Sabotage
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Black Sabbath
Etichetta: Vertigo Records
Uscita: 1975
Durata: 43:44
Voto: 5/5
Nel pieno degli anni Settanta i Black Sabbath erano al loro culmine creativo e commerciale: sul piano artistico le cose continuavano a salire senza sosta e la band stava sfornando la maggior parte dei lavori migliori della sua carriera. »Sabotage« è il loro sesto album in studio, rifatto da capo in casa, sul suolo inglese, dopo un tentativo fallito di registrarlo in America, e l’atmosfera d’altri tempi dei Morgan Studios ha avuto un ruolo importante nel suo carattere e nella sua struttura. Stavolta i ragazzi avevano una visione chiarissima sulla direzione sonora: con »Sabotage«, grazie a una dose più massiccia di passaggi di impatto, volevano prendere le distanze dalle tendenze prog rock del magnifico predecessore »Sabbath Bloody Sabbath« (1973).
Secondo Iommi avrebbero potuto continuare a sviluppare la parte tecnica con un uso massiccio dell’orchestrazione, ma prima di tutto volevano fare un disco dal taglio più hard rock. Su »Sabotage« è vero che non hanno usato un tastierista ospite, ma nonostante la natura chiaramente più grezza di molti pezzi non mancano arrangiamenti sinfonici e momenti sperimentali, perché stavolta tutti i membri della band si sono messi alla prova nei panni del tastierista. Il famigerato cantante Ozzy Osbourne si è divertito col sintetizzatore, cosa piuttosto difficile da immaginare, il grande innovatore della chitarra Tony Iommi si è cimentato di nuovo con organo, sintetizzatore e pianoforte, il mago del basso Geezer Butler si è ritrovato davanti al mellotron, strumento ‘tipico’ del prog rock, e persino il batterista Bill Ward ha ‘suonato’ il piano nella traccia nascosta di 31 secondi »Blow On a Jug«, che si trova in coda a »The Writ«.
»Sabotage« naviga con successo per tutto il disco tra gli standard più duri come »Hole In the Sky« e »Symptom of The Universe« e i risultati più morbidi e sperimentali, guidati da »Supertzar« e »Am I Going Insane (Radio)«, che sono una sorta di logica continuazione stilistica del disco precedente. Questa direzione ha pagato alla grande per i Black Sabbath sotto ogni punto di vista, perché »Sabotage« è tra i migliori risultati della loro lunga carriera.
La copertina, a metà tra lo strano e il comico, è il frutto di un bizzarro disastro di stile avvenuto durante il servizio fotografico e dimostra a chiare lettere perché già allora tanti cosiddetti critici musicali, più attenti all’immagine esteriore che al contenuto musicale, non li prendessero sul serio. A spiccare più di tutti è senza dubbio Bill Ward, in calzamaglia rossa della moglie e nelle mutande di Ozzy, per nascondere meglio il suo ‘rigonfiamento’ maschile, mentre quasi altrettanto ridicoli sono Ozzy in kimono, con l’aria di un gay dell’Europa occidentale sperduto in mezzo a Tokyo, e Geezer con il bastone da passeggio e i pantaloni lunghi fino ai talloni. Iommi, in camicia bianca e jeans, ne è uscito di gran lunga il più ‘normale’. Ovviamente tutti e quattro sono addobbati con enormi croci, il che ha rafforzato ancora di più l’aura occulta che accompagna i Black Sabbath fin dagli esordi. Beh, anche stavolta l’atmosfera occulta non manca in vari pezzi, mentre i testi di Geezer toccano di nuovo visioni mistiche, schizofrenia e inquietudini sociali, cioè temi quasi tipici dell’heavy metal.
L’album è pieno zeppo di momenti in cui la band supera sé stessa in sperimentazione e innovazione. L’opener, un classico, »Hole in the Sky« è un rullo compressore heavy metal rivoluzionario di prima categoria, con il riff di Iommi che squarcia l’aria come un coltello rovente, mentre Ozzy strilla come se centinaia di pipistrelli gli stessero mordendo il sedere. Nonostante tutta questa botta, a cui contribuiscono parecchio le crome di batteria di Ward, sparse a profusione, c’è comunque la giusta dose di finezza ritmica grazie alle linee di basso melodiche di Geezer. Tante generazioni più giovani hanno conosciuto questo classico solo come cover firmata Metallica, che comunque è meglio di niente. Dopo la catastrofe iniziale arriva un passaggio improvviso a »Don’t Start (Too Late)«, meno di un minuto, un pezzo dai toni un po’ pastorali con interessanti finezze di chitarra acustica. Il classico hard rock »Symptom of the Universe« è senza dubbio il brano più devastante di tutta l’era Ozzy, che con il suo riff di chitarra apertamente brutale e il ritmo staccato ha influenzato in modo decisivo la nascita del cosiddetto thrash metal. Ozzy, sempre in vena di ogni genere di cazzate, di nuovo esplode di rabbia accumulata. Il testo di Geezer parla dei suoi sogni legati al creatore e alla nascita dell’universo e contiene anche alcuni riferimenti mitologici. Alla parte iniziale d’impatto segue una seconda parte più calma e acustica, che alla fine porta le cose in acque molto più sottili.
»Megalomania«, quasi dieci minuti, è uno dei risultati più sperimentali e complessi della loro carriera, con Ozzy nel ruolo vocale di schizofrenico totale, che si sposa alla perfezione con titolo e testo del pezzo, il quale più volte, nonostante finezze acustiche abilmente inserite e arrangiamenti sinfonici, degenera in un caos brutale con un riff di chitarra bello pieno e un ritmo martellante. Questo vale soprattutto per il finale condito di mellotron. »Thrill Of It All« è dotato di un riff di chitarra tosto e innovativo e del classico ritmo lento e rotolante ‘doom & gloom’ dei Sabbath, il che significa che è un pezzo perfettamente rappresentativo, che cattura benissimo l’aura cupa della band. Il passaggio alla sezione strumentale, con vivaci inserti su texture di sintetizzatore, è eseguito in modo brillante. Il testo, come spesso accade con il ‘blasfemo’ Geezer, contiene numerosi riferimenti poco graditi alle teste religiose.
Il mistico e pomposo »Supertzar«, che suona come una colonna sonora per una versione cinematografica dell’Inferno e del Purgatorio di Dante, è anch’esso uno degli esperimenti più insoliti della loro carriera, con epiche armonie vocali corali e arrangiamenti orchestrali curati dal produttore e arrangiatore Will Malone, attraverso i quali si fanno strada le frasi di chitarra nervose di Iommi. Questo brano dal sapore esoterico e dall’atmosfera eccezionale dimostra ancora una volta che lo sguardo della band amava spesso spingersi oltre i confini hard rock che ci si aspetterebbe.
Non meno interessante è »Am I Going Insane (Radio)«, una specie di ouverture alla carriera solista di Ozzy, che coglie l’imprevedibile cantante nella sua fase più schizoide, con la voce paranoica che si incastra a meraviglia con il testo sulla pazzia, sulla spinta di un ritmo crescente e di passaggi di chitarra incandescenti. Davanti alla risata folle finale non è difficile immaginarsi Ozzy in camicia di forza in una stanza imbottita. La golosità sperimentale conclusiva »The Writ« si apre con una linea di basso scricchiolante, squarciata da un’esplosione improvvisa di riff pesante e dal canto vendicativo di Ozzy. L’atmosfera è di nuovo estremamente intensa, mentre il testo naviga tra occultismo e critica sociologica. Qui si concedono una serie di inserti strumentali trattenuti ma interessanti, con piacevoli finezze di chitarra acustica e una delicata stesura di texture di sintetizzatore. Il breve bonus nascosto intitolato »Blow On a Jug« è una presa in giro totale firmata Ozzy e Bill, aggiunta in studio con ogni probabilità dopo una bella sbronza.
»Sabotage« è un capolavoro di rock pesante con un marcato fattore sperimentale e un altro splendido documento dell’età dell’oro dell’innovazione musicale, quando i Black Sabbath erano all’apice delle loro forze creative. Purtroppo negli anni seguenti i problemi di Ozzy con le sostanze iniziarono lentamente a presentare il conto al processo creativo e ai concerti, e la fine dei Black Sabbath classici non era più lontana.
Formazione
Ozzy Osbourne – voce, sintetizzatore
Tony Iommi – chitarra, pianoforte, sintetizzatore, organo
Terry “Geezer” Butler – basso, mellotron
Bill Ward – batteria, pianoforte su “Blow On A Jug”
MUSICISTA OSPITE:
Will Malone – arrangiamenti per coro da camera inglese
Produzione
Black Sabbath e Mike Butcher
Tracklist
1. Hole In The Sky
2. Don’t Start (Too Late)
3. Symptom Of The Universe
4. Megalomania
5. Thrill Of It All
6. Supertzar
7. Am I Going Insane (Radio)
8. The Writ