Sintur
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: džeZZva
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2018
Durata: 58:15
Voto: 5/5
»Sintur« è il terzo album della formazione di Murska Sobota džeZZva e il suo secondo vero album in studio. Gli anni passano in silenzio e ne sono già trascorsi quasi quattro dall’uscita del coraggiosissimo esordio »džeZZva« (2014), con cui i bravi ragazzi del Prekmurje hanno definito in modo netto e chiaro il proprio dossier musicale e hanno convinto, con la loro eccellenza, sia la scena di casa sia quella estera: questa è una band di qualità altissima, a cui la creatività non manca di certo. Se Tolmin ha i Feedback, Idrija i Divje Jezero, Lubiana i Moonlight Sky, allora Murska Sobota ha i džeZZva. Quattro mondi musicali, quattro esperimenti da virtuosi, quattro storie musicali completamente diverse, in cui però i buongustai della musica trovano in fretta i denominatori comuni e fanno altrettanto in fretta loro la musica di tutte e quattro.
Il quartetto džeZZva ha un’esperienza enorme. Dejan Berden, la mente della band, si è messo alla prova nel corso della carriera come autore di musica su una tavolozza di generi coloratissima. Ha pubblicato una dozzina di album, sia suoi sia nati dalla collaborazione con numerosi nomi di spicco della scena di casa. Parliamo di un compositore prolifico e di un musicista a tutto tondo, che ancora oggi resta uno dei segreti meglio custoditi della scena musicale slovena. Berden lo abbiamo presentato più a fondo nella recensione del suo album in studio »Fluid«. »Sintur« segue il libero »avventurismo« musicale di Berden ed è un disco in cui i džeZZva tirano fuori alcune mosse che finora non avevano mai provato. Che non ci siano equivoci. Il principio della tradizionalità resta ben marcato anche nel nuovo album, e a dare questa sensazione sono soprattutto l’ampia presenza del pianoforte di Dejan Berden, il riverbero d’altri tempi del contrabbasso di Mojmir Wolf e le incursioni, ogni tanto, di motivi del melos tradizionale delle pianure del Prekmurje. Non lo cercano di proposito: li ci porta e basta, e non c’è da stupirsi, visto che sono cresciuti con quella terra sotto i piedi.
I džeZZva si buttano nel contenuto di »Sintur« con ambizione e con tutto l’entusiasmo possibile. Lo aprono col botto, con il motivo solido della title track iniziale Sintur, ma poi l’album si scioglie del tutto in chiave fusion con la mini suite Sedem. Una composizione ambiziosa e arrangiata, lunga oltre dodici minuti, piena di ribaltamenti di motivi, sviluppi imprevisti e cambi di umore. È proprio con questo brano che i džeZZva evocano per la prima volta in modo marcato quel velo di mistica, soprattutto nei passaggi in cui il raffinato Iztok Rodež »colora«, sullo sfondo delle imprese pianistiche di Berden, con collage di »soundscape« di chitarra. I džeZZva suonano con un enorme piacere e si sente a ogni passo, nell’essenza stessa del nuovo album. È un disco pieno di cuore e incredibilmente sincero.
La prima metà del disco si “complica” parecchio in Svobodno čez obzorje. Il dialogo di improvvisazioni esuberanti attraversa tutto l’album, guidato soprattutto da Iztok e Dejan, e proprio in questo brano tocca il suo apice. Una jam pazzesca della band, che non ti lascia respirare. Balldar e subito dopo Zimske misli sono piazzate con astuzia nella parte centrale di »Sintur« e alleggeriscono l’avventurismo della fusion jazz rock dei primi quattro pezzi. Sono brani arrangiati in modo più compatto, con un’espressività dal carattere art rock e contorni di rock progressivo, e la band mostra una sensibilità notevole nell’ascoltarsi a vicenda e una grande finezza filigranata nell’esecuzione. I džeZZva spingono la loro sottigliezza ancora più in là in Zimske misli. Un brano dolce e fragile, la cui grazia si lega benissimo al carattere di »risveglio« di Spring, dall’album d’esordio. In »Sintur« i džeZZva hanno flirtato anche con un’altra novità: hanno scritto un brano vocale. Però la voce cerca per tutto il tempo linee musicali non convenzionali, che sorprendono piacevolmente chi ascolta e lo »stuzzicano« con la loro stranezza. Con l’approccio vivace e quasi verginale della cantante Lina Rahne, il brano Preplet porta una delle deviazioni compositive più marcate dell’intero album, e la mistica delle pianure del Prekmurje torna a vivere con virtù in questo pezzo. In questo brano i džeZZva hanno messo in musica la poesia del poeta Milan Vincetič. La rielaborazione del popolare Ne orji, ne sejaj, più avanti nel disco, è così avventurosa e sciolta in chiave jazz rock fusion che il motivo principale lo »acchiappi« a malapena al volo, e nell’album funziona in modo simile a uno dei pezzi migliori, cioè la già citata mini suite epica Sedem. Verso la fine, nella loro versione di Ne orji, ne sejaj i džeZZva si »fanno esplodere« di nuovo, tutti in assolo. Così, in chiusura, Bruzel ha un effetto simile a quello dell’iniziale Sintur. Serve la giusta dose di ironia e, insieme, di compattezza dei motivi, e tiene l’ascoltatore ben stretto a sé fino alla fine dell’album. La conclusiva Bruzel poggia su una chiave ritmica »sballata« e su arabeschi infilati nel melos. Con la sua struttura e il suo sviluppo interessanti, ti prepara a un altro giro del disco nel lettore. »Sintur« dà la sensazione generale che i džeZZva, nel realizzare le idee, siano ancora più audaci e coraggiosi che nell’esordio.
»Aspettati l’inaspettato«. »Sintur« ti incanterà. Proprio come i džeZZva ci hanno incantati con l’album d’esordio del 2014. Ma »Sintur« è un disco diverso, che mantiene l’audacia tipica del jazz avventuroso ed esplorativo della band e quelle sfumature uniche e per niente pretenziose di melos di origine prekmurese, che »colorano« i brani più per caso e in modo spontaneo che perché i džeZZva vogliano ficcare a forza questa tradizione in testa a chi ascolta. Anche »Sintur«, come l’esordio in studio, è un album suonato con una gran dose di divertimento. Con un’enorme perspicacia e freschezza di idee. Con dinamite diabolica nelle dita e grande ardore. Parla in modo rilassato e con lo spirito di una sincera onestà, che non conosce né riconosce confini espressivi. Riversare insomma il proprio genio creativo interiore in un linguaggio musicale unico. »Sintur« approfondisce l’unico e irripetibile dossier musicale di questa band splendida e affascinantissima!
»Sintur« è un disco che attrae un sacco. Se ti piace l’insolito in musica, quello che fonde con coraggio tradizione e avventurismo sperimentale, »Sintur« ti entusiasmerà dall’inizio alla fine. Ingrana piano. Al primo ascolto soprattutto sconvolge e dà perfino la sensazione di essere più sperimentale dell’esordio in studio. Ma con gli ascolti successivi, tu, gourmet della musica, lo farai tuo, perché scoprirai poco a poco tutti i dettagli di questo ricco messaggio musicale. Velo dopo velo. Un risultato eccellente, e già adesso posso dirlo senza giri di parole: è uno dei vertici delle uscite di quest’anno nell’universo musicale sloveno, quando si parla di buon jazz. Con »Sintur« la band tornerà a salire con grande efficacia anche sui palchi delle scene internazionali. Un lavoro, insomma, di cui può andare fierissima e che, speriamo, i džeZZva suoneranno nei prossimi concerti dall’inizio alla fine. Nella sua interezza, insomma.
https://www.youtube.com/watch?v=T_WuQraKJkE
Formazione
Dejan Berden – pianoforte
Iztok Rodež – chitarra
Mojmir Wolf – contrabbasso
Miran Celec – batteria, percussioni
MUSICISTA OSPITE:
Lina Rahne – voce nel brano n. 7
Produzione
Dejan Berden
Tracklist
1.Sintur
2. Sedem
3. Tink
4. Svobodno čez obzorje
5. Balldar
6. Zimske misli
7. Preplet
8. Ne orji, ne sejaj
10. Bruzel