Saxon: More Inspirations

Silver Lining Music 2023
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Etichetta: Silver Lining Music
Data di uscita: 24. 3. 2023
Produzione: Biff, Seb Byford & Jacky Lehmann
Durata della compilation:
Genere: Heavy Metal / N.W.O.B.H.M.
Voto: 9.0/10


Saxon! C’è ancora qualcosa che non sia già stato detto su questa band? Sono invecchiati, su questo non ci piove. E nell’autunno della loro vita i ragazzi si stanno divertendo da matti. Dopo l’ottimo ultimo album in studio “Carpe Diem” (2022, RockLine recensione), che messo a confronto con quanto fatto dopo il Duemila possiamo indicare come uno dei loro dischi più forti, nel 2021 la band aveva pubblicato la sua prima compilation »Inspirations« (RockLine recensione), piena di cover di artisti che con la loro immagine e il loro lavoro, in un modo o nell’altro, hanno ispirato i membri del gruppo. Soprattutto il direttore d’orchestra di turno e capotribù, cioè il cantante Biff Byford.

Alla Silver Lining Music l’entusiasmo per l’idea dei Saxon di reinterpretare gli originali di nomi illustri che hanno plasmato il volto del rock e del metal – e va be’, anche del pop – evidentemente non si spegne, e così alla prima compilation i Saxon hanno aggiunto il seguito, intitolato »More Inspirations«. Se sei un fan della band, ma di quelli più irriducibili e devoti, allora devi averla. Per tutti gli altri non è obbligatoria. Bastano gli album in studio.

I Saxon restano divertenti non solo per la scelta dei pezzi, ma anche per l’approccio. Le orette in cui si sono goduti lo studio senza freni sono state trasferite in modo autentico sul nuovo supporto »More Inspirations«, e chi se ne intende, e sa che i Saxon si sono sempre divertiti, già molto, molto indietro nella loro storia, a rivestire con fantasia gli originali – tra l’altro torna in mente il ricordo indimenticabile dell’epoca dell’album “Killing Ground” (2001, SPV/Steamhammer Records) e della cover dei King Crimson, The Court of the Crimson King, ma anche ancora più indietro (fino al 1984 e alla cover dell’originale dei The Sweet, Set Me Free) – ti dirà che questi iconici bisnonni dell’heavy metal proprio non possono sbagliare un colpo.

Stavolta nella compilation non ci sono né originali dei The Beatles né dei The Rolling Stones, e tra i brani più ‘spinosi’ da rifare – soprattutto per la sfida di provarsi un nuovo vestito d’arrangiamento fatto in serie – c’è The Faith Healer, cioè l’originale di The Sensational Alex Harvey Band. Eseguito con lode. Il resto della scaletta è piuttosto vicino, come genere, allo stile dei classici album dei Saxon. Scelta azzeccata, scelta divertente e non troppo (s)complicata. Per quanto riguarda la sfida della reinterpretazione, s’intende. E va bene così. I Saxon non sono una jazz band né dei progster, quindi è giusto che nello scegliere le cover non si lascino ‘portare troppo lontano’.

La routine e l’esperienza fanno il loro. Biff si difende alla grande con la voce, come dimostra già l’opener, la canzone degli The Animals We’ve Gotta Get Out Of This Place. Il pezzo l’avevano già rifatto, tanto tanto tempo fa, i Blue Oyster Cult. La loro versione del 1978 forse sul giovane Biff e su Paul, che all’epoca avevano appena messo in piedi i Saxon, ha avuto un effetto più ispirante dello stesso originale degli The Animals. Ma per averne conferma bisognerebbe chiederlo direttamente a entrambi i vecchietti del metal.

Quinn e Scarrat si ritagliano uno spazio bello, chiaramente delineato, nei passaggi in cui costruiscono gli assoli ‘a modo loro’. Subtitute (orig. The Who) e Razamanaz (orig. Nazareth) richiedono una bella dose di attenzione dietro le pelli da parte dell’ingegnoso e rodatissimo Nigel Glockler, che con le sue finezze tiene il rilascio di decibel ad alto numero di ottani su un livello piacevolmente rapace. La produzione è viva, organica e calda. I vecchietti sanno il fatto loro. Linee di basso spesse e penetranti, messe lì per intensificare i contrasti sonori. In Detroit Rock City la profondità del basso di Carter è particolarmente essenziale (lo impone l’impronta dell’originale dei Kiss). E Gypsy (orig. Uriah Heep) senza Hammond? Una perversione inammissibile. O forse no? Il rimedio per l’organo mancante è ovviamente classicamente metal e si basa sul fraseggio di due chitarre che ‘alla Saxon’ demonizzano il classico in questione e gli instillano il ‘celebre fascino della corruzione’ del quintetto di Barnsley. Sensazioni simili lascia all’ascolto, con una metamorfosi di questo tipo, anche il classico dei Rainbow Man On A Silver Mountain. L’essenziale è la forma vocale di Biff Byford! E quella porta una rustica integrità anche negli anni della maturità. Il celebre cantante non si spegne! Né nell’estensione, né nella potenza. Altrimenti tutta questa faccenda delle cover non avrebbe il minimo senso. Il suo timbro unico è l’elemento fondamentale dell’impianto di »Saxon-esk« nelle reinterpretazioni stesse.

Insomma, per non farmi prendere troppo la mano. Al divertimento e al piacere non si vede la fine. L’astuzia ‘alla Saxon’ si è dimostrata ancora una volta di un’efficacia a pieno sangue. »More Inspirations« è quindi innanzitutto un obbligo per i fan più ortodossi dei Saxon, quelli che seguono ogni inspiro ed espiro di questa leggendaria band. Con la forma che le leggende dimostrano anche nel 2023, nessuno si lamenterà se nel 2025 al secondo capitolo seguirà una terza compilation del genere. Magari intitolata »Even More Inspirations«!

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. We’ve Gotta Get Out of This Place (orig. The Animals)
2. The Faith Healer (orig. The Sensational Alex Harvey Band)
3. From the Inside (orig. Alice Cooper)
4. Chevrolet (orig. ZZ Top)
5. Substitute (orig. The Who)
6. Gypsy (orig. Uriah Heep)
7. Man on the Silver Mountain (orig. Rainbow)
8. Detroit Rock City (orig. Kiss)
9. Razamanaz (orig. Nazareth)
10. Tales of Brave Ulysses (orig. Cream)

Formazione:
Biff Byford – voce
Paul Quinn – chitarra
Doug Scarratt – chitarra
Nibbs Carter – basso
Nigel Glockler – batteria


Saxon – “More Inspirations” (Silver Lining Music, 2023)
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