Secret Chiefs 3 e 3 visioni del mondo (2012)
Foto: Urban Bolta
Luogo: Lubiana / Menza pri koritu / Slovenia
Data del concerto: 14.11.2012
Pubblico: 120 persone
Prezzo del biglietto: 13 € in prevendita, 16 € il giorno del concerto
Entheogen, a.P.A.t.T. e Secret Chiefs 3. Chiunque conosca queste band si chiede come diavolo abbiano fatto a finire nella stessa frase. Eppure il gruppetto in questione, fatto di sludge math metaller, avanguardisti cazzari »zappiani« e rocker avanguardisti prog-psichedelico-jazz-surf-metal impossibili da inquadrare, non solo è finito nella stessa frase, ma si è spinto oltre e ha suonato lo stesso giorno. Nello stesso posto. Nello stesso concerto. La Menza pri koritu ha ospitato uno spettacolo musicale come se lo merita solo Metelkova.
Gli sloveni Entheogen hanno cominciato a suonare dal vivo in grande stile solo da poco, ma la poca strada fatta non si sente. Forse anche perché stavolta non gli serviva l’esperienza da palco: hanno suonato direttamente sul pavimento della Menza, davanti al palco. Un quartetto minimalista, che giura su due soli tipi di distorsione di chitarra (tanto oltre agli amplificatori Orange non ti serve nient’altro), una linea di basso rabbiosa, un arsenale di aggeggi per batteria e una voce elettronica artificiale sullo sfondo, ha mostrato in una quarantina di minuti un pezzo d’unicità sulla scena slovena, che di una band così ha un bisogno disperato. I riff lenti, sporchi, distorti e cattivissimi intrecciati tra le due chitarre hanno dato al pubblico, non numerosissimo, esattamente quello che di solito vogliamo quando sentiamo che suonerà una band di questo genere. Una buona dose di headbanging, un fischio nelle orecchie e una nota sul diario: gli Entheogen sono fortissimi. Mi ha affascinato soprattutto l’incastro folle tra i due chitarristi, Matija Bencik e Matej Voglar. Non c’era un virtuosismo tecnico esagerato, ma la combinazione intrigante e precisa di ogni singola nota e di ogni riff ha mostrato musica intelligente e una formazione ben rodata, da cui ora ovviamente ci aspettiamo al più presto una registrazione in studio, così da poterli ascoltare anche a casa. A creare l’atmosfera in un contesto così cupo ci pensavano anche le visualizzazioni, una specie di tendenza di questa scena alternativa, con cui non puoi sbagliare se ti tieni più o meno al tema astratto della musica. Con gli Entheogen gli sbalzi d’umore sono quindi precipitati sul lato più depressivo e oscuro, e se qualcuno in quel momento sognava un’atmosfera un po’ più luminosa, purtroppo il desiderio è rimasto tale. Perché quello che è arrivato dopo è stato un contrasto totale. Il nero è stato sostituito, letteralmente, dal bianco. Sul palco sono saliti gli a.P.A.t.T., una massa di gente davvero strampalata, vestita completamente di bianco. Abiti eleganti bianchi, gonne bianche, piumini bianchi.
E gli avanguardisti americani hanno cominciato a menare. Su tre tastiere, sulla batteria, sul violino, sulle chitarre, sul basso. Tutti facevano tutto. Facevano tutto alla rinfusa. Alla rinfusa tra i generi musicali. Un attimo prima ascoltavamo un delicatissimo a cappella, quello dopo una follia metal rabbiosa. Un piacevole surf rock e boom! Una lenta marcia doom. Ovviamente non era solo un saltare da un genere all’altro, ma una vera interpretazione post-moderna della musica d’avanguardia, con tutti i ritmi illogici, i rumori, i casini, gli strumenti che strumenti non sono e così via. Le facce imbronciate hanno lasciato il posto a quelle sorridenti; era impossibile non sorridere. Abbiamo davvero assistito a un contrasto estremo tra le due band, nell’atmosfera, nello stile, nella filosofia, nel modo in cui si prendono sul serio. Quella sera a Lubiana c’erano in effetti due allievi di Zappa: gli uni suonavano davanti ai nostri occhi, l’altro era Steve Vai alla Cvetličarna (il report di RockLine su quel concerto lo puoi leggere QUI). Alla fine dell’esibizione le sensazioni erano quindi contrastanti, e non per la qualità del concerto. Era semplicemente confusione emotiva, dovuta ad atmosfere così diverse tra le due band di apertura. Proprio per questo i Secret Chiefs 3 sono stati una specie di compromesso, una calmata, il »best of both worlds«.
Come presentare, del resto, i Secret Chiefs 3? Conosciamo tutti questa band strumentale geniale di Trey Spruance. Qualche anno fa erano passati anche al Kino Šiška (il report lo puoi leggere QUI), dove avevano ovviamente fatto impazzire tutti. L’unica differenza rispetto ad allora era la formazione: mancava l’allora bassista temporaneo Toby Driver (l’intervista con lui la puoi leggere QUI), che è peraltro il capo di band come maudlin of the Well e Kayo Dot. Certo, scrivere di queste robe tecniche è la cosa più facile, perché l’insuperabilità della musica suonata è difficile da descrivere. Forse posso dire solo che Steve Vai ha avuto la sfortuna di suonare la stessa sera di Trey Spruance, e così non è stato il miglior chitarrista salito su un palco a Lubiana quella sera. Soprattutto, la musica dei Secret Chiefs 3, specie dal vivo, è incredibilmente esplosiva, potente. Magari non tanto emotiva quanto semplicemente impetuosa, fatta di parti che ti sorprendono di continuo e non sai mai cosa aspettarti: ci mette del suo anche la continua improvvisazione, che musicisti di questo calibro si concedono senza problemi, sapendo che ne uscirà qualcosa di fantastico. La fusione di generi praticata dai Secret Chiefs 3 funziona in modo così naturale, così poco da “genere”, che gli elementi di quelle innumerevoli correnti musicali non li percepiamo nemmeno, ma accogliamo semplicemente la musica come un tutt’uno. Il tutto suona così organico, così spontaneo, che è subito chiaro che le composizioni nascono per se stesse e non per il principio del »ficca-più-generi-possibile-in-un-pezzo«. Posso chiudere solo dicendo che è stato sicuramente uno dei migliori concerti della stagione della Menza.
Questa insolita combinazione di band ci ha quindi regalato un’esperienza incredibile, ma soprattutto ci ha lasciato con il bioritmo emotivo completamente a pezzi. Cambiare atmosfera non è stato facile, però nemmeno una fatica: abbiamo visto tre band che vivono ognuna di una filosofia totalmente diversa e personale, e l’unico vero punto in comune (oltre al fatto di essere tutte alternative) è l’altissima qualità. Qui è finita anche la serata, che di sicuro non ce la dimentichiamo.
Foto: Secret Chiefs 3, l’11.05.2010, a Lubiana (CUK Kino Šiška), Slovenia (archivio fotografico RockLine 2006-2012, tutti i diritti riservati)
Galleria fotografica



