Seven Days
Artista: Tide
Uscita: 2005
Nel 2005 la scena slovena è stata investita da una marea. Praticamente dall’oggi al domani i rocker Tide sono esplosi sulla scena a tutto volume. Parte della band aveva passato parecchio tempo all’estero, dove faceva musica e suonava dal vivo. L’album Seven Days ne è un riflesso eccellente. Grazie alla collaborazione con produttori olandesi, ci hanno portato un pezzetto di musica internazionale. Quella che di solito i rocker sloveni (non so perché) tendono a evitare un po’ troppo. I Tide sono una vera manna in questa siccità del rock sloveno.
Nel lettore parte per prima il loro primo singolo, Release My Gun. Un pezzo power intrecciato a riff di chitarra bello solidi e a un testo dal taglio malinconico, che evoca un’immagine vivissima del giocherellare con un’arma a sangue freddo: ti mette paura, ma allo stesso tempo scatena una passione ancora inesplorata per il pericolo.
˝It´s a fucked up world˝ ci fa la lezione la successiva Evolution. Invece delle già tipiche canzoni sulla rivoluzione, i ragazzi hanno preferito puntare sulla saggezza dell’evoluzione darwiniana.
Misunderstood porta avanti il cammino dell’album in direzione energica. La colora una chitarra con un lieve sentore di melos balcanico, che è la ciliegina sulla torta di un pezzo altrimenti rigorosamente rock. Il ritornello cantabile, che ti entra in testa con facilità, è un altro fiorellino su un lavoro già di per sé ottimo.
Per circa 10 minuti l’intensità delle chitarre cala e ci lasciamo andare a suoni di chitarra più delicati, a una voce melodica e a un testo pieno di dolore e solitudine, che incarnano il brano Do You Know The Sound.
Ogni album di solito contiene una ballad che diventa senza dubbio un hit. Io, su Seven Days, ho scelto Lost Inside. Un intro di chitarra cantabile, a cui si unisce una voce incredibilmente magnetica in quel momento, linee di basso morbide e leggeri colpi di batteria. Dallo smarrimento interiore e dallo stato di sogno ci svegliano, durante il ritornello, chitarre più dure e più forti. Il pezzo si chiude con una batteria che evoca il motivo del tamburo dei soldatini di legno, e con gli accordi della chitarra. Una favola.
Segue Long Way Home, dalle tinte leggermente industrial. Per tutto il brano si ripete un pattern di chitarra distorta molto simile, che funziona benissimo sull’intero lavoro e si scontra alla grande con la voce.
˝Here comes the fun part˝ è l’intro di Strange Day, con un pizzico di nu metal. Potrei provare a cercare parallelismi con la musica di Limp Bizkit o Linkin Park. Eppure Strange Day resta ben radicata nello stile dei Tide. Interessante anche il testo, che annuncia l’assalto dei Tide alla vetta con frasi come ˝Their Time is Coming˝ e ˝Tide is High˝ (e no, non è una cover del brano di John Holt).
Dopo la Not a Whore, dal suono bello metallico, arriva Wave Goodbye. Per i primi due minuti ci lasciamo andare con gusto alla parte acustica, dove chitarra e voce giocano insieme. Al terzo minuto, con l’ingresso della sezione ritmica, il pezzo si trasforma in un brano dalle tinte grunge, che ricorda vagamente gli americani Pearl Jam.
Il penultimo pezzo è Leave This Place. A chiudere l’album ci pensa la potenza esplosiva di Brain Damage, che alla fine ci lascia in sostanza insoddisfatti e affamati di altra musica, ancora più rumorosa.
Come specchio della produzione ˝europea˝, l’album è un lavoro rifinito alla perfezione. Probabilmente, al primo ascolto e senza sapere nulla dei Tide, non penseresti nemmeno che si tratti di una band slovena. E poi, sotto la bacchetta di un qualche produttore sloveno, sarebbe quasi sicuramente uscito un prodotto completamente diverso – più sloveno, meno rock e soprattutto meno interessante. I ragazzi hanno decisamente imboccato la strada giusta. Seven Days contiene testi scritti benissimo, rigorosamente in inglese, e arrangiamenti di grande qualità che ti entrano in testa subito. L’esordio dei Tide potrei definirlo senza problemi uno dei picchi della scena musicale slovena.
Formazione
Kevin Koradin – Tutte le chitarre e voci
Mikkel Brink – Batteria
Giovanni – Linee di basso
Kevin Koradin – Musica e testi
Arrangiamenti – Kevin Koradin tranne ”Brain Damage” – Kevin Koradin e Matthijs van der Spek
Produzione
Kevin Koradin, Peer Rave, Matthijs Van Der Spek & Matej Batelič – Giovanni
Tracklist
1.Release My Gun
2.Evolution
3.Misunderstood
4.Do You Know The Sound
5.Lost Inside
6.Long Way Home
7.Strange Day
8.Not A Whore
9.Wave Goodbye
10.Leave This Place
11.Brain Damage