Scorched Earth Vol. 1
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Sayce, Philip
Etichetta: Warner Bros. Records
Uscita: 2016
Durata: 39:48
Voto: 4/5
Philip Sayce, enfant prodige del blues della nuova generazione (originario di Toronto, in Canada), ha iniziato a farsi notare sulla scena internazionale molto presto. Nella seconda metà degli anni Novanta, quando di anni ne aveva venti, l’ha scoperto Jeff Healey, che l’ha voluto nella sua band. La voce sul giovane fenomeno ha preso a circolare in fretta, e così alla fine del 2003 Sayce è finito da Mellissa Etheridge, con cui è rimasto fino alla fine del decennio, per poi decidere di dedicarsi alla carriera solista. Tra il 2005 e il 2015 ha messo in fila cinque veri album in studio a suo nome, più un disco misto che alterna pezzi originali e cover di classici degli artisti che hanno segnato in modo decisivo la sua formazione musicale.
Dal vivo Sayce funziona più o meno come il suo collega canadese un po’ più anziano Pat Travers (anzi, a voler essere precisi, Sayce è in realtà gallese), cioè in formato power blues trio d’urto! L’album »Scorched Earth Vol. 1« è il primo di una serie annunciata di uscite live. Ci sono solo sette brani, ma bastano per quaranta minuti di musica, che è più che sufficiente. Le registrazioni arrivano dal concerto di Sayce del 14.04.2016 al Silver Dollar, a Toronto, cioè la città in cui Sayce vive stabilmente.
È incredibile tutto quello che riesce a tirare fuori da una Stratocaster. Si sente subito che Sayce è devoto alla sua Stratocaster. Se paragoni una Stratocaster a una Gibson Les Paul, la differenza si sente chiaramente nei suoni semiacustici o completamente puliti: la Stratocaster ha un suono molto più »morbido«. Questa reattività dello strumento e delle corde decide le sfumature, soprattutto l’ingrandimento e l’approfondimento della filigrana, di quell’artigianato di precisione che è il chitarrismo, specie se lo articoli di continuo con il tremolo e con lunghe curve di »pull off«. Se non prima, lo vivrai fino in fondo nella ballata power blues Standing Around Crying. La Stratocaster, insomma, offre a Sayce il modo ideale di trasmettere passione ed emozioni. E così si apre anche l’album. Già con i due brani d’apertura, Steamroller e Powerful Thing, con un’incandescenza che trasmette sensualità allo stato puro, crea in un attimo la cornice convincente di uno show dal vivo dinamico. La band alza l’atmosfera piano piano, a gradini, e già in apertura condisce il tutto con una jam allungata. Questi »momenti jam« sono frequenti, il che è logico per un live album di questo genere, anzi richiesto e quanto mai gradito, e ovviamente a questo si lega l’elemento di spontaneità di cui il modo di suonare di Sayce è comunque pieno ovunque. L’intensità espressiva di Sayce si vede forse al meglio in Out of My Mind (»Influence«, 2014 – recensione di RockLine QUI), dove Sayce mostra la sua versatilità a più livelli e spara una manciata di manovre soliste da capogiro, finemente bilanciate da un gioco istintivo, a cui danno il loro contributo, con pari merito, anche gli interventi sempre ad alto impulso di batteria e basso (questo pezzo è una sorta di omaggio alla figura e all’opera di Jimi Hendrix).
A sciogliere l’intensa carica di tutto il tonnellaggio sonoro prodotto dal trio power blues guidato da Sayce, a metà disco arriva Beautiful, melodica e musicale, con un ritornello cantabilissimo. Soprattutto nel ritornello si prende un po’ di cosmesi pop, quasi un richiamo ai tempi pionieristici in cui, per dire, »vivevano e convivevano« Hall & Oates. Qui la voce di Sayce, perlopiù ruvida, con cui »colora« i pezzi, si fa invece soul e invitante. Il brano è una specie di deviazione dal consueto »spacca-tutto« che regna in questo lavoro, il che però non vuol dire che il disco sia a corto di dinamite rock di primissima qualità.
La cosa essenziale, in tutto questo, è la concentrazione di Sayce e il suo istinto innato e senza freni di mantenere la rudimentalità del suono primordiale. Dal punto di vista della produzione il suono è praticamente »non filtrato« (conserva una crudezza totale) e suona autentico al 100% come un concerto. La chitarra è incredibilmente cruda e, di conseguenza, a tratti il disco risuona estremamente energico, se non addirittura eruttivo. L’esecuzione di A Mystic evoca il carisma di questo musicista in una luce di assoluta sfrenatezza esecutiva, di sfrenatezza ribollente, in cui questo tipo scatenato e fuori di testa viaggia ai limiti dello spontaneo, e in una specie di biglietto da visita espressivo mette insieme virtuosismi magistrali nel dominare il prodigio a sei corde con una sensualità vocale incredibilmente vissuta. Con lei porta in tutta la storia blues anche una seducente posa »macho«, da uomo dai tratti duri, ovvero da furbastro »desperado«.
Ecco dunque il primo capitolo di un gulasch power blues rock senza freni, di furia blues elettrizzata, di una cinetica jam a pieni giri e ad alto numero di ottani, che risponde al comando dell’inconfondibile genio di Sayce. Ti porta con sincerità assoluta, nella postura più cruda e genuina della sensualità istintiva, dentro il mondo musicale di questo fantastico musicista. L’attesa per il secondo capitolo di questa serie di uscite live è insomma già cominciata.
Formazione
Philip Sayce – voce, chitarra
Joel Gottschalk – basso
Kiel Feher – batteria
Tracklist
01. Steamroller / Powerful Thing
02. Blues Ain’t Nothing But A Good Woman On My Mind
03. Standing Around Crying / Aberystwyth
04. Beautiful
05. A Mystic
06. Out Of My Mind
07. Alchemy