Sesta serata della competizione Epic Rockline (2010)

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Foto: Urban Bolta

Luogo: Rock Cafe / Postojna
Data del concerto: 18.02.2010
Numero di spettatori: 0
Prezzo del biglietto: ingresso gratuito

La sesta serata di dissolutezza storico-sociale destinata a cambiare per sempre il mondo del rock si è svolta all’insegna di tre sguardi diversissimi sull’eredità di questa forma d’arte a vocazione chitarristico-fallica. Vapori di birra e sudore hanno condito l’atmosfera tesa di una lotta all’ultimo sangue. Sul palco era pronta una gabbia per uno scontro di categoria massima. Era ammesso l’uso di tutti i mezzi musicali – lancio di forchette musicali, tirate di capelli, strangolamenti a colpi di corde – insomma, tutto pur di vincere e di conquistarsi col sangue la registrazione del primo album.

A salire per primi sul palco sono stati i Come Taste the Band, cresciuti a pane e rock già nelle loro ex formazioni (tra cui anche Lady’s First e Lene Kosti). La tensione nell’aria era palpabile, perché questi signori hanno alle spalle un background di tutto rispetto, da non sottovalutare. Non c’è dubbio che sappiano come darle di santa ragione alle corde e a pelli animali di dubbia provenienza, ma con i nomi che si ritrovano uno si aspetterebbe qualcosa di più rifinito. A tratti, è vero, schiacciano sull’acceleratore e ci fanno vedere di che pasta sono fatti, ma la loro musica, per lo più blues rock, è fin troppo prevedibile e poco curata. La linea ritmica è solidissima, quello non è affatto un problema. Il problema è la chitarra, a cui nessuno allenta mai le briglie. Si vede che il chitarrista padroneggia bene il mestiere e ogni tanto ci regala pure qualche uscita solista più curata e libera, ma di solito sono troppo brevi e non ti lasciano godere momenti di estasi prolungata. La base c’è – blues rock, ogni tanto arricchito col funk. Anche le idee sono buone, bisogna solo limare ancora un po’ la cosa, ma la band è ancora agli inizi del suo nuovo cammino e per i loro progressi non c’è da preoccuparsi.

Se all’inizio avevamo visto all’opera dei “professionisti” già più scafati, è poi arrivata una dose di energia giovanile. Sul palco sono saliti i Chill Out, che col loro entusiasmo hanno svegliato un pubblico fino a quel momento piuttosto freddo. I Chill Out mostrano un sacco di simpatia sia per i rami più duri del rock (metal compreso) sia per le sfere più morbide. Forse lo scarto tra le ambizioni metal e gli impulsi soft rock è troppo grande, ma questo non significa che i ragazzi non siano in grado di fare entrambe le cose. Sembra solo che non riescano a decidersi su cosa vogliono davvero. In un momento si dedicano alle cannonate heavy metal, subito dopo ci ritroviamo davanti a una ballad fin troppo leggera, che in una sequenza così non ha l’effetto sperato. Devono fare più chiarezza sulla propria direzione, oppure allargare ancora di più il loro repertorio. Il potenziale di sicuro non manca. Due chitarre, dove a volte una fa da eco ai pensieri dell’altra, sono l’arma principale e di conseguenza i pezzi più duri sono quelli che gli calzano meglio. È comunque interessante che non dimentichino nemmeno i segmenti più articolati, che si potrebbero addirittura definire progressive. Insomma, i ragazzi promettono molto, ma hanno ancora una lunga strada davanti. Sul palco si avverte un po’ di insicurezza, la voce va ancora rifinita, il resto sembra al suo posto.

Altri sostenitori delle melodie più ferrose, i Chicksy Dicks hanno dovuto aspettare un bel po’ prima della loro esibizione, ma hanno ammazzato il tempo raccogliendo vetri – attività di sicuro degna di rispetto. Il loro sound mi azzarderei a definirlo sporco e crudo, quasi troppo, visto che i bassi della chitarra non si sentivano praticamente, il che almeno per me faceva parte del fascino. Il basso è spinto parecchio in primo piano e rantola come una balena ferita – furioso, ma al tempo stesso ammaliante. Anche il batterista ha contribuito a questo gioco dinamico difficile da inquadrare e insieme al bassista ha formato un tandem indistruttibile. Fra tutti i partecipanti, il loro “frontman” è stato quello che ha mostrato più carattere, sia a livello vocale sia nella comunicazione col pubblico. Sul palco faceva il padrone e ha sfoggiato una bella dose di sicurezza, che però poteva anche essere frutto di qualche fonte esterna. Il pubblico (almeno in apparenza) ha accolto meglio di tutti questo incontro ravvicinato coi Chicksy Dicks, visto che è noto come a Postojna prevalgano i fan delle canzoni dal taglio più metal.

In realtà tutti i partecipanti hanno mostrato i propri assi nella manica e le proprie qualità. I Come Taste the Band si sono distinti per le gambe muscolose, i Chill Out per le criniere da cerbiatti, i Chicksy Dicks per i pettorali più sviluppati. Dal punto di vista musicale, i Come Taste the Band sono stati i più convincenti nel dominare il palco, i Chill Out hanno dimostrato con grinta la loro energia giovanile, mentre i Chicksy Dicks hanno brillato più di tutti nella categoria sfrontatezza e autenticità da palco. La giuria imparziale di tre membri ha deciso di non riuscire a decidere, e così il popolo ha dovuto di nuovo caricarsi sulle spalle il peso della scelta. I clan si sono consultati e hanno raccolto donazioni, ma i più generosi sono stati i seguaci dei Chill Out, che hanno rubato la vittoria ai tempi supplementari dell’arbitro.

Foto: Urban Bolta

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