Steve Vai e i suoi “banditi” per la quarta volta a Lubiana (2012)
Luogo: Lubiana / Cvetličarna/ Slovenia
Data: martedì, 13.11.2012
Steve Vai, una delle figure più rifinite e compiute del pianeta (e probabilmente di tutta la galassia) quando si parla di padronanza della teoria a sei e sette corde, è di nuovo in tour! A supporto del nuovo album in studio «The Story Of Light». Il tipo da metà agosto gira per i quattro angoli del mondo, ma soprattutto, da solista (fuori dal contesto G3), ha macinato una sfilza di date in Nordamerica. Dopo sette anni è arrivato il momento di tornare a calcare il suolo del vecchio continente europeo. Alleluia!
Per il nuovo tour ha arruolato nella band l’eccentrica arpista Deborah Henson Conant e il bassista Philip Bynoe, mentre della sciolta formazione The Breed, che nel 2005 comprendeva ancora il maestro del basso Billy Sheehan e il chitarrista «dita di fulmine» Tony MacAlpine, restano il batterista Jeremy Colson e l’apprendista chitarrista di Vai, Dave Wiener.
Prima della data di Steve Vai, RockLine era già stato il 09.11.2012 a Zagabria, da dove arriva anche il report del concerto (lo trovi QUI), e Vai tra la data di Zagabria e quella di Lubiana ha infilato anche due tappe italiane, Padova e Milano. Questo vuol dire un bel po’ di inutile zig-zag tra Zagabria e Lubiana, ma Vai sa quel che fa. Alla Cvetličarna lo aspettava un palco molto più spazioso e soprattutto una sala più alta rispetto alla Tvornica kulture di Zagabria, dove aveva suonato un paio di giorni prima. Anche il pubblico era stipato sotto il palco, il parterre era pieno zeppo e lo stesso valeva per tutte le balconate. In più ha trovato un pubblico molto più «infuocato», che ha seguito il concerto di Lubiana con molta più intensità di quello di pochi giorni prima a Zagabria. La band ha percepito subito questa carica e il calore della sala e ha sfoderato uno show davvero fenomenale!
Stavolta la band ha potuto finalmente mettere la batteria su una vera pedana! La batteria era sollevata sopra la fila di ampli di Vai, così l’intera fortezza di Jeremy Colson scintillava in quella posizione dominante. La band è salita sul palco visibilmente più carica rispetto a Zagabria. Vai si muoveva lungo l’ampio palco della rinnovata Cvetličarna con ancora più disinvoltura e partecipazione, e anche la presenza scenica di tutti gli altri membri è venuta fuori molto di più a Lubiana che a Zagabria. Vai ha suonato ben 15 minuti in più a Lubiana. Merito di jam molto più dilatati nelle code e negli attacchi dei pezzi, oltre che nelle parti centrali improvvisate, che a volte sembravano non finire mai, mentre Vai intrecciava e intrecciava… e intrecciava. Alla durata maggiore ha contribuito anche un imprevisto: durante Gravity Storm a Vai è crepato l’ampli, quando aveva già suonato due terzi del pezzo. «Mi avete distrutto l’ampli!!!» ha sbottato teatrale verso il pubblico «E sapete cosa significa?» «Che dovrò suonare tutto il pezzo un’altra volta!!»
Dopo la massiccia Velorum, nuova di zecca, il tipo si calma, si toglie il cappello e lo molla al suo tecnico di chitarre, il leggendario Thomas Nordegg, uno che ha lavorato anche con il grande mentore di Vai, Frank Zappa. Vai sul palco è un vero bambino. Butta tutto in scherzo, ma sa maneggiare le parole con una tale destrezza che ti compra letteralmente e si guadagna subito la tua simpatia. «Costruiamoci allora la nostra chiesa in questo posto!» dice al pubblico e la band attacca con Building the Church («Real Illusions: Reflections», 2005). La band smorza l’atmosfera quando Vai si mette addosso la Ibanez decorata a fiorellini, con il corpo a forma di Fender, e attacca la splendida Tender Surrender («Alien Love Sectrets», 1995). Questo pezzo fa capire subito che Steve sa essere sensibilissimo e ipersensibile nel suo lavoro sul palco, come del resto anche altrove! Nel creare, il che non è certo una novità.
Dopo il breve assolo di Dave Wiener alla chitarra acustica, Vai salta sul palco con la sette corde (l’unica volta in tutto il concerto) e mostra al pubblico come una chitarra possa piangere amaramente, quando la band attacca la nuova Wheeping China Doll. Un’esperienza particolare della filosofia di Vai sulla liberazione totale, quando lasci il corpo e ti unisci alla luce della verità universale (diciamo, «in parole povere», che hai toccato il tuo Dio, quello vero, tirandolo fuori da te, quindi non quello che ci dipingono le «anime vendute» degli intermediari divini autoproclamati e autoincoronati) l’ha portata il pezzo The Moon And I, dove il tipo ha ipnotizzato completamente la Cvetličarna con la sua espressione multidimensionale alla chitarra, semplicemente inafferrabile. Il salto all’album «Passion And Warfare» con la caramellina The Animal riporta l’atmosfera verso la velocità e verso più decibel sparati nella sala.
Whispering A Prayer è partita in modo diverso rispetto a Zagabria. Steve Vai ha fatto entrare Deborah per l’intro, che ha attaccato con il motivo guida della sua arpa. A Zagabria non c’era: lì Vai ha iniziato a suonare il pezzo direttamente da solo. Ancora una volta ipnosi totale, una navigazione magica in un suono e in un’energia unici, che Vai incarna con il suo genio sul palco, un momento unico del concerto. Sempre, ogni volta.
L’assolo d’arpa fa da introduzione al set acustico, dove torna la delicata Sisters, mentre Colson e Vai si inventano uno sketch speciale, in cui passano in primo piano le batterie «strap-on» di Colson. Dopo un’altra sorpresa in scaletta, Salamanders In The Sun («Flex-able», 1984), la band si dedica a una parte della Fire Gurden Suite chiamata Pusa Road, che poco prima Vai e Colson avevano sgranato in una comunicazione improvvisata nel loro sketch! Questo pezzo poi si è riversato nell’assolo finale di batteria di Colson. Nel set acustico Bynoe suona il contrabbasso.
Durante la distruzione batteristica di Colson, Vai si è travestito da «tecnico luci» di The Ultra Zone. In mano una chitarra stravagante, come quella che si vede sulla copertina dell’album «The Ultra Zone»! Un’altra goccia d’olio sul fuoco dell’illimitata «presa in giro» dell’eccesso «Vai glam»! Segue il passaggio a una splendida dedica a Frank Zappa (il brano Frank). La band porta piano piano lo show verso la fase finale e naturalmente tira fuori la particolarità della serata. Costruisce una canzone del tutto nuova partendo da tre volontari del pubblico, che con le premurose istruzioni «paterne» di Steve Vai cantano qualche ritmo e qualche motivo a piacere. Questi Vai, da direttore d’orchestra, e la band li trasformano in una vera delizia funk, naturalmente di nuovo armata fino ai denti di nuove scorribande chitarristiche di Vai. Stavolta di volontari in platea ce n’erano a frotte. Va detto che a Zagabria avevano trovato a malapena due «peccatori» per questo momento.
La maggior parte però aspettava con impazienza la fantastica For The Love Of God, che Vai si è tenuto per la fine e con cui ci ha portati davvero al settimo cielo. Un finale fantastico, con un vero crescendo atmosferico che culmina nel momento in cui, tra le ovazioni generali e l’entusiasmo dei presenti, Vai suona la chitarra con la lingua. La band chiude il concerto esattamente dove si era fermata a metà del set acustico con Angel Food. Cioè con la parte conclusiva della Fire Garden suite chiamata Pusa Road.
La serata con Vai a Lubiana è stata molto più intensa e sentita di quella di Zagabria. Il primo motivo sta nel fatto che la band era molto più in forma, perché si è trovata benissimo sul palco, molto più spazioso rispetto a quello che un tempo c’era alla Cvetličarna. Si sentiva per tutto il tempo che la band con Vai in testa dava molto di più che a Zagabria. Anche il suono era distribuito meglio nello spazio, con un solo difetto. L’arpa si sentiva troppo poco. Era per lo più coperta dalla massiccia presenza dei fraseggi di chitarra, ma ci siamo potuti godere l’esibizione di Deborah in tutti i momenti più tranquilli, soprattutto dove la distorsione si fa da parte e lascia spazio all’acustica. Vai ha mostrato anche una voce migliore in Rescue Me Or Bury Me e The Moon And I rispetto al concerto di Zagabria.
Show fantastico, ma soprattutto uno show che tocca a fondo chi c’è. Non puoi sbagliare, quando davanti a te sul palco compare Sua Eccellenza, l’alieno della musica e guru della chitarra di un conio inafferrabile, dal carisma artistico unico, Steve Vai. Puoi solo viaggiare con lui. E a velocità della luce. Nella storia della luce! La storia di Vai. Un nuovo concerto di vera terapia d’urto, di cui non ti sazi mai, anche se scorrono tre ore piene. Passano in un lampo. Per 30,00€, in tempi in cui tutto supera regolarmente i 40,00€, è un vero miracolo. Quello che Vai porta sul palco (anche nel 2012) è assurdo da misurare! Soprattutto in denaro. Il valore di un’esperienza live così ricca semplicemente non si può misurare.
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Helena Vertačnik
Riprese: Bojan Horvat
Setlist:
1. Racing the World
2. Velorum
3. Building the Church
4. Tender Surrender
5. Gravity Storm
6. Dave’s Solo
7. Weeping China Doll
8. The Moon and I
9. The Animal
10. Whispering a Prayer
11. The Audience Is Listening
12. Deborah Solo
—set acustico—
13. Rescue Me or Bury Me
14. Sisters
15. Treasure Island
16. Salamanders in the Sun
17. Pusa Road
18. Angel Food
19. Drum Solo
—fine del set acustico—
20. The Ultra Zone
21. Frank
22. Build Me a Song
23. For the Love of God
—bis—
24. Taurus Bulba








































