Serpent Sermon con Immolation e Marduk! (2012)
Autore: Rok Klemše
Foto: Jerneja Jerak
Luogo: Gala Hala
Data del concerto: 12.09.2012
L’estate e con lei i festival sono finiti, ma per fortuna con l’autunno i club spalancano le porte e le band partono per tour più lunghi. Uno dei primi stavolta è stato quello dei black metaller svedesi Marduk insieme ai giganti americani del death metal Immolation, partiti in coppia per il tour Serpent Sermon 2012. La line-up era internazionale come una sala d’attesa in aeroporto: ogni band veniva da un paese diverso, e sul palco della Gala Hala si sono alternati francesi, cechi, spagnoli, americani e svedesi.
Già alle sei e mezza, davanti al fonico, al tizio del merchandise e a un »pubblico« contabile sulle dita di una mano, sono saliti i francesi Forsaken World, che hanno suonato più o meno per sé stessi. Anche se i ragazzi avessero suonato più tardi, la situazione numerica non sarebbe cambiata granché, perché i Forsaken World soffrono di una brutta crisi d’identità. Suonano infatti una specie di miscuglio generico di death metal tinto di melodie, arricchito da breakdown cretini, vocalizzi stridenti, una batteria noiosa e un chitarrista che vuole suonare a tutti i costi come Petrucci. Ma il peggio deve ancora venire: i ragazzi si sono pure conciati col corpse paint, il cui senso mi sfugge del tutto. I Forsaken World non sono infatti né evil, né necro, né grim; col corpse paint volevano probabilmente solo coprire i brufoli spremuti. Ah, hanno suonato i pezzi del debutto As Time Reflects Our End.
La situazione è migliorata appena i Forsaken World hanno finito i loro trenta minuti: tra un set e l’altro girava finalmente una selezione super (anche se di anima un po’ più morbida e progressive) di pezzi di Control Denied, Fates Warning e persino Rush. Sui giusti binari della serata ci hanno poi riportato, con più brutalità, i cechi Heaving Earth, e dopo le abominazioni musicali ceche viste quest’anno al Brutal Assault non pensavo che avrei mai lodato una band metal ceca. I ragazzi hanno infatti servito una bella dose di vero death metal, ispirato soprattutto ai veterani Morbid Angel (dal cui brano i cechi hanno preso anche il nome), con alcuni passaggi che suonavano come un omaggio perfetto agli stessi Immolation. Si sono distinti soprattutto il chitarrista, autore di qualche assolo tecnicamente sbalorditivo e di un riffing variegato, e il cantante con una voce profonda da »he sings like a monster«. Gli Heaving Earth sanno suonare il death metal come si deve, ma bisognerà migliorare parecchio la comunicazione, che praticamente non c’era.
C’era ancora un osso da ingoiare prima che iniziasse davvero la serata, e quell’osso si chiamava Noctem, formazione spagnola black/death metal. In una buona mezz’ora hanno presentato il loro noioso mix di black e death metal, che non suona come la fusione di due stili in uno, ma come olio e acqua. È dolorosamente evidente che i Noctem vogliono suonare come i Behemoth, ma falliscono su tutta la linea. Riff poco originali e noiosi, una batteria insulsa e un frontman quasi malvagio che per presenza, gesti e tonaca da monaco è una copia palese di Hoest (Taake): la ricetta perfetta per sbadigliare e guardare l’orologio chiedendosi quando finirà la tortura. La cretina ciliegina sulla torta se l’è messa Hoest, ops, Beleth, bevendo sangue succo di pomodoro.
Poi sul trono della Gala Hala si sono finalmente seduti i suoi veri padroni, i sovrani del death metal, gli Immolation di New York. La band, con una storia lunga quasi un quarto di secolo, non è affatto una sconosciuta sui nostri palchi, l’ultima volta da noi è stata a novembre 2012, ma ogni volta è un grande onore salutare questa istituzione, considerata una delle formazioni death metal più instancabili e coerenti in assoluto. Gli dèi del death metal blasfemo hanno aperto le porte dell’inferno con la suite infuocata di otto minuti Close to A World Below e già nei primi istanti hanno mostrato come si serve il death metal a regola d’arte. Per qualità di old school death metal gli Immolation ormai possono misurarsi solo con i vicini Suffocation, e i leggendari ragazzi di Yonkers possono vantare anche il fatto di non avere un solo momento debole in tutta la discografia! Stavolta anche il suono si è fatto spaventare dagli Immolation e ha obbedito come il secchione che ogni mattina porta una mela fresca alla maestra. Gli americani picchiavano come il fronte orientale nel 1942, sinistri come Damien di Omen e brutali come la Carrie di King. Ross Dolan con le sue linee di basso ha sbriciolato le pareti della sala e con una voce brutale ma chiara ha fatto pensare che da due decenni, prima dei concerti, faccia gargarismi con acido da batteria. L’architetto dei riff empi Robert »Bob« Vigna ha dimostrato ancora una volta che nel death metal non ha rivali: non solo dopo vent’anni sa ancora servire riff unici, originali e dinamici, ma la sua esibizione, in cui è fuso con la chitarra, sembra un pittore che crea il suo capolavoro sulla tela. Un’esibizione epica, tenuta insieme in modo fenomenale da Dolan, che gli Immolation hanno incoronato con un’ottima scaletta, dominata da classici come Swarm of Terror, Into Everlasting Fire, Unholy Cult, la fantastica No Jesus, No Beast e, a sorpresa, la cultissima Dawn of Posession a chiudere! In mezzo anche What They Bring dall’attuale EP Providence, a dimostrazione che gli Immolation sono ancora un’istituzione del death metal senza pari. Quello che Wagner è per la sinfonia, gli Immolation lo sono per il death metal!
Per quanto mi riguarda, dopo gli Immolation il concerto poteva finire lì in santa pace, perché i Marduk, con tutto il rispetto, non sono in grado di raggiungere la perfezione degli americani. Gli svedesi presentavano in tour il disco attuale Serpent Sermon, e l’atmosfera l’hanno creata già prima dell’esibizione con una messa nera corale. I Marduk hanno aperto il set con la title track del nuovo disco, ma, come poi per tutto il resto, ogni chiarezza sonora si è persa in infinite salve di blast beat e nell’abuso continuo del doppio pedale. Con forza da carro armato i Marduk, guidati dal demoniaco Mortuus, hanno proseguito per una buona ora di bombardamento, che però è risultato solo discreto e, dopo degli ottimi predecessori, si è perso nel nulla. I Marduk sono così apparsi sempre più monotoni e ripetitivi, anche se hanno sciorinato qualche classico come Black Tormentor of Satan e Wolves. Ma stavolta i Marduk sono stati immolati!
Scaletta
IMMOLATION:
1. Close to a World Below
2. Swarm of Terror
3. Majesty And Decay
4. Father, You’re Not a Father
5. What They Bring
6. Into Everlasting Fire
7. A Glorious Epoch
8. Under the Supreme
9. Unholy Cult
10. No Jesus, No Beast
11. Dawn of Possession
MARDUK:
1. Serpent Sermon
2. Nowhere, No-One, Nothing
3. The Levelling Dust
4. The Black Tormentor of Satan
5. On Darkened Wings
6. Slay the Nazarene
7. Temple od Decay
8. Throne of Rats
9. Deme Quaden Thyrane
10. Within the Abyss
11. Baptism By Fire
12. Panzer Division Marduk
13. Souls For Belial
14. With Satan and Victorious Weapons
15. Wolves
Galleria fotografica






























