Sinfonia con il dream team a Padova

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Autore: Rok Klemše

Luogo: Palassport, Padova, Italia
Data del concerto: 29.10.2007
Numero di spettatori: 5000

 Tra i tanti concerti di ottobre, per me il punto più alto è arrivato proprio alla fine del mese con Dream Theater e Symphony X a Padova. Al trasporto ha pensato di nuovo il buon vecchio Tadej con i suoi Koncerti.net, e così eravamo già in marcia verso Padova. Il viaggio, che poteva filare liscio e veloce, purtroppo non è stato così tranquillo. Le vesciche deboli dei metallari hanno ovviamente significato soste impreviste, prima di Venezia ci ha accolto una coda che si è trascinata fino a Padova, e come se non bastasse c’è mancato poco che scappasse la tragedia. Una metallara completamente ubriaca (e probabilmente non solo), che stava logorando i nervi all’autobus, a pochi metri dal palazzetto, mentre eravamo bloccati in mezzo all’ingorgo, faceva venire i capelli grigi all’autista con la storia del bagno, finché lui alla fine l’ha lasciata scendere a fare i suoi bisogni in mezzo alla strada. E la signorina, ovviamente, si è infilata sotto un bilico da 300 tonnellate che stava proprio per partire. Se è ancora viva lo deve solo alla lucidità e alla prontezza dell’autista, della guida e di alcuni passeggeri! Per colpa di certi primitivi noi metallari abbiamo e purtroppo avremo sempre una pessima fama. Grazie a Dio ci aspettava un concerto eccezionale.

Anche se quest’anno ho già visto i Symphony X due volte, la mia terza volta l’ho aspettata con la stessa impazienza della prima. Basta una chiacchierata con un fan fanatico quanto te e l’ascolto di qualche pezzo scelto sulla strada per Padova, e quando si spengono le luci e dalle casse esplode il megalomane intro Oculus ex Inferni, i freni saltano. Sono davvero contento di aver visto i Symphony X una decina di giorni fa a Vienna al loro concerto da headliner, dove avevano a disposizione un’ora e mezza buona e hanno suonato anche il fantastico ep The Odyssey; stavolta, come gruppo spalla dei Dream Theater, avevano solo 40 minuti. Ma meglio un uovo oggi che una gallina domani, dicevano i vecchi, no? I ragazzi del New Jersey hanno quindi attraversato a tutta velocità il paradiso perduto con Set the World on Fire (The Lie of Lies), Domination, The Serpent’s Kiss e Paradise Lost. Sono i pezzi che dall’uscita dell’album Paradise Lost finiscono in scaletta ogni singola volta, ma dal vivo suonano così assurdamente bene che sui loro ritornelli urlo ogni volta come un animale. Khem… La cinquina americana dal vivo dà sempre tutto, in primo piano c’è ovviamente l’ottimo Russel Allen, che con la sua voce incredibile mette in tasca parecchi cantanti. Allen è fenomenale sia nelle zone medie e nella voce aggressiva, quasi thrash, sia nelle altezze in falsetto, dove il microfono può stare pure a un metro di distanza e ti perfora comunque i timpani. A livello strumentale i Symphony X sono dei perfezionisti totali, gli occhi sono ovviamente tutti su uno dei migliori chitarristi metal, Michael Romeo, che dal vivo con una sola chitarra riempie lo spazio di tre! E poi c’è l’ottimo tastierista Mike Pinella e una sezione ritmica assassina con il divertente moschettiere Mike Lepond in testa. Dai Symphony X dal vivo non ci si aspetta altro che la massima qualità possibile, e una bella strigliata va invece al loro incapace “mago” del suono, che girava le manopole del mixer a caso e poi per metà del set dei Symphony X se ne è stato a fissare il vuoto come un vitello davanti a una porta nuova. Per fortuna è venuto in soccorso il fonico dei Dream Theater, che ha portato il suono almeno a un livello soddisfacente, con bassi un po’ più bassi, chitarra e voce più alte.

Scaletta dei Symphony X:
1. Set the World on Fire (The Lie of Lies)
2. Domination
3. The Serpent’s Kiss
4. Paradise Lost
5. Inferno (Unleash the Fire)
6. Sea of Lies
7. Of Sins and Shadows

Dopo una pausa di venti minuti è partito il vero show. La sala si è oscurata e sul telo sopra il palco sono scorse le copertine di tutti gli album dei DT e clip dei vari periodi, accompagnati da brevi estratti musicali dei singoli pezzi. Poi la sala esplode in estasi quando sul palco sale la leggendaria cinquina americana che, come si conviene a un set di due ore, attacca con la cult Also Sprach Zaratustra di Strauss, che ricordiamo tutti soprattutto dal capolavoro di Kubrick 2001: A Space Odyssey. Niente smancerie, i ragazzi hanno acceso il motore senza fermarsi e fin dall’inizio hanno ingranato la quinta con il demolitore da concerto, quasi thrash, Constant Motion dall’ultima fatica del quintetto americano, Systematic Chaos. I Dream Theater girano per il vecchio continente ormai da più di un mese, e sul palco si sente eccome. Era il mio terzo concerto dei Dream Theater e così affiatati ai miei occhi non erano mai stati, per quanto la loro virtuosità strumentale sia ovviamente proverbiale. Un breve saluto del cantante James LaBrie al pubblico italiano, che ha riempito la sala fino all’ultimo angolo, circa 5000 teste stipate nel Palassport, e già ci siamo ritrovati con la sensazione di déjà vu grazie all’ottima Strange Déjà vu dal capolavoro concettuale Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory. I Dream hanno deciso di rivoluzionare completamente la scaletta, la cui parte maggiore è andata ovviamente alla presentazione dell’ottimo nuovo disco, mentre il resto l’hanno riempito, con grande (e piacevole) sorpresa, con pezzi rari, quasi oscuri. In quest’ottica è seguita la Blind Faith da dieci minuti, da Six Degrees of Inner Turbulence; questi e pezzi simili hanno ricevuto dal pubblico italiano, per il resto piuttosto caldo di sangue, un’accoglienza più fredda, ma è stato un vero piacere sentire roba che, per colpa di qualche Pull Me Under ormai un po’ stramasticata, non capita di sentire così spesso. The Dark Eternal Night per me è stata uno dei picchi del concerto, perché è uno dei pezzi migliori del nuovo disco, con il testo di Petrucci su un mostro, tema piuttosto atipico per i Dream. La vera sorpresa però è stata l’animazione sul telo che accompagnava il pezzo, in cui i Dream Theater si trasformano nel dream team di supereroi N.A.D.S. (North American Dream Squad). Jordan The Wizard nei panni di un mago stile Gandalf con dita affilate come forbici, Petrucci con la chitarra infuocata, James e Myung con attacchi supersonici e Portnoy con lo sputo della morte alla fine sconfiggono ovviamente il mostro e festeggiano la dolce vittoria. Un’aggiunta carina e divertente, che rende i Dream ancora più accessibili e li mostra in una luce più scanzonata. Anche sul palco si vedeva che i ragazzi si stanno divertendo come non succedeva da tempo, Portnoy si sfogava con dei sacchi da boxe piazzati direttamente sulla batteria, durante gli assoli prendeva in giro Petrucci con movimenti da segaiolo, e a Rudess si è unito alle tastiere il simbolo del nuovo disco, la formica. Quelle si sono costruite un formicaio direttamente sul palco. Poi un’altra sorpresa, la bellissima ballad dal classico Images & Words, Another Day. LaBrie quella sera ha davvero brillato, non cantava così bene da un pezzo, è salito senza problemi anche nelle altezze in falsetto più alte, che di solito gli davano più grattacapi. Poi Scarred da Awake e Forsaken dal nuovo album, nella cui intro Petrucci ha sbagliato ben due volte. Neeee, Petrucci non è un dio! Ancora I Walk Beside You da Octavarium e poi l’epico viaggio di quasi mezz’ora con entrambe le parti di In the Presence of Enemies, che dal vivo, come tutti gli altri pezzi nuovi, suona in modo fenomenale. E la parte regolare era finita. Ma i Dream ci hanno naturalmente concesso anche un bis sotto forma di medley di quindici minuti con una selezione interessante di pezzi, hanno tirato fuori dalla naftalina persino Trial of Tears da Falling Into Infinity, l’hanno mescolata con Finally Free, Learning to Live, In the Name of God e Octavarium, e dopo due ore piene ci hanno salutato.

Scaletta dei Dream Theater:
1. Intro
2. Constant Motion
3. Strange Déjà vu
4. Blind Faith
5. The Dark Eternal Night
6. Another Day
7. Scarred
8. Forsaken
9. I Walk Beside You
10. In the Presence of Enemies Part I & II
—.—.—.—
11. Medley: Trial of Tears/Finally Free/Learning to Live/In the Name of God/Octavarium

Per me personalmente è stato il miglior concerto dei Dream Theater che abbia mai visto, i ragazzi sono al top, rinnovati da una energia fresca, e sul palco non erano mai stati così in forma, per quanto sia difficile da credere. Mi inchino al fonico, che ha portato l’impianto al massimo livello qualitativo, e in un palazzetto del basket per niente acustico non è un lavoro facile. Una bella strigliata va invece di nuovo all’organizzazione italiana. Atteggiamento totalmente ignorante verso i giornalisti, birra schifosamente cara, sicurezza scarsa, per non parlare del fatto che i taliani non hanno ancora imparato nemmeno una parola d’inglese. Ah, quante ne dobbiamo sopportare per vedere i nostri eroi. Ma con un concerto così bello tutto il resto passa in secondo piano. Alla prossima!

Foto: Jani Lah
Testo: Rok Klemše

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