Salam
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Arkan
Etichetta: Season Of Mist
Uscita: year
Durata: 59:49
Voto: 4.9/5
Ti sei mai chiesto come stia insieme il mondo arabo con i suoni del metal estremo e, soprattutto, che effetto faccia alla fin fine? Dopo Orphaned Land e Melechesh domande del genere non saltano fuori più così spesso, e un tocco di esotismo, purché la lucentezza del metal non perda un grammo della sua botta, è sempre il benvenuto. Gli Arkan, nonostante si possano infilare nella lega araba degli esperti di suoni pesanti, sono una band francese; radici arabe ce le ha almeno il batterista e fondatore Foued Moukid, che viene dalla Tunisia. Ma al di là di tutti i fattori geopolitici e delle direzioni suggerite, il disco Salam è tutto fuorché un prevedibile, insolito viaggio musicale nelle terre del Vicino e un po’ meno Vicino Oriente: gli Arkan sono una band che, nella sua particolarità, si ispira soprattutto a un death metal potente e tecnicamente impeccabile.
https://www.youtube.com/watch?v=FZIqwvni5Ik
Al sesto anno di vita, gli Arkan hanno partorito un lavoro così coerente e davvero concreto da portare avanti la serie di dischi di qualità formata da Hilal e dall’EP Burning Flash. Ma partiamo prima di tutto dal sound di questo lavoro fresco e dirompente. Salam, che in arabo significa pace, nella sua straordinaria varietà di colori sonori è un disco equilibrato e prodotto in modo eccellente, e la ciliegina sulla torta ce l’ha messa Fredrik Nordström, celebre per il lavoro sui dischi di In Flames, Septic Flesh e tanti altri pesi massimi del metal. Sotto le sue mani gli Arkan, oltre all’anima orientale e black metal, si portano a casa anche tanta coesione melodica, grazie alla quale nemmeno per un attimo l’ascolto di questo disco eccezionale si trascina o ti ruba la voglia di tuffarti nei contenuti. Gli Arkan sono riusciti a evocare in chiave black metal lo spirito della banlieue parigina, dove regnano disuguaglianze politiche, sociali ed economiche e pregiudizi con cui deve fare i conti la comunità immigrata, stavolta in modo un po’ più diretto: i giovani musulmani, che a causa della propria appartenenza religiosa dopo l’attacco alle torri gemelle del 2001 sono ancora più in disgrazia e stigmatizzati. Gli Arkan sono ribelli del suono e a modo loro, inconfondibile, dicono che in fondo siamo tutti un unico essere, che non dovrebbe dividersi per sesso, razza, appartenenza religiosa o identità etnica. E lo cantano nei testi di brani che raccontano sogni, desiderio, resistenza al dominio brutale, con una coscienza sociale che non ha peli sulla lingua nemmeno nell’indicare le strade cieche di questa società moderna di intolleranti. E per di più gli Arkan sono anche una band con la spina dorsale!
Il richiamo orientale non è fine a se stesso: le radici musicali di questo viaggio verso l’ignoto si intrecciano con un presagio di anima desertica marocchina e tunisina, e allo stesso tempo possono dare voce all’anima di un’intera seconda generazione di immigrati nel bel mezzo dell’Europa delle troppe possibilità. E questo mondo moderno e sviluppato è un repressore, un poliziotto globale, mentre le periferie delle metropoli sono i ghetti dei giorni nostri, dove di luce, possibilità e opportunità ce n’è ben poca. Ed è questo il mare di idee a cui attingono le giovani menti creative che formano l’esagramma degli Arkan. Uno dei punti che più saltano all’orecchio, oltre al ritmo giocoso, agli inserti naturali melodici e alla leggerezza dell’arabesco metal modernizzato, è senza dubbio la voce cristallina e inebriante della cantante Sarah Layssac, che piazza un saporito contrasto diametrale con la dialettica dura, tagliente e scura e distorta degli strumenti tradizionali e del solito arsenale del metal contemporaneo. La dialettica tra duro e morbido pervade tutto il disco Salam, mentre l’anima calda e umana regala a questo brillante death metal un senso di suspense, nel crogiolo del quale, secondo dopo secondo, si consuma la tua eventuale avversione per l’etno e per visioni diverse di ritmo e melodia.
https://www.youtube.com/watch?v=orE8kU30vGs
Salam è un disco che ti prende e ti incanta, e ti metti senza fatica nei panni dei protagonisti che, sulla strada per liberarsi da ogni catena e da ogni vicolo cieco, cadono in uno stato di rabbia e furore totale. Nonostante tutto, mantengono l’orgoglio e a testa alta rivendicano a voce alta e chiara le proprie radici, per le quali il mondo li giudica diversi. Ed è questa la premessa mentale che attraversa tutto il disco, dal brano Origins fino all’outro conclusivo Amaloun Jadid II. Già col primo ti si illumina subito lo stato musicale nell’organismo degli Arkan. Oltre al suono acusticamente risonante dell’oud, nell’insieme compatto si fondono anche chitarre elettriche brutalmente tonanti e più che intrise di senso per la creazione musicale, e oltre all’arrangiamento meraviglioso va lodata anche la voce eccezionale dell’oratore gutturale Florent Jannier. Tra i frammenti più incazzati di questo disco sincero ci sono gli sfoghi di brani come Inner Slaves e Deus Vult (nel secondo, oltre agli Arkan, si aggiunge con grande affiatamento anche il cantante degli Orphaned Land Kobi Farhi), ma gli Arkan mantengono il necessario senso dell’equilibrio e rinunciano consapevolmente al distruttivismo tonante per rendere l’insieme più bello e per niente appesantito. Per questo il volo attraverso le camere di questo cuore ardente è davvero eccezionale e piacevole, e gli Arkan si insinuano nel subconscio come una band a cui vale la pena prestare ben più di un’attenzione distratta!
La recensione è nata dalla collaborazione tra RockLine e Rock Hard Slovenija.
Formazione
Foued Moukid – batteria, percussioni, bendir, tarabuka, table, cajon
Florent Jannier – growl
Samir Ramila – basso
Mus Elkamal – chitarra elettrica e acustica, oud
Sarah Layssac – voce pulita
Abderrahmane Abdallahoum – chitarra, oud, mandolino, bouzouki, tastiere, voce
Musicista ospite:
Kobi Farhi – voce nel brano Deus Vult
Produzione
Fredrik Nordström
Tracklist
1. Origins
2. Inner Slaves
3. Deus Vult
4. Blind Devotion
5. Jerusalem – Sufferopolis
6. Beyond Sacred Rules
7. Common Ground
8. Sweet Opium
9. Salam
10. Call From Within
11. Lightened Heart
12. The Eight Doors of Jannah
13. Amaloun Jadid II
