Senca Sebe

0 8

Artista: Šank Rock
Etichetta: Dallas Records
Uscita: 2007

“Senca sebe” mi lascia, a ogni fine di giro nel lettore CD, felicemente ripulito in senso post-orgasmico! “Senca sebe” offre all’ascoltatore il lato dei ragazzi dei Šank Rock che aspettava solo il momento giusto per esprimersi a pieno. Ma per questo devi essere pronto a “incassare” il calcione giusto! Prima il calcione e solo dopo il salvatore, quello che ti aiuta a rimettere insieme tutti i pezzi di un’illusione mandata in frantumi e dissolta, schiantata sugli scogli della religione, che così affonda per sempre nell’oblio, lungo il cammino della trasformazione verso la nascita di qualcosa di nuovo. La faccenda è andata parecchio oltre, ma procediamo con ordine…

I ragazzi bramavano un cambiamento. Non importa se ci abbiano mai pensato davvero, importa cosa desideravano. Consapevolmente, senza saperlo, senza volerlo, non fa differenza. E già la copertina esprime simbolicamente il percorso verso la trasformazione, il rinnovamento, la rinascita. Un uomo accasciato, da cui divampano “mostruose lingue di fuoco della purificazione personale” (un lupo ululante che si arrampica), le paure più profonde, i pensieri neri più nascosti che ti accompagnano ogni giorno, a ogni passo! I Šank Rock hanno trovato il coraggio, hanno guardato tutte le loro paure dritto negli occhi e hanno deciso di lasciarsele alle spalle. Una volta per tutte. L’illusione si è dissolta, è rimasta la realtà. I Šank Rock sono atterrati felicemente su un terreno solido! La copertina dell’album non potrebbe fondersi meglio con il punto evolutivo raggiunto dal gruppo, sia musicalmente che spiritualmente.

I primi quattro pezzi del nuovo album sembrano arrivare da un altro pianeta. Già l’apertura con Nebeška vrata è “shockante”. Il motivo di base e il riff, puro “arabesco”, sono tipici di un’apertura che sceglierebbe una band progressive metal moderna per creare a piacimento un battito altamente atmosferico che manda l’album subito “alle stelle”. Cosa vado blaterando? Basta pensare a Kashmir, ai Led Zeppelin e al 1975? L’asso nella manica che puoi sempre tirare fuori per incantare l’ascoltatore. Bravi ragazzi. Il dramma introduttivo è montato! Quello che suona fresco e sorprendente nel nuovo album sono gli arrangiamenti di pianoforte di Davor Klarič, grazie alla cui arguta fantasia soprattutto i primi quattro pezzi respirano in modo tutto particolare e portano un velo di malinconia, che dai Šank Rock non ti aspetteresti proprio. La title track Senca sebe porta l’album attraverso un fluire di collage musicali del quintetto, in un riempimento paritario dell’immagine spettrale del suono, che funziona alla perfezione. Il pezzo è vestito in modo impeccabile e armato espressivamente dalla testa ai piedi! Čez rob neba porta un pizzico di spezie pop, soprattutto nel pre-ritornello. Qui è in primo piano il tocco di Klarič, che porta persino un po’ dell’atmosfera degli indiscussi maestri del rock Toto. Al posto di Six Pack Čukur, nel nuovo disco c’è Aki Rahimovski (Parni Valjak), che si unisce a Matjaž per un duetto nel brano Pesem/Pjesma. È il pezzo speciale dell’album “Senca sebe”, che ricorda in particolare come i ragazzi stiano indiscutibilmente maturando e stavolta diano assoluta priorità al “feel”. Pesem/Pjesma infatti non nasconde l’occhiolino a sonorità “bluesy”. Il contrasto tra le due voci è straordinario! Rahimovski con un timbro particolare ed estremamente espressivo, affumicato dal vibrato, che riconoscerete subito e che con un tocco soul dà al brano un marchio speciale. Magia! Nel prosieguo dell’album “Senca sebe”, nei pezzi torna a crescere, in modo più espressivo, la vera componente hard rock. La tradizione spogliata fino all’osso.

Roki Petkovič è evidentemente un colpo in pieno centro per i Šank Rock. Il tipo sa costruire un riff, che è, è stato e sarà sempre l’essenza dell’immagine dei Šank Rock. Questo dai Šank Rock semplicemente lo pretendiamo. Ma Roki non cerca quel tipo di attenzione e di riflettori che aveva il suo predecessore, e dosa in modo molto più razionale le parti strumentali centrali dei pezzi con trucchi solistici più brevi, ma comunque diabolici. Roki è un tradizionalista. Lo stridore alla Satriani, levigato e dalle dita veloci, di Zuljan è stato sostituito dalla tradizione di un suono elementare, se mi posso permettere l’aggettivo un po’ goffo, “Gibson/Fender”. Anche nella costruzione del riff stesso Roki parte dalla scuola classica dell’hard rock Deep Purple/Rainbow. Klarič sembra aver aspettato proprio un uomo così in squadra! Che piacere ascoltare l’interazione tra tastiere e riff di chitarra lungo tutto l’album. E questo duo espressivo chitarra/tastiere costruisce una massiccia cortina sonora di riff, dal 5° fino all’ultimo – il 12° brano. Non sono solo allusioni. I pezzi Suženj e Nedolžen ali kriv fanno sospettosamente l’occhiolino al classicismo dei Purple.

Con i Šank Rock è piuttosto ovvio che tutti aspettassero uno come Roki. Un uomo che non cerca il centro dell’attenzione, ma è solo uno degli anelli paritari del quintetto. Ed è qui la chiave. In Roki. E che nessuno venga a dirmi il contrario, che nel linguaggio delle band che costruiscono sul rock non tutto sale e scende sulle spalle dei chitarristi?!?! I ragazzi funzionano così per la prima volta in carriera, come autori di arrangiamenti alla pari, come un’unità saldamente legata, e nell’album senti che c’è una chimica straordinaria, che ha funzionato proprio in studio. I Šank Rock hanno evidentemente tirato fuori l’album che hanno sempre desiderato. Desiderato come unità, e approvato all’unanimità dall’intero quintetto. Questo album deve piacere a tutti e cinque e non solo ai singoli del gruppo! Altrimenti non si può, perché si sente una coerenza straordinaria tra gli elementi e i membri della band, impossibile da non notare. I pezzi sono geniali nella loro brevità, per lo più durano tre minuti e mezzo. Un riff espressivo ed esplosivo è il fuoco, che viene potenziato dalla voce melodica e convincente di Matjaž Jelen, ed ecco nata la botta!

La produzione è un centro pieno fin dal primo istante dell’album “Senca sebe”. L’album ha un suono vivo e naturale! Senza lucidature e filtri pretenziosi. Il suono sottile del passato è stato sostituito da una “ciccia” densa. Bellissimo il contrasto colto tra il piede massiccio e voluminoso della linea di basso pulsante di Polak e i colpi vivi della fortezza di batteria di Uranjek; dall’altra parte collaborano in ottima armonia il riffing di Petkovič, che viene potenziato dalla voce melodica con l’approccio esplosivo di Matjaž Jelen! Va sottolineato che stavolta in produzione è sfruttata molto di più l’ampia estensione vocale di Matjaž, che porta nell’album “Senca sebe” incomparabilmente più melodia di quanta ne offrisse l’album “Vzemi ali pusti”. L’intero album è vestito magistralmente in produzione di collage delle tastiere di Klarič, che garantiscono l’elevata atmosfericità del disco. Se continuiamo con i pezzi tra il n. 5 e il 12, fanno bene soprattutto le arguzie delle tastiere in Dam ti vse e con esse l’infilata di straordinari cambi di atmosfera tra ritornello, pre-ritornello e interludio. I picchi di tutti i pezzi restano i ritornelli ben costruiti. La voce di Jelen è qui circondata da gustose armonie vocali, che alzano la dinamica dell’album proprio nei punti dei ritornelli. “Senca sebe” non contiene e non ha bisogno di un pizzico di zucchero glam/sleaze né di nascondersi dietro il “rossetto abbellitore”: i ragazzi lo hanno superato. L’album si chiude in modo molto intenso, con uno dei suoi picchi, il già citato Dam ti vse, e con il brano di chiusura Ogledalo, dove i ragazzi sorprendono ancora una volta con il contrasto tra il riff compatto e un interludio sensuale, dai colori morbidi, che viene tagliato come un fulmine a ciel sereno da una raffica di cannone – il “rolling” di Uranjek nel passaggio.

Senca sebe è un album estremamente leggero, senza fardelli. I ragazzi ci sono entrati senza alcun peso addosso. Volevano semplicemente fare un bel disco. E stavolta i tasselli sono cresciuti fino a formare un puzzle perfetto. Con l’album “Senca sebe” gli uomini sono cresciuti e si sono trasformati in affascinanti uomini maturi, che dosano il rock in quantità razionali, senza alcuna pretenziosità. Il glam non si sente più. “Senca sebe” è un viaggio verso il suono della tradizione. Verso il suono classico e naturale dell’hard rock.

Quattro anni da “Vzemi ali pusti”. Nel frattempo se n’è andato Bor Zuljan. E non hanno più paura! Che Bor se ne andasse era l’unica cosa giusta, altrimenti i ragazzi evidentemente non sarebbero ancora in grado di fare un deciso passo avanti. Con l’addio di Bor, per i Šank Rock è finita la fase dei ribelli “cock rocker” per scelta, assetati di sfrenata selvaggità rock e di insaziabile voglia di godersela, cosa che i testi e i pezzi da stadio non hanno mai nascosto. “Senca sebe” non possiede più nemmeno un solo “Delam kar paše mi”, né un “Laški pir” e nemmeno un “Rokerji”. Certo, il “cock” resta, intenso com’era, se non di più, perché finalmente gli sono cresciuti anche i neuroni. I testi sono profondamente personali e confessionali, un fascino speciale in più dell’album, che contribuisce a costruire un’atmosfera singolare, che i Šank Rock non avevano mai offerto in nessun disco della loro carriera. I Šank Rock si sono calmati, sono diventati seri, sono diventati i guru dell’hard rock sloveno. L’unica cosa giusta per la loro anzianità, a cui ormai si appiccica allegramente la parola “leggende”. “Senca sebe” è un album di uomini maturi, per uomini maturi e, come sempre, assolutamente per tutte le ragazze, con le più diverse date di scadenza, ragazze per l’eternità. Non dimentichiamo che i ragazzi ora usano più volentieri il loro fascino da gentiluomini, che nella nuova veste li rende a tratti fatalmente attraenti.

È un nuovo inizio! Con il prossimo album il gruppo confermerà la nuova freschezza creativa che scintilla nella forza espressiva dell’album “Senca sebe”. Un disco estremamente importante non solo per la band rinnovata, ma per l’eredità della scena hard rock classica slovena, che dopo l’album “Feniks” (2006) dei Mary Rose si ritrova in poco tempo rafforzata da un altro ottimo lavoro. Con questo disco i Šank Rock hanno dimostrato di mantenere lo status di figura centrale della scena hard rock in Slovenia, cosa che dopo 25 anni di attività si meritano più che mai. Ragazzi! Avanti a tutto vapore!

Formazione

Matjaž Jelen – voce
Roki Petkovič – chitarra
Davor Klarič – tastiere
Cveto Polak – basso
Aleš Uranjek – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Aki Rahimovski – voce
Blaž Celarec – percussioni
Rudi Bučar – cori
Jelena Žrale (Godalika) – viola, violino
Klemen Bračko (Godalika) – violino
Matjaž Sekne (Godalika) – viola
Klemen Hvala (Godalika) – violoncello

Produzione

Šank Rock

Tracklist

1. Nebeška vrata
2. Senca sebe
3. Čez rob neba
4. Pesem/Pjesma
5. Nekaj pod kožo
6. Nedolžen ali kriv
7. V peklu se vidimo vsi
8. Bumerang
9. Suženj
10. Dej se mal nasmej
11. Dam ti vse
12. Ogledalo

Durata dell’album: 44.46

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie