira note di hard rock piuttosto prevedibili, punteggiate da una dose abbondante di melodia, ma tra una manovra e l’altra, diciamocelo, bella goffa, la crisi d’identità ogni tanto li trascina dalle parti di un servizio rock alternativo. La loro trasferta a Postojna è stata un test piuttosto particolare per i sensi dei presenti, soprattutto grazie alle caratteristiche vocali a modo loro uniche di Urban Kolbl, che non hanno lesinato in una cruda dimostrazione di canto disarmonico. Più motivi di gioia sono arrivati dall’intesa chitarristica, che dava almeno una vaga impressione di affiatamento, intessuta con ardore da Urban insieme al collega Jure Jamnik. A rendere più comunicativo l’impasto delle corde ha contribuito in modo evidente anche il basso di Martin Kolbl, le cui linee ben centrate, pur con tutta la loro proverbiale semplicità, si sono rivelate abbastanza fantasiose e argute. I ChillOut, insomma, limano un quadro musicale tutto loro, purtroppo a tratti anche piuttosto confuso e frammentato. Di certo l’asso nella manica della band è la preparazione musicale, insieme a una manciata di motivi ben costruiti il cui potenziale è lontanissimo dall’essere sfruttato. Il problema nasce quando ti accorgi che i ChillOut suonano meglio come insieme di strumentisti. Sul piano vocale, infatti, hanno fallito su tutta la linea. Per di più i ragazzi hanno portato a termine l’esibizione un po’ troppo contratti, senza irradiare l’energia di cui c’era un disperato bisogno, come dei timidoni che sono consapevoli della propria poca attrattiva e, a modo loro, ne hanno persino paura.
SHUTDOWN
L’elemento più impressionante del “circo” Shutdown si rivela nell’energia e in una presenza scenica decisa, che porta con sé quella persuasività che per le band giovani è fin troppo spesso sfuggente. In breve: i ragazzi coltivano con gelosia la capacità di accaparrarsi la fetta più grossa delle simpatie che il pubblico aveva riservato per la serata. Gran parte di questo fascino, che si mangia senza vergogna l’attenzione tanto dei critici quanto dei profani lì attorno, nasce dalla figura scenica (curata nello stile) di Egzi, l’infuocato primo cantante della band. Nell’ultimo anno gli Shutdown si sono trasformati nel sogno bagnato di ogni anima heavy metal che si rispetti. È un intruglio inebriante di energia giovanile, audacia e di una professione musicale ben levigata, contagiosa e appiccicosa per le orecchie, sulle cui ali i ragazzi marciano sicuri di sé come eroi di un’epoca ormai lontana. Ma evidentemente ancora ben lungi dall’essere morta come cultura. Il loro suono resta vestito dei colori tradizionali dell’heavy metal, cucito in lungo e in largo con le spalline di un assalto chitarristico a vapore, sempre in parallelo e sempre pulsante, di una sezione ritmica piuttosto elementare e di una voce presentabile. Già sentito e masticato fino alla nausea? Si potrebbe addirittura dire che i ragazzi abbiano limato fino alla perfezione lo stoico indossare i cliché, ma sarebbe fargli un grosso torto. Gli Shutdown sono più di un getto di urina, lubrificato di nostalgia, in faccia alle correnti evolutive della musica. Sono l’esperienza di vita di una musica heavy metal a tutto tondo che, facendo scorrere sangue giovane, non risparmia di infondere vitalità e carattere nelle vene dell’heavy metal sloveno.
EXSILIUM
Per ultimi sono saliti sul palco gli Exsilium, band pagan/folk black metal di Lubiana, che ha fatto scivolare la serata nelle acque del metal più estremo. Gli Exsilium tornano sui palchi dopo una lunga assenza e si presentano in una formazione un po’ rinnovata, che con sicurezza e grinta fa girare la ruota della storia verso i tempi più cupi delle tribù pagane. Così, in compagnia della band, ci buttiamo nei toni aggressivi del black metal, rafforzati da elementi di folk metal, soprattutto grazie agli inserti atmosferici di tastiera curati dalla tastierista, che stavolta si è agitata attorno ai suoi tasti con un coinvolgimento enorme. Molto meglio dell’ultima volta, quando se ne stava piuttosto statica dietro le sue tastiere. Il cantante Vargrim si occupa con successo dell’implacabile urlato black metal, che nei ritornelli viene spesso sostituito da una voce pulita ed epica, quasi nello stile di certi Primordial. Strani, a dire il vero, risultano i suoi interventi tra un pezzo e l’altro, che fanno pensare che il ragazzo viva in un mondo tutto suo, ma al tempo stesso anche gli Exsilium sono un mondo completamente a sé. La loro versione del folk metal è a tratti soprattutto caotica e schizofrenica, ma allo stesso tempo nei brani più trascinanti e saltellanti troviamo ordine e una fusione di energie creative ispirate agli antichi antenati slavi.
Testo su ChillOut e Shutdown: Daniel Pavlica
Testo su Exsilium: Rok Klemše
Foto: Mojca Perdih
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