Serata etno al Kino Šiška (2014)
Autore: Sebastijan Videc
Foto: Jerneja Jerak
Luogo: Kino Šiška, Lubiana
Data del concerto: 09.12.2014
Numero di spettatori: 1.000
L’evento si faceva annunciare da un bel pezzo. Addirittura con un trailer video che soffiava dritto nell’anima delle nostre radici musicali. E se guardiamo indietro nella storia, i flauti di canna raffigurati sulla situla di Vače, il flauto ricavato dalla mandibola di un orso delle caverne trovato nella Potočka zijalka e soprattutto il flauto ricavato dal femore dello stesso animale, scoperto 19 anni fa vicino a Cerkno e considerato il più antico strumento musicale conosciuto al mondo (50.000-60.000 anni), testimoniano la ricca storia musicale delle nostre terre. Non c’è da stupirsi, quindi, che le band che hanno fuso questi strumenti tradizionali con il metal siano così popolari da noi. Nel giorno in cui, dopo circa un mese, la stella a noi più vicina è tornata a farsi vedere sopra la Slovenia, spazzando via il grigiore cupo, e in cui la sera Madre Inverno ha mostrato i denti per la prima volta, davanti alla sala del Kino Šiška si accalcavano metallari, più vecchi e soprattutto più giovani, e si sentivano parecchi dei nostri vicini del sud, visto che l’attuale tour delle band in cartellone li ha lasciati fuori dalle date.
La serata etno è partita puntuale con gli Islandesi. Lo ammetto, i Skálmöld finora non li conoscevo. Un collega prima del concerto mi aveva passato l’info che dovrebbe trattarsi di un’altra band di »viking metal«, un po’ meno melodica degli Amon Amarth. Mi sono lasciato sorprendere e devo ammettere che a fine esibizione sono uscito dalla sala davvero molto positivamente colpito. E non sono stato l’unico. Il pubblico, proverbialmente scarso per le prime band di apertura meno conosciute, i nordici l’hanno trasformato in una folla bella grossa, che ha partecipato con entusiasmo e ha fatto un’ottima impressione, sia su di loro sia sul quadro complessivo della serata. Tre chitarre sul palco a prima vista potevano ricordare gli Iron Maiden, ma la combinazione ha funzionato alla grande. A differenza delle altre due band della serata, i Skálmöld non usano strumenti tradizionali – all’atmosfera pensa il tastierista Gunnar, mentre delle armonie si occupa il quartetto d’urto in prima fila – il barbuto Snæbjörn al basso, Björgvin e Baldur alla ritmica e Þráinn alla solista. Anche se Björgvin si prende la parte del leone nelle parti vocali, gli altri tre chitarristi lo affiancano di continuo con i backing vocals, mentre le linee vocali pulite spettano a Gunnar. Sarebbe molto difficile incasellare il genere, perché hai la sensazione che gli stili musicali cambino e si fondano in ogni brano, ogni volta in modo diverso. Mentre nei pezzi più vecchi si percepisce una maggiore influenza degli idoli del folk, in quelli più nuovi sono molto più duri: spaziano dal death al black, dal thrash al power metal, e l’elemento folk resta solo un pizzico.
Dopo la sorpresa islandese è toccato agli Arkona, da noi molto amati, i “fratelli slavi”. L’ultima volta Maša e la sua combriccola avevano intrattenuto il pubblico sloveno (e internazionale) sul nostro suolo, nel pieno del caldo estivo, al Metaldays dell’anno scorso. Anche i concerti in club di questo quintetto russo sono sempre stati pienissimi e di conseguenza anche la sala della Šiška si è riempita fino all’ultimo angolo. Il brano d’apertura Yav, dall’omonimo nuovo album della band, a dire il vero ha suonato piuttosto vuoto. Qui soprattutto si è notata la differenza tra le tre chitarre sul palco degli Islandesi e l’unica degli Arkona. Ciononostante Lazar alla chitarra, Kniaz al basso e Andrej alla batteria hanno fatto il loro lavoro alla grande. Già dal pezzo successivo il suono è migliorato parecchio, perché Volk con i flauti (e più tardi le cornamuse) ha aggiunto una nuova dimensione alla musica e riempito il vuoto evidente. E Maša è Maša – selvaggia, inarrestabile, convincente sia nel growl che nelle parti clean, oltre che nell’interpretazione scenica. Come previsto la scaletta alternava vecchi hit e brani nuovi, ben accolti, dell’album attuale. Il ritmo saltellante ha ovviamente scatenato balli e baldoria tra il pubblico. L’unica domanda era: perché non hanno suonato Serbia – politika?
Come i Russi prima di loro, anche gli Svizzeri che arrivano dopo godono di un’enorme popolarità in Slovenia. Per giunta, appena il giorno dopo il concerto i fan hanno ricevuto un’altra bella notizia: suoneranno anche al Metaldays 2015. Se le due band di apertura si erano attenute a testi nella lingua madre, gli Eluveitie cantano la maggior parte dei loro brani in inglese, ma ci sono ovviamente eccezioni, dove la fa da padrona la lingua ormai estinta degli antichi Galli. Il leader della formazione Chrigel Glanzmann è infatti uno storico dilettante che studia l’antica patria degli Svizzeri, e di conseguenza anche i testi si rifanno per lo più a questo suo hobby. L’esibizione di Lubiana prometteva una presentazione dal vivo del nuovo ottimo disco della band, Origins, e il concerto è partito con uno dei successi attuali, King. Con otto membri sul palco lo sguardo vaga ovunque, ma si ferma sempre sul terzetto di base al centro – il già citato Chrigel, che si occupa della voce principale e in più suona vari flauti, chitarra acustica, tamburica e altro; Nicole al violino, che si è presentata per la prima volta al pubblico sloveno e ha un ruolo molto importante nella loro musica; e Anna, che completa anche lei il sound con la ghironda e ha pure il ruolo delle voci femminili. Una formazione così numerosa è ovviamente cambiata negli anni e, oltre alla già citata Nicole, stavolta si è presentato per la prima volta anche Matteo Sisti, che suona vari flauti e cornamuse. La combinazione di death metal melodico e folk, growl maschili e voci clean femminili, strumenti antichi ed elementi rock moderni evidentemente funziona. Quanti sono i contrasti, tante sono le fusioni, e il risultato finale è una musica movimentata che lascia alle menti aperte la possibilità di partire, sognanti, verso un altro mondo, un altro tempo. Prima di attaccare l’attuale successo Call of the Mountains, Anna ha detto che il brano l’hanno registrato, oltre che in inglese, anche nelle quattro lingue ufficiali svizzere, e ha chiesto al pubblico di votare se eseguirlo in inglese o nel tedesco a loro familiare – ha vinto quest’ultimo, e il brano ha preso il titolo De Ruef vo de Bärge. Il tempo al concerto correva ancora più veloce delle luci in movimento del lightshow e la fine è arrivata fin troppo in fretta. Anche se il pubblico in generale non è impazzito come con i Russi – va detto che lo stile delle band è parecchio diverso – con gli Svizzeri c’è stato comunque un piccolo “wall of death”. Nel bis gli Eluveitie hanno invitato sul palco anche Volk degli Arkona con le cornamuse, che le ha suonate in duetto con Matteo nel brano Helvetios.
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