Sanje podob

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Zmajev rep
Etichetta: Sanje
Uscita: year
Voto: 3.5/5

Zmajev rep sono quattro giovani musicisti di Bistrica ob Sotli che, con il loro terzo album “Sanje podob”, portano (soprattutto per gli standard sloveni) un lavoro solidissimo e apertamente ambizioso, pensato per tutti gli amanti della musica strumentale di qualità e ricca di contenuti. Anche se il loro sound non è ingabbiato in un genere, io lo piazzerei stilisticamente il più vicino possibile al jazz rock fusion, con un occhio di riguardo per le brevi improvvisazioni dei singoli. Questo approccio di matrice jazz, del resto, è lo stesso di gran parte delle nostre band di area progressive, purtroppo pochissime, che suonano soprattutto per il gusto di farlo, infischiandosene dei paletti artistici e delle trappole commerciali dell’aggressivo mercato musicale turbocapitalista di oggi, dove conta la confezione e non il contenuto.

La musica di “Sanje podob” è piena di variazioni strumentali e forme libere interessanti che, nonostante qualche suono un po’ oscuro, restano per lo più ancorate a un sottofondo melodico, così l’album intrattiene alla grande qualunque cosa stiate facendo mentre lo ascoltate. Nonostante il titolo, però, l’atmosfera lascia poco spazio al sognare a occhi aperti, perché gli Zmajev rep, con i loro motivi energici, sanno eccome “mettere il pepe al sedere”. I singoli musicisti hanno una bella dose di virtuosismo, unita a un raffinato senso della melodia, e qui vanno davvero lodati. Il chitarrista Andrej Boštjančič-Ruda ama tanto gli assoli brillanti quanto i passaggi oscuri, direi che si occupa dell’elemento rock per eccellenza della loro musica, senza però risultare mai dominante. Una lode va anche al tastierista Ambrož Božiček, che per lo più si attiene al suono di base e a costruire arrangiamenti melodici, ma ogni tanto si lascia trascinare in qualche sortita solistica piena di spirito. Anche la sezione ritmica di Vid e Jošt Drašler è molto solida, di vera scuola jazz. Il basso di Jošt, in particolare, ha quasi sempre un ruolo fondamentale nel creare tensione e nel dare movimento strumentale ai brani.

I singoli pezzi dell’album traducono gli stati d’animo interiori dei vari membri durante le registrazioni, quindi alla musica non si può certo rimproverare una mancanza di autenticità e spontaneità. Le strutture cambiano sensibilmente da un brano all’altro, soprattutto grazie ai numerosi inserti solistici dei membri della band, interessanti, vari e pieni di verve. Così, per esempio, dentro “Misel na begu” ci aspetta un passaggio brillante alle tastiere, “Padec po stopnicah” è quasi jazz fusion classico e “Oprostite” è di nuovo una creatura parecchio oscura, in cui i toni pesanti si trasformano piano piano in forme più leggere. Improvvisazioni chissà quanto estese gli Zmajev rep non ne offrono, e per arrivare a un approccio del tutto professionale ci sarà ancora da sudare. Però la loro musica, a differenza di quella della maggior parte delle nostre band sperimentali affini, respira a pieni polmoni e trasmette una spontaneità tale che sembra quasi che le idee gli nascessero lì per lì durante la registrazione. Tra tutte le leggendarie band del jazz rock fusion, nella loro musica si sente soprattutto l’influenza del grande “guru” John McLaughlin e dei suoi Mahavishnu Orchestra, un’ottima base di partenza per una giovane band.

La produzione ha un suono piuttosto vivo e si sente che i pezzi sono stati registrati dal vivo, al primo o al secondo tentativo. Pare infatti che gli Zmajev rep abbiano registrato l’album addirittura in cucina. Per questo la musica di “Sanje podob” porta davvero con sé quella scioltezza e quel calore di casa dell’ambiente in cui è nata. Gli Zmajev rep hanno realizzato un lavoro molto solido, che porta sulla nostra povera scena musicale, dove mancano da sempre band progressive che puntino su voglia di novità, varietà ed espressività, almeno una goccia della freschezza necessaria, anche se nel mare del jazz fusion internazionale di qualità, fiorito soprattutto negli anni ’70, è soltanto uno sputo nell’oceano. Gli Zmajev rep hanno parecchio di ciò che oggi manca alla maggior parte dei nostri sperimentatori (la scelta di fare musica solo strumentale è stata una mossa azzeccatissima, perché davanti alla maggior parte dei cantanti (prog) rock sloveni, a prescindere dalla lingua in cui cantano, a me viene spesso la nausea). Hanno unito con successo la loro vasta preparazione strumentale a una spontaneità che di solito nasce dalle jam collettive libere. I ragazzi hanno idee buone a sufficienza e da un lato è un peccato che sul nostro territorio restino relegati ai margini dell’oscurità, conosciuti solo da una manciata di appassionati di fusion strumentale. All’estero la loro voce arriverebbe di sicuro molto più lontano che nel nostro pollaio sloveno, dove la gente preferisce abbandonarsi a una “musica” che, con il suo primitivismo da lobotomizzati, si mangia le cellule cerebrali, mentre quelle rimaste muoiono davanti ai vari reality show.

Formazione

Andrej Boštjančič-Ruda – chitarra
Jošt Drašler – basso
Ambrož Božiček – tastiere
Vid Drašler – batteria

Produzione

Andrej Hrvatin

Tracklist

1.) Begne
2.) Prva soba
3.) Mravlje
4.) Tara Didlova
5.) Misli na begu
6.) Padec po stopnicah
7.) Oprostite
8.) Preobrazba
9.) Maske v preoblekah

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