Saxon conquistano Zagabria nella loro nuova crociata (2004)

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Luogo: Zagabria, Tvornica Kulture
Data del concerto: 27.10.2004
Spettatori: 900
Prezzo del biglietto: 90,00 HRK

Che tour! Un sacco di date in Italia, poi Graz, Zagabria,… e come sempre anche stavolta nessuna tappa in Slovenia. Alle sette e mezza eravamo a Zagabria, convinti di essere ormai vicinissimi alla meta. Ovviamente si parla di nuovo di girovagare a vuoto. Dopo un’ora di giri a casaccio per le sconfinate lande zagabresi siamo riusciti in qualche modo a infilare la tangenziale, “koja izbija direktno na Šubičevu”, come ci aveva consigliato il tizio dell’OMV, mentre io e un amico, già un po’ disperati, chiedevamo “kod in kam”. Però non è così grave come in Italia con la segnaletica delle uscite. A volte anzi è pure peggio, grrrrr… vabbè, la prima volta è sempre qualcosa di speciale.

I tedeschi Chinchilla (la cincillà è un roditore americano, una specie di topo più grosso e tozzo, e b.t.w. che c’entra col metal? Una specie di “metalmouse” o cosa?) ce li siamo persi. Nessuno ci ha fatto una malattia, anche se pare facciano un power metal bello tosto. La sala era bella piena. Personale gentilissimo, perfino i buttafuori. Mi sono sentito a casa. Soprattutto guardando il viavai. Sloveni dappertutto: “Ker zakon ejga!” direbbe il moderno slo-metallaro. Intro alle 21:30. Biff& co sul palco. Sorpresa, sono partiti subito con la mid-tempo Lionheart. Ottimo riscaldamento. Durante Lionheart ho cominciato a cercarmi una posizione, una col suono ben bilanciato e piacevole per le orecchie. Vicino al mixer, dietro, al centro. Perfetto. Lì sono rimasto per tutto il concerto. Dietro la band il palco era decorato con un telone preso dalla copertina del debutto dei Saxon (“Saxon”, 1979) e fin dal pezzo d’apertura la band ha riportato il popolo metal nel lontano 1979 con Backs To The Wall; atmosfera e temperatura sono salite piano piano attraverso i classici Power & The Glory e Motorcycle Man (Biff: “Here comes the motorfuckin’cycle man!”, traduzione “motor jebeni kotač čovek”), poi i Saxon sono saltati con maestria sulla mid-tempo atmosferica Beyond The Grave, uno dei picchi dell’ultimo disco. Il nuovo arrivato, l’esperto Jörg Michael, si è inserito alla grande. Con lui i Saxon hanno guadagnato ancora più potenza di detonazione dei tamburi, dal vivo e in studio. Senza dubbio. Uno che si è temprato in band come Rage, Grave Digger, Running Wild, Axel Rudi Pell e che fino a poco fa ha scritto la storia degli Stratovarius, si è salvato la pelle saltando giù da una barca che affondava, piena dell’energia autodistruttiva del capo degli Stratovarius, il chitarrista Timo Tolkki, e finendo dritto dritto nei Saxon, a sostituire il leggendario Fritz Randow (Sinner, Victory). Gira infatti la storia che Fritz sarebbe arrivato in ritardo alle prove solo una volta e avrebbe subito preso un calcio da Biff, cosa a cui personalmente non credo. I Saxon sono sinonimo di grandi batteristi metal e anche con questo cambio non hanno osato tradire la loro filosofia, la tradizione e i fan. Jörg Michael è stato senza dubbio una delle attrazioni della serata.

Prima di Rock The Nations Biff dice: “We’ll do a song, which we haven’t done yet on this tour!” I Saxon hanno mixato bene e poi è arrivata la seconda sorpresa, Are We Travellers In Time (“Metalhead”, 1999), dopodiché è partita la festa generale, perché i Saxon sono andati avanti con la famosissima Crusader. È seguito di nuovo uno dei pezzi del disco nuovo (To Die By The Sword) con dentro incastrata Unleash The Beast, la canzone che bramavo, visto che finora non l’avevo mai sentita dal vivo. “Unleash The Beast” (1997) è il mio disco dei Saxon preferito e mi si è praticamente fuso il cervello. Poi un’altra fantastica hit, in cui abbiamo potuto cantare e urlare a squarciagola: The Eagle Has Landed (senza aquila sul palco). I Saxon hanno condito il tutto anche con Dogs Of War, che il pubblico ha accolto con grande gioia. Tra le leggendarie incendiarie 20.000 FT, Strong Arm Of The Law e Princess Of The Night hanno infilato anche Witchfinder General (“Lionheart”, 2004) con l’intro tirata “alla Running Wild”, rinforzata dal martellare supersonico del doppio pedale di Michael. Pezzo “della madonna”, concerto “della madonna”, suono e approccio “della madonna”, madonna se è volata via in fretta la parte regolare del concerto. E ovviamente gente in piena azione. Il primo bis è partito con la fenomenale Solid Ball Of Rock, seguita dai classici Never Surrender, dall’assassina semi-ballad 747 (Strangers In The Night), dove il pubblico è letteralmente esploso dall’entusiasmo, e da Denim & Leather, dove la gente si è fatta il bagno nella calura della notte di giovedì .

Il pubblico ha preteso estatico un altro bis. Sul palco è arrivato Doug Scarrat e ha sparato un assolo di chitarra. Non un granché, ma subito sono arrivati gli altri e hanno attaccato l’ultimo pezzo. Wheels Of Steel, dove il doppio pedale nella parte finale della canzone spiccava in modo semplicemente fenomenale. Due ore e mezza di spettacolo ottimo, per bei tremila tolar, 25 pezzi, festa fino a perdere i sensi. Festa pazzesca.

Ecco come abbiamo valutato i singoli.

1.) voce: Biff è un attore rodato con un approccio perfettamente professionale. Durante il concerto ha indossato vari indumenti che gli passava il pubblico, cosa che lo ha divertito all’infinito, e ha anche appeso ai tamburi di Jörg una bandiera a scacchi (ovviamente, cos’altro in mezzo a Zagabria) con la scritta “Saxon” dei fan croati, dove è rimasta appesa per tutto il concerto. Biff ovviamente ha risparmiato le energie con intelligenza e non ha forzato la voce a tutti i costi, cosa che si notava soprattutto nelle parti più alte, dove non di rado ha spezzato apposta la melodia nelle strofe e qua e là le ha chiuse prima di come siamo abituati sui dischi in studio. Biff è tutto un grande gioco di mestiere.

2.) chitarre: Anche l’altra leggenda, Paul Quinn, è rodato. Ha suonato alla grande, immedesimato al massimo. Ha superato Scarrat, che un paio di volte si è ingarbugliato, soprattutto all’attacco o all’uscita degli assoli ha sbagliato i tempi, in ritardo o in anticipo. Scarrat era studiato e perciò sul palco duro come una nocciola, ma i riff dei due chitarristi erano coordinati, e anche l’intreccio degli assoli, con la differenza che stavolta Quinn ha brillato su tutta la linea rispetto a Doug Scarrat.

3.) sezione ritmica: Ed ora due che hanno sicuramente dato il massimo. Nibbs Carter, ottimo bassista, scuoteva la testa senza sosta come un indemoniato, le braccia come tentacoli, era dappertutto sul palco, e oltre a Quinn anche lui borbottava per lo più le linee dei cori. Un paio di volte ha fatto l’elica e mi sono venute le fitte alle vertebre cervicali solo a guardarlo. Davvero, se qualcuno ha lasciato anima e cuore sul palco, è Nibbs. L’ipotesi analitica in merito sarebbe che Nibbs, che è parecchi anni più giovane di Biff, probabilmente fa già i suoi calcoli: quando per Biff and co suonerà la campana (leggi: nessuno è eterno), lui sarà ancora in piena forma e cercherà un’altra band di nome, perciò adesso si impegna al massimo per dimostrare il suo valore. E per finire ancora Jörg Michael. Un vero onore guardarlo. Metronomo, ovviamente. Che forza, che suono, bombardamento,…I Saxon secondo me non sanno nemmeno bene che bestia di batterista metal hanno, se sapranno sfruttare tutte le sue virtù lo dirà il tempo, per ora purtroppo a me personalmente con “Lionheart” (2004) non hanno convinto granché.

Il disco nuovo è molto monotono, cercano di seguire le tendenze del power metal e con quello fanno presa soprattutto sui power metallari appena sfornati, che per lo più pensano che l’heavy metal sia cominciato con “hajli – hajlo piagnoni” HammerFall . Quando i Saxon hanno aperto il primo bis con Solid Ball Of Rock, Biff ha presentato Jörg Michael come nuovo membro dei Saxon. Solo lui, tra tutti i membri della band, ha presentato al pubblico. Prima di Solid Ball Of Rock Biff ha imbracciato il basso e con la prima nota ha aiutato a prendere il beat giusto insieme agli altri. Biff col basso, ma dai?

I Saxon sono una band incredibilmente corretta. Gas a tavoletta per due ore e mezza, come se gli anni non si facessero sentire per niente. Dal vivo spaccano fino a perdere i sensi. Una delle feste metal più infuocate da quando vado ai concerti e finora il contatto più spontaneo e autentico col pubblico, e anche l’approccio, tra tutte le volte che li ho visti (4x), Zagabria spacca, e i Saxon restano una fortezza metal indistruttibile , che vale ogni visita.

La setlist era davvero buona. Non dirò ottima, perché ci hanno infilato troppi pezzi dal disco nuovo, mentre a noi mancavano soprattutto i pezzi dei dischi “Innocence Is No Excuse”, “Destiny”, “Forever Free” e “Killing Ground”, tanto che li prenderei volentieri per le orecchie!!! Il suono era ottimo, dietro, a 20 m dal palco davanti al banco del mixer, era il migliore, il pubblico scatenato e ovviamente al massimo . Fino a Motorcycle Man i bassi erano un filo troppo alti, poi hanno sistemato il suono alla grande. Ah, ancora questa. Il giorno prima hanno suonato a Graz (sala Orpheum). Pare che oltre a Rock The Nations non abbiano suonato nemmeno 747 (Strangers In The Night) e Are We Travellers In Time, e il concerto è stato anche 20 minuti più corto.

Un concerto dei Saxon è un obbligo per chiunque abbia le idee confuse e dei pregiudizi su cosa sia l’heavy metal. Festa fino al cielo !!! E i Saxon anche stavolta sul palco non hanno tradito in niente. È davvero sempre un piacere vederli dal vivo.

Scaletta

1. Return (intro)
2. Lionheart
3. Backs To The Wall
4. Power & The Glory
5. Motorcycle Man
6. Beyond The Grave
7. Flying On The Edge
8. Heavy Metal Thunder
9. Rock The Nations
10. Are We Travellers In Time
11. Crusader
12. To Die By The Sword
13. Unleash The Beast (ritorno a To Die By The Sword e finale del pezzo)
14. The Eagle Has Landed
15. Man And Machine
16. Dogs Of War
17. 20.000 FT
18. Strong Arm Of The Law
19. Witchfinder General
20. Princess Of The Night
——-primo bis
21. Solid Ball Of Rock
22. Never Surrender
23. 747 (Strangers In The Night)
24. Denim And Leather
——-secondo bis
25. Guitar solo – Doug Scarrat (intro)
26. Wheels Of Steel

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