Siamese Dream
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Smashing Pumpkins, The
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1993
L’esordio Gish aveva spalancato loro un ventaglio di possibilità tra cui scegliere la direzione della propria espressione, che fin dall’inizio del cammino musicale era stata segnata da un’ottima accoglienza. “Le giovani promesse più interessanti” e altre etichette lusinghiere simili non hanno fatto altro che caricare un peso enorme sulle spalle della giovane band, che per questo, già agli esordi, era a un passo dallo sfasciarsi. La crisi creativa che ha fatto precipitare in una depressione profonda Billy Corgan, mente del gruppo, visionario, paroliere e soprattutto artista fragile, il desiderio decadente di autodistruzione del batterista Jimmy Chamberlin, che si avvicinava ai narcotici, e la relazione finita tra la bassista D’Arcy e il chitarrista James Iha erano un bel biglietto da visita per entrare in studio, dove avrebbero dovuto creare un piccolo miracolo, un’opera capace di tenere testa a Nevermind dei Nirvana e a Superunknown dei Soundgarden di Seattle. Attriti, litigi infiniti, e alla fine Corgan ha registrato da solo praticamente tutti gli strumenti del disco. Atto da tiranno o necessità? Dicono che i conflitti e gli attriti, ovviamente entro i limiti della norma, contribuiscano alla nascita della musica migliore. Lo si potrebbe confermare anche con il caso di Siamese Dream, che si fregia del titolo di uno dei migliori album rock alternativi di tutti i tempi.
Invece di seguire le direttive di tendenza fissate dai Nirvana e di adottare la ricetta della logica musicale punk, rivelatasi una combinazione vincente, su Siamese Dream gli Smashing Pumpkins hanno preso una strada tutta loro, completamente diversa. Assoli di chitarra epici, una produzione stratificata e pomposa che costruisce un possente muro di suono… I mattoni li ha forniti la band, o meglio Billy, ma a farne un blocco solido sono stati proprio Corgan e il genio della produzione Butch Vig (che tra l’altro è anche il batterista dei Garbage). Le composizioni flirtano con il rock progressivo, e oltre agli stucchi musicali a dare valore aggiunto sono i testi profondi, in cui Billy ha versato tutto il suo cuore, tutta la sua energia creativa, fino all’ultimo atomo. Il viaggio nel mondo dell’adorazione, dell’amore, ogni tanto della sofferenza e della dolcezza del dolore parte con il pezzo ‘Cherub Rock’, che già dalle prime battute accende la passione e la voglia di una dose eterna di ciò che ci fa sentire vivi. Ci ricorda dov’è il cuore, nel caso ce ne fossimo scordati. Dopo l’intro di batteria entra piano piano la chitarra, con un riff esplosivo e cullante che convive in modo naturale con la voce di Corgan, così atipica per un uomo. Emotività e senso estetico portano il brano a tempo sostenuto, attraverso l’assolo, fino a un ritornello oscuro e ad arrendersi a slogan nascosti nei testi. La voce è la componente che aggiunge sfumature. Corgan è un medium che ogni tanto sa sbirciare nei vostri cuori. Nei cuori di voi che sentite. Corgan dipinge con sussurri, lamenti e melodie fragili, che però reggono senza fatica il contrasto pesante e massiccio delle chitarre distorte. I pastelli si sciolgono senza sforzo nel brano successivo. ‘Quiet’ riparte da dove si era fermata ‘Cherub Rock’; le immagini si susseguono a un ritmo selvaggio, con un passo di leggera follia, di una malinconia che però non è apatica. Il battito del disco scorre ininterrotto fino al primo hit dell’album, ‘Today’, inno all’attimo e all’erotismo dell’esistere qui e ora, che pulsa diretto e pieno. La musica suona pomposa e maestosa. A livello di produzione le chitarre si impilano in strati sempre nuovi, che però suonano coerenti, legati e naturali. ‘Hummer’ aggiunge alla gemma di questa collana sensuale di rinunce e amore sincero una frase orientaleggiante, ammorbidita da scivolate sognanti lungo il manico della chitarra, e la bellezza è ancora più bella grazie ai caldi tamburi jazz e al basso caldo. La meditazione ci porta avanti per sei minuti e mezzo, poi gli Smashing ci sommergono a modo loro con nuovi riff che penseresti già consumati, e invece li hanno impastati in un elisir di bellezza eterna, per cui risultano ogni volta così dolci e attraenti. ‘Rocket’ è una dichiarazione d’amore e di leggero stordimento, o almeno di essere stati impallinati dalle freccette di Cupido. ‘Disarm’ è un omaggio acustico ai tempi andati, al crescere e alle scelte che non si possono rimpiangere in eterno, ma anche una promessa per il futuro. Sopra le nebbioline si alza un sole pallido che ti scuote dal torpore narcolettico. ‘Soma’ tocca senza esitare. La tristezza si sente così materializzata, come gocce di rugiada fredda nel deserto dell’eterna solitudine, rifugio sicuro solo di sé stessi, di una sensazione di dolore aspro che ogni tanto assaporiamo con una certa dolcezza. Le immagini, le icone di dolore, lacrime e rimpianto erette nel tempio del sonico sono piazzate in modo tale che ne resti rapito fino alla fine. L’incanto si spezza con ‘Geek USA’, che manda in frantumi la malinconia con energia e introduce un nuovo messaggio. Il messaggio che si può sopravvivere e continuare a scalciare fino in fondo. Ottimismo? Le delusioni vanno soffocate o almeno riposte in un cassetto per i momenti in cui ci saremo dimenticati cosa significava sentire. ‘Mayonaise’ riporta l’ascoltatore nel ritmo dolce di una contemplazione e di un sentire un po’ più pacati. Non serve combattere come don Chisciotte contro i mulini a vento. Allo stato di dolcezza segue una sequenza di dolore, allo stato di lucida sobrietà immagini da sogno che impregnano il cuore fino all’orlo. La testa non è la guida. La guida principale e la sala di controllo, quando ascolti gli Smashing Pumpkins, è il cuore. Segue l’invito a sentire e a prendersi quello che c’è. Assaporare l’uomo nella sua pienezza e svuotare insieme i calici della vita. ‘Spaceboy’ insegna cosa resta quando l’amore non è reciproco e a dare è uno solo, mentre l’altro cade svuotato, ma si abbandona comunque fino in fondo. Senza riserve e senza dubbi. ‘Silverfuck’ Un’esplosione di energia e di nerbo. Tra Eros e Thanatos abbiamo di nuovo un vincitore temporaneo, che sceglie la vita al posto della morte. Rivolta e passione selvaggia. Rassegnazione e immersione nelle vecchie sensazioni di dolce dolore tornano ogni tanto. I demoni si insinuano. Ancora distruttivi, nonostante si siano messi maschere di cristallo con tanto di sorriso. Ed ecco già il gran finale. Per me l’immagine più bella del sogno: ‘Luna‘ come messaggio di amore eterno. Come il tocco dei raggi del mattino. Come una promessa calda per il giorno dopo una sera fredda. Sognante, rapita e ipnotica.
Siamese Dream è decisamente un disco molto coeso e compatto, che ti porta dall’inizio alla fine. L’ordine dei brani è efficace. La produzione è quella giusta per completare lo spettro tra toni alti e bassi. Il suono è succoso e denso. Come il sangue che esce dal ventricolo. Qui siamo senza dubbio davanti agli Smashing Pumpkins nella loro forma più pura e migliore. Il distillato di amore e dolore è inseparabile. I due sono come gemelli siamesi. La descrizione migliore di Siamese Dream sta nell’allegoria stessa dell’amore come sognare in due. Da solo l’uomo è incompleto. Da solo muore e si spegne come essere senziente. Le pagine possiamo riempirle solo in due, quando ci toccano e ogni tanto ci feriscono il cuore, così da poter scrivere con il sangue del cuore su pergamene segrete: “Sì, ho amato. Amo. E amerò ancora.” Questo è il fondamento della vita. Questo è il fuoco elementare che nutre il cuore. Ogni tanto lo ustiona, ma il tempo guarisce le ferite, no?
Formazione
Billy Corgan – voce, chitarra, mellotron nel brano “Spaceboy”
James Iha – chitarra, voce
D’Arcy Wretzky – basso, voce
Jimmy Chamberlin – batteria
Mike Mills – piano nel brano “Soma”
Eric Remschneider – violoncello nei brani “Disarm” e “Luna”
David Ragsdale – violino nei brani “Disarm” e “Luna”
Produzione
Butch Vig & Billy Corgan
Tracklist
1. Cherub Rock
2. Quiet
3. Today
4. Hummer
5. Rocket
6. Disarm
7. Soma
8. Geek U.S.A.
9. Mayonaise
10. Spaceboy
11. Silverfuck
12. Sweet Sweet
13. Luna
DURATA DELL’ALBUM: 62:14