Shine on Brightly

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Procol Harum
Etichetta: Repertoire Records
Uscita: 1968
Durata: 39:09
Voto: 5/5

“Shine on Brightly” è stato il secondo lavoro in studio dei leggendari pionieri del rock progressivo Procol Harum. Dopo l’uscita dell’omonimo esordio di culto, che grazie all’hit “A Whiter Shade of Pale” li aveva sparati nella stratosfera delle band più esaltanti della seconda metà dei Sessanta, erano decisi a spingere ancora più in là il loro talento fuori dal comune e a sfornare il loro primo vero capolavoro in studio. Il sodalizio di culto tra il cantante/tastierista Gary Brooker e il paroliere Keith Reid, in quegli anni, funzionava come una macchina ben oliata e ha regalato alcune delle melodie evergreen più belle nella storia del prog rock delle origini e del rock classico. A questa coppia si aggiungevano il maestro dell’organo Matthew Fisher e il fuoriclasse della chitarra Robin Trower, che con i suoi fraseggi blues sapeva animare per bene gli arrangiamenti sinfonico-psichedelici dei vari brani.

Il clima solare, che l’intesa tra la voce malinconica di Brooker e il suono pomposo ma caldo degli organi Hammond di Fisher riesce a creare, è il pregio principale dell’evergreen d’apertura “Quite Rightly So”. L’atmosfera d’antan, attraversata dai graffianti fraseggi di chitarra di Trower dal retrogusto blues, come in tanti altri classici dei Procol Harum, richiama alla memoria tempi romantici ormai perduti da un pezzo. Il classico che dà il titolo all’album, dove Brooker torna a sfoderare la sua straordinaria carica emotiva  condita da uno strato di ‘hammond’, negli anni è diventato quasi un brano popolare. Gli arrangiamenti classicheggianti di Fisher all’organo sono ancora una volta eseguiti da maestro, mentre Trower si occupa con fedeltà della malinconia di matrice blues.

Nell’ironica “Skip Softly (My Moonbeams)” Brooker sfoggia il suo inesauribile talento al pianoforte, mentre tra un passaggio sinfonico e l’altro Trower se ne va a spasso coi suoi fraseggi di chitarra graffianti. Nella seconda parte il suo assolo scatenato, sostenuto da ardenti strati di organo Hammond, porta a un cambio d’atmosfera melodrammatico. Trower ha sempre respirato blues, quindi non sorprende che si scateni al massimo proprio in “Wish Me Well”, di gran lunga il brano più bluesy dell’album, in cui si divide con Brooker la voce principale. “Rambling On” è un classico dei Procol Harum molto più tipico, con un clima marcatamente melodrammatico grazie alla voce straziante di Brooker, a una dolce melodia di pianoforte e a passaggi infuocati di chitarra e organo Hammond.

La malinconica “Magdalene( My Regal Zenophone)” è il momento in cui Reid, nel testo, prende in giro con ironia i popolarissimi movimenti hippie e new age che nella seconda metà dei Sessanta avevano contagiato in massa i giovani di allora. È un altro brano che nella seconda parte vive una svolta inaspettata e interessante di stile e atmosfera, fino a un clima quasi sacrale. Ma tutto questo era solo un riscaldamento per il vero capolavoro dell’intero album e uno dei pezzi migliori, forse addirittura il più importante, della loro carriera. Parliamo del padre di tutti gli epici del rock progressivo – il capolavoro evergreen di diciassette minuti “In Held ‘Twas I”. Con questo pezzo i Procol Harum hanno rotto radicalmente tutti gli standard rock e pop fino ad allora conosciuti e posato la prima pietra di una delle forme chiave del linguaggio compositivo del rock progressivo, quella che avrebbe segnato i Settanta –  le suite epiche da venti minuti o più. La particolarità principale di “In Held ‘Twas in I'” è che il titolo è in realtà un acronimo, formato dalle iniziali dei titoli di  tutte le parti di questa monumentale suite:

In

“Glimpses of Nirvana”, part 1 (parte d’apertura mistica con un mantra filosofico)

Held

“Glimpses of Nirvana”, part 2 (svolta drammatica in una sezione fusion vorticosa e graduale distensione del clima agitato con l’aiuto di un pianoforte delicato)

′Twas

“′Twas Teatime at the Circus” (parte comica con atmosfera da circo e una dose generosa di black humour britannico)

In

“In the Autumn of My Madness” (parte psichedelico-contemplativa con un assolo magnifico all’organo Hammond)

I

“Look to Your Soul” (la sezione più lunga, spiccatamente sperimentale e sinfonica, seguita dalla ‘rivelazione’ finale nella sezione “Grand Finale” grazie a un monumentale assolo di chitarra, a una delle migliori prove vocali della carriera di Brooker e ad armonie vocali corali)

Rispetto all’esordio di culto, “Shine on Brightly” è stato un altro passo avanti per la leggendaria band ed è anche uno degli album chiave per capire le forme embrionali del rock progressivo. Questo classico ha ancora oggi un valore artistico inestimabile, perché ci riporta senza fatica in una meravigliosa epoca musicale che ribolliva di creatività artistica e di avventura sonora senza freni. La stratificazione degli arrangiamenti e l’ampiezza d’atmosfera di un capolavoro come “Shine on Brightly” ci riportano ogni volta tra le braccia di questi giganti e pionieri del rock progressivo, troppo spesso trascurati.

Formazione

Gary Brooker – pianoforte e voce
Keith Reid – testi
Robin Trower – chitarra, co-voce con Gary Brooker su Wish Me Well
Matthew Fisher – organo, voce su In The Autumn of My Madness, pianoforte su Grand Finale
Dave Knights – basso
B.J. Wilson – batteria

Produzione

Denny Cordell

Tracklist

1. Quite Rightly So
2. Shine on Brightly
3. Skip Softly (My Moonbeams)
4. Wishing Well
5. Rambling On
6. Magdalene (My Regal Zonophone)
7. In Held ‘Twas in I
a) Glimpses of Nirvana
b) ‘Twas Teatime at the Circus
c) In the Autumn of My Madness
d) Look to Your Soul
e) Grand Finale

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