The Bohemians hanno risvegliato la magia dei Queen alla Hala Tivoli (2016)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Sebastijan Videc
Video: Sebastijan Videc
Luogo: Lubiana / Hala Tivoli / Slovenia
Data del concerto: 17.11.2016
Spettatori: 5000
Prezzo del biglietto: 25,00€
Era da un pezzo che una formazione che suona cover di un’altra band, molto più famosa, non faceva scattare tanto interesse per un suo concerto come è successo con l’esibizione dei The Bohemians alla Hala Tivoli. Gli inglesi The Bohemians, che calcano i palchi dal 1996, sono ormai da anni la ‘tribute to’ band dei Queen più apprezzata al mondo, e in questa serata abbiamo potuto constatare che si sono guadagnati questa nomea a pieno diritto. Il cantante Rob Comber, oltre a una straordinaria somiglianza vocale, ha studiato fin nei minimi dettagli i movimenti sul palco del compianto gigante Freddie Mercury, a cui assomiglia parecchio anche fisicamente, mentre il chitarrista Christopher Gregory, con la sua copia della famosa chitarra elettrica ‘Red Special’, ha studiato a fondo la tecnica di Brian May. Il quartetto si completa con Wayne Bourne nel ruolo di Roger Taylor e il bassista Kevin Goodwin nei panni di John Deacon, che sul piano strumentale ‘sostituiscono’ più che dignitosamente i loro modelli. Se Bourne sia un degno ‘sostituto’ di Taylor anche dal punto di vista vocale, quella sera non siamo riusciti a verificarlo, ma almeno aveva un buon motivo per non aver dato granché una mano con i cori.
Tutti e quattro i membri dei The Bohemians non imitano i loro grandi idoli solo a livello musicale, ma anche nell’aspetto, anche se qui a convincere davvero è solo Comber, il che significa anche che il loro show prevede cambi d’abito e imitazioni dell’look dei Queen nei vari capitoli della loro carriera. Stavolta i The Bohemians si sono lanciati in un tour europeo, fermandosi anche a Lubiana, e si sono portati dietro un’orchestra di diciannove elementi e un coro misto uomini-donne in formato quartetto. Il tour in corso era dedicato al venticinquesimo anniversario della morte di Freddie. Il leggendario cantante quest’anno avrebbe compiuto esattamente settant’anni, se fosse ancora vivo.
Quest’anno, inoltre, sono passati trent’anni da quando i Queen si sono esibiti per l’ultima volta nella loro unica vera formazione, cioè con Freddie e John Deacon. Il concerto è iniziato con venti minuti di ritardo, poi sul palco sono sfilati per primi i membri dell’orchestra e del coro che, sotto la guida di un direttore scatenato, hanno suonato la versione strumentale della ballata immortale »Who Wants to Live Forever« da »A Kind of Magic« (1986), che, a dirla tutta, è l’unico classico dei Queen in cui l’orchestra serve davvero ed è difficile immaginarlo senza la sua presenza.
Alla fine sono saliti sul palco anche tutti i membri dei The Bohemians, con Comber in testa nel ruolo di Freddie, che ha convinto subito i presenti in sala di essere un ‘sostituto’ vocale più che decente, con un timbro molto simile, e hanno sparato l’inno risvegliante »I Want It All«, che ha mandato la sala in delirio in un attimo. Le doti di intrattenitore di prima categoria di Comber, che ha la mimica scenica di Freddie studiata nei dettagli, sono venute fuori in pieno sull’evergreen glamour »Killer Queen«, mentre su »Bicycle Race« era già riuscito a creare un rapporto ‘magnetico’ col pubblico, proprio come un tempo riusciva al suo grande modello. Come ormai è ‘tradizione’ al Tivoli, c’è stato di nuovo qualche problema con l’impianto audio: all’inizio dell’esibizione le chitarre di Gregory/May non si sentivano quasi per niente, e lo stesso vale per il quartetto vocale di accompagnamento, ma più avanti la situazione è migliorata parecchio.
Tutti i grandi evergreen dei Queen come »Breakthru«, »Don’t Stop Me Now«, »Another One Bites the Dust«, »Somebody to Love«, »Under Pressure« (prima della quale hanno ricordato David Bowie, scomparso da poco) e qualche sorpresina in più come »Seaside Rendezvaus« e »Dreamers Ball«, con un assolo di tromba eccezionale, si sono susseguiti uno dopo l’altro, mentre il pubblico, sorprendentemente rumoroso e partecipe, più di una volta ha dimenticato che sul palco c’era una ‘copia’ e non l”originale’. Su »Crazy Little Thing Called Love« Comber/Freddie ha preso in mano la chitarra acustica, mentre il pubblico lo ha aiutato fedelmente a cantare il ritornello e con gli applausi. Ha risposto al meglio delle sue possibilità anche alle sue improvvisazioni vocali, birichine e complesse, in pieno stile del suo leggendario modello. L’orchestra, intanto, è riuscita a riempire con abilità i minuti in cui i membri dei The Bohemians si cambiavano negli abiti ben noti dei loro idoli.
Dopo una pausa di venti minuti sul palco è tornata per prima l’orchestra con il coro, poi si sono uniti a loro anche i membri dei The Bohemians, che hanno sfoggiato una versione più che dignitosa di »One Vision«, da cui sono passati direttamente a »Seven Seas of Rhye« con Comber/Mercury al pianoforte a coda. Si avvicinava la parte finale dell’esibizione ed è arrivato il turno dei più grandi successi dei Queen, con »A Kind of Magic« e »I Want to Break Free« in testa, venuti fuori alla grande, mentre il coro giustificava sempre di più la propria presenza. Dopo una versione spettacolare di »The Show Must Go On«, che Comber ha dichiarato essere il suo pezzo preferito dei Queen, sono arrivate le due sorprese più grosse della serata – l’esecuzione di due successi della carriera solista di Freddie.
Prima è toccato a »The Great Pretender«, in origine la cover di Freddie del successo dei The Platters, durante la quale il coro di accompagnamento si sentiva un po’ troppo poco, mentre »Barcelona«, cantata da Comber/Freedie in smoking in duetto con una splendida cantante lirica, vestita per l’occasione con un abito da sera, è riuscita davvero fantastica ed è stata uno dei punti più alti dell’intero concerto. »Flash« ha lasciato sensazioni contrastanti, perché Comber/Freddie è entrato solo sull’ultima strofa, mentre l’imitazione fin troppo calata nella parte delle voci di certi personaggi del film ‘Flash Gordon’ da parte dei membri del coro è risultata eccessivamente comica.
Poi è arrivato il momento del tanto atteso apice della serata – »Bohemian Rhapsody«, con cui i The Bohemians ci hanno convinto definitivamente del perché da tanto tempo siano la miglior tribute band dei Queen sulla faccia della terra, con la generosa benedizione di Brian May e Roger Taylor. Su »Hammer To Fall« la chitarra ha avuto di nuovo un po’ più di spazio, mentre un’altra sorpresa è stata l’esecuzione di »I Was Born To Love You«, standard tratto da »Made In Heaven« (1995). Ed è stato bello sentire anche brani che i Queen (quelli classici) con Freddie non hanno mai suonato ‘dal vivo’. Durante »Radio Ga Ga«, su invito di Comber, tutta la sala era già in piedi.
In un bis rapido e tradizionale è arrivato poi il classico finale di ogni concerto dei Queen dei ‘bei vecchi tempi’: prima il coro da stadio di »We Will Rock You«, che non potrebbe essere più adatto alla Hala Tivoli, e poi la trionfale »We Are the Champions«, sigillata dalla tradizionale registrazione dell’inno britannico »God Save the Queen«. Va detto che Comber/Freddie, nello stile del suo grande idolo, alla fine si è avvolto in una bandiera britannica con la scritta ‘Queen’, per poi girarla sul retro. A quel punto è comparsa la bandiera slovena con la stessa scritta e il pubblico è impazzito dall’entusiasmo, mentre le ovazioni non volevano proprio finire.
Con l’orchestra e il coro al seguito, i The Bohemians ci hanno sorpreso in positivo e ci hanno fatto felici con una scaletta interessante di classici dei Queen, riuscendo a convincere la maggior parte dei presenti alla Hala Tivoli di essere un’approssimazione di altissimo livello della band leggendaria. Tanti che non erano nemmeno nati quando i Queen hanno smesso di fare concerti hanno potuto farsi, in questa serata, almeno un’idea di come fossero i live di una delle più grandi rock band di tutti i tempi. Abbiamo avuto la conferma che i The Bohemians al momento offrono la migliore approssimazione possibile della magia dei concerti dei Queen di una volta, di fronte alla quale il recente esperimento live di May e Taylor con Adam Lambert risulta ancora più grottesco e inutile di quanto già non fosse.
Setlist
1. Who Wants to Live Forever
2. I Want It All
3. Killer Queen
4. Bicycle Race
5. Breakthru
6. Don’t Stop Me Now
7. Another One Bites the Dust
8. Seaside Rendezvaus
9. Somebody to Love
10. Dreamers Ball
11. Under Pressure
12. Crazy Little Thing Called Love
————–pausa di 20 minuti—————-
13. One Vision
14. Seven Seas of Rhye
15. A Kind of Magic
16. I Want to Break Free
17. The Show Must Go On
18. The Great Pretender (Freddie Mercury solo)
19. Barcelona (Freddie Mercury solo)
21. Flash’s Theme
22. Bohemian Rhapsody
23. Hammer To Fall
24. I Was Born to Love You
24. Radio Ga Ga
25. We Will Rock You
26. We Are the Champions
27. God Save the Queen (registrazione)
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