Black Sabbath: Sabotage

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Etichetta: Vertigo Records
Data di uscita: 28.07.1975
Produzione: Black Sabbath & Mike Butcher
Durata dell’album: 43.44 min
Genere: Heavy Metal
Voto: 10 / 10


Nella prima metà dei Settanta i Black Sabbath erano al culmine creativo e commerciale, con una curva artistica in costante ascesa, e in quel periodo hanno sfornato buona parte dei migliori lavori della loro carriera. «Sabotage» è il loro sesto album in studio: dopo un tentativo andato a vuoto di registrarlo in America, è stato rifatto da capo sul suolo inglese di casa, dove l’atmosfera vecchio stile dei Morgan Studios ha giocato un ruolo importante nel suo carattere e nella sua struttura. Stavolta i quattro avevano le idee chiarissime sulla direzione sonora: con «Sabotage» volevano allontanarsi, a colpi di passaggi più pesanti, dalle tendenze prog rock del loro splendido predecessore «Sabbath Bloody Sabbath» (1973).

Secondo Iommi avrebbero potuto continuare a spingere sulla tecnica con un uso massiccio degli arrangiamenti orchestrali, ma prima di tutto volevano fare un disco più duro e rockettaro. Su «Sabotage» non c’è nessun tastierista ospite, eppure, nonostante la natura nettamente più cruda di molti pezzi, di arrangiamenti sinfonici e momenti sperimentali ce ne sono eccome, perché stavolta tutti i membri della band si sono messi alla prova alle tastiere. Il famigerato Ozzy Osbourne si è divertito col sintetizzatore, e già è difficile immaginarselo, il grande innovatore della chitarra Tony Iommi è tornato a cimentarsi con organo, sintetizzatore e pianoforte, il mago del basso Geezer Butler si è ritrovato dietro al mellotron, strumento ‘tipico’ del prog rock, e perfino il batterista Bill Ward ‘suona’ il pianoforte nella traccia nascosta di 31 secondi «Blow On a Jug», che spunta in coda a «The Writ».

«Sabotage» naviga con disinvoltura per tutto il disco tra i pezzi più duri come «Hole In the Sky» e «Symptom of The Universe» e quelli più morbidi e sperimentali, con «Supertzar» e «Am I Going Insane (Radio)» in prima fila, e in questo è una sorta di naturale continuazione stilistica del disco precedente. Per i Black Sabbath questa strada si è rivelata sotto ogni aspetto una scelta vincente, perché «Sabotage» sta tra i migliori risultati della loro lunga carriera.

 La copertina, tra lo stravagante e il comico, è il frutto di un disastro di moda bizzarro avvenuto durante il servizio fotografico, e dimostra bene perché tanti cosiddetti critici musicali, più attenti all’immagine che alla sostanza musicale, già allora non li prendessero sul serio. A spiccare più di tutti è Bill Ward, con i leggings rossi di sua moglie e le mutande di Ozzy per nascondere meglio il suo ‘rigonfiamento’ maschile, mentre Ozzy in kimono, con l’aria di un gay dell’Europa occidentale finito in mezzo a Tokyo, e Geezer col bastone da passeggio e i pantaloni a zampa sono quasi altrettanto ridicoli. Iommi, in camicia bianca e jeans, è di gran lunga il più ‘normale’ del gruppo. Ovviamente tutti e quattro sfoggiano grossi crocifissi, che hanno accentuato ancora di più quell’aura occulta che accompagna i Black Sabbath fin dagli esordi. Del resto, anche stavolta l’atmosfera occulta non manca in vari pezzi, mentre i testi di Geezer tornano a toccare visioni mistiche, schizofrenia e disagi sociali, cioè le tematiche tipiche del metal pesante.

L’album è pieno di momenti in cui la band supera se stessa in sperimentazione e innovazione. L’apertura, un classico come «Hole in the Sky», è un rullo compressore heavy metal rivoluzionario da prima categoria: il riff di Iommi fende l’aria come un coltello incandescente, mentre Ozzy strilla come se centinaia di pipistrelli gli mordessero il sedere. Nonostante tutta questa botta, a cui contribuiscono parecchio i crome di batteria di Ward sparsi a profusione, resta la giusta dose di sottigliezza ritmica grazie alle linee di basso melodiche di Geezer. Molte generazioni più giovani hanno conosciuto questo classico solo con la cover dei Metallica, che comunque è meglio di niente. Dopo il cataclisma iniziale arriva un passaggio improvviso a «Don’t Start (Too Late)», meno di un minuto di un pezzo dal tono un po’ pastorale, con interessanti finezze di chitarra acustica. Il classico hard rock «Symptom of the Universe» è senza dubbio il brano più violento di tutta l’era Ozzy, e con il suo riff di chitarra apertamente brutale e il ritmo staccato ha influenzato in modo decisivo la nascita del cosiddetto thrash metal. Ozzy, sempre pronto a ogni sorta di bravata, sfoga qui tutta la rabbia accumulata. Il testo di Geezer parla di un suo sogno legato al creatore e alla nascita dell’universo, con anche qualche riferimento mitologico. Alla parte iniziale, d’impatto, segue una seconda parte più calma e acustica, che alla fine porta tutto in acque ben più sottili.

«Megalomania», quasi dieci minuti, è uno dei pezzi più sperimentali ma anche più complessi della loro carriera, con Ozzy nei panni di uno schizofrenico completo, in perfetta sintonia con il titolo e il testo del brano, che più volte, nonostante le finezze acustiche e gli arrangiamenti sinfonici inseriti con maestria, degenera in un caos brutale fatto di riff di chitarra pieno e ritmo martellante. Vale soprattutto per il finale, condito di mellotron. «Thrill Of It All» è dotato di un riff di chitarra tanto d’impatto quanto innovativo e del classico ritmo lento e rotolante ‘doom & gloom’ dei Sabbath: un pezzo perfettamente rappresentativo, che cattura alla grande l’aura oscura della band. Il passaggio alla sezione strumentale, con vivaci inserti di sintetizzatore, è realizzato in modo brillante. Il testo, come spesso succede con il ‘blasfemo’ Geezer, è pieno di riferimenti che le teste religiose non gradiranno affatto.

«Supertzar», mistico e pomposo, che suona come la colonna sonora di una versione cinematografica dell’Inferno e del Purgatorio di Dante, è anche uno degli esperimenti più insoliti della loro carriera, con epiche armonie vocali corali e arrangiamenti orchestrali curati dal produttore e arrangiatore Will Malone, attraverso cui si fanno strada le frasi irritate della chitarra di Iommi. Questo pezzo dalle tinte esoteriche e dall’atmosfera eccezionale è l’ennesima prova che lo sguardo dei membri della band amava spingersi ben oltre i confini hard rock che ci si aspettava.

Non meno interessante è «Am I Going Insane (Radio)», una sorta di ouverture alla carriera solista di Ozzy, che coglie l’imprevedibile cantante nella sua fase più schizoide, con la voce paranoica che si sposa a meraviglia con un testo sulla follia, tra un ritmo in crescendo e passaggi di chitarra incandescenti. Con quella risata folle in chiusura, non è difficile immaginarsi Ozzy in camicia di forza in una stanza imbottita. Il gioiello sperimentale finale, «The Writ», si apre con una linea di basso tintinnante, squarciata dall’esplosione improvvisa di un pesante riff di chitarra e dal canto vendicativo di Ozzy. L’atmosfera è di nuovo intensissima, mentre il testo oscilla tra occultismo e critica sociologica. Qui si concedono una serie di inserti strumentali trattenuti ma interessanti, con piacevoli finezze di chitarra acustica e una delicata stesura di texture di sintetizzatore. Il breve bonus nascosto intitolato «Blow On a Jug» è una presa in giro totale firmata Ozzy e Bill, aggiunta in studio con ogni probabilità dopo una bella bevuta.

«Sabotage» è un capolavoro di hard rock con una forte vena sperimentale e un altro splendido documento di un’epoca d’oro dell’innovazione musicale, in cui i Black Sabbath stavano toccando il picco delle loro capacità creative. Purtroppo, negli anni successivi, i problemi di Ozzy con le sostanze hanno cominciato lentamente a presentare il conto sia al processo creativo sia ai concerti, e la fine dei Black Sabbath classici non era più lontana.

di: Peter Podbrežnik

Tracklist:
1. Hole In The Sky
2. Don’t Start (Too Late)
3. Symptom Of The Universe
4. Megalomania
5. Thrill Of It All
6. Supertzar
7. Am I Going Insane (Radio)
8. The Writ

Formazione:
Ozzy Osbourne – voce, sintetizzatore
Tony Iommi – chitarra, pianoforte, sintetizzatore, organo
Terry “Geezer” Butler – basso, mellotron
Bill Ward – batteria, pianoforte su “Blow On A Jug”

Musicista ospite:
Will Malone – arrangiamenti per coro da camera inglese


Black Sabbath – Hole In the Sky (video live)
Black Sabbath – Symptom Of The Universe (audio)
Black Sabbath – Megalomania (audio)
Black Sabbath – The Thrill Of It All (audio)
Black Sabbath – Sabotage (copertina)
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