Siromašni i bogati

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Xaxaxa
Etichetta: Moonlee Records
Uscita: 2012
Durata: 30:48
Voto: 4.5/5

Essere socialmente critici e averne piene le scatole delle promesse a vuoto di politici senza uno straccio di idea oggi non dovrebbe essere l’impresa più difficile, che tu sia un vecchio gatto navigato abituato a tutto o un ragazzino con ancora il latte alla bocca e zero speranze nel futuro. Siccome però di questi tempi fa comodo avere una colonna sonora adatta per scaricarsi in tempo reale, a fare al caso tuo non devono per forza essere certi americani o i soliti nativi nauseati: puoi anche piazzare sul piatto l’ultimo disco della band macedone Xaxaxa (o Hahaha in cirillico). Nonostante il nome, gli eredi della vecchia formazione Bernays Propaganda, punkettari saltellanti di Skopje con una spinta alternativa, sono tutto fuorché gente fatta per il puro divertimento spensierato: sotto i testi in macedone e le melodie cantabili si nasconde un sacco di amarezza e una critica diretta al sistema in cui viviamo oggi. Derubati dei sogni, invece di piangersi addosso o di buttarsi subito su fucili e bombe, hanno preferito prendere in mano gli strumenti e servire una versione ascoltabile di una rivolta ben articolata, che ormai da tre anni riempie le orecchie del pubblico; l’anno scorso la lezione di tango con Tango revolucionerjem si è tenuta anche alle prime vacanze punk rock al PRH 1.1, e appena un anno dopo è già ora del capitolo successivo.

https://www.youtube.com/watch?v=rANMglEjlTg

Nonostante il ritmo di lavoro serrato, Siromašni i bogati è un prodotto ponderato, che dimostra come Vasko Atanasoski, Nenad Trifunovski e Đano Kuč abbiano preso la loro missione di smascherare il vuoto e la tristezza del nostro tempo come un compito sacro, e non come un passatempo per ammazzare ore libere e noia. Dietro la copertina minimalista, fedele alle radici DIY di punk, HC e di quella vera alternativa i cui colori hanno difeso Fugazi, Hüsker Dü e chiunque altro affondi le radici negli anni Ottanta e nei primi Novanta, c’è un sound condito al punto giusto, che si appoggia all’eredità dei due nomi appena citati, a cui si aggiungono richiami a Dag Nasty, Wipers e Rites Of Spring. Vabbè, l’acqua calda stavolta non la scopriamo, e dopo un esordio belloccio e bello succoso la domanda principale è: stiamo ripetendo la solita storia, fermi al riparo sicuro di una ricetta vincente, oppure è un passo avanti? Basta un attimo, quando nelle orecchie ti si apre il suono di Hrabar nov svet, che getta un ponte tra il ritmo martellante dell’esordio e una nuova fase nello sviluppo degli Xaxaxa. Vasko, Nenad e Đano restano fedeli alle proprie radici, quindi non aveva neanche senso aspettarsi di non trovare nessuna somiglianza nel nuovo disco, ma già dal suono più ricco di Kolku nazad možeš da se vratiš? è chiaro che i ragazzi hanno fatto un passo avanti. Alle distorsioni sporche della chitarra di Vasko, sbrindellata il giusto, si aggancia bene un basso pedante, che Nenad domina alla grande, mentre la batteria sotto le bacchette di Đano suona sciolta quanto basta e soprattutto precisa come un singolo. Sulla voce inconfondibile del primo cantante si innesta poi, delicata il giusto, la voce femminile della corista, e sopra tutto resta la domanda retorica se Skopje sia davvero una via obbligata verso la rovina per i giovani; nell’anno del cataclisma rimane la consapevolezza che guerre, terremoti e città cadute sono l’annuncio del futuro, mentre il ritorno a un’età dell’oro di abbondanza e spensieratezza sognante è impossibile.

Pessimismo? Direi piuttosto sano realismo, e la verità dobbiamo ammetterla tutti, almeno ogni tanto, così le cose evidenti e i conti chiari con il fondo del presente non ci fanno uscire dai binari quando non va tutto come ci promettono i politici. A questo è dedicata la title track Siromašni i bogati, che parla dei baratri sempre più profondi in tutte le repubbliche delle banane eurocentriche, balcaniche o semplicemente mondiali, solo che l’egemonia della fame sporca d’Africa stavolta è stata trapiantata sul nostro suolo di casa. Vtora smrt, cioè la seconda morte, è per tutti i giovani e pieni di vita un pezzo meno chiaro nei contenuti: invece della fine fisica è dedicato alla stretta della cinghia in tempo di recessione e alla rivolta anarchica contro la corruzione di Stato, mentre il seguito con Kon svoite se vrtiš racconta che, anche tornando dai propri cari, spesso si scopre che i vecchi legami sono spezzati, altro che ritorno a un dolce stato di protezione primordiale. Il ritorno sotto l’ala dei nidi di casa, che avremmo dovuto lasciare da un pezzo, è la conseguenza del peso finanziario, in una partita in cui i ricchi sono i padroni del mondo e i poveracci gli schiavi dei padroni di questo porcile chiamato modernità, e una qualche speranza di spostarsi verso la liberazione, almeno per via evolutiva, non è possibile. Gli Xaxaxa impacchettano tutto questo in un proiettile musicale di melodia alter rock, e sul pezzo lasciano il segno anche i suoni dolciastri al punto giusto di tromba e piano elettrico. Gli Xaxaxa sono critici con il senso estetico, di quelli che ti scivolano dritti nelle orecchie, orecchie che però devono essere almeno un minimo aperte alle lingue slave, altrimenti il messaggio principale scivola nel vuoto e, sui bei suoni, la gente può solo dondolarsi in una danza leggera, anche se siamo tutti in fila come pecore al macello, mentre gli oligarchi di economisti e politici senza idee ci raccontano favole con cui, oltre alla dignità che non c’è più da un pezzo, ci toglierebbero anche quel poco che ci è rimasto per sopravvivere … E staccare la spina non è possibile, aggiungono Vasko e compagnia con Probav da se isklučam. Un po’ di gioco futuristico con l’idea dei chip di tracciamento e della marchiatura delle mandrie di cittadini qui si può intendere anche alla lettera, ma c’è abbastanza spazio pure per l’immagine allegorica in cui siamo tutti marchiati dal nostro status economico, dai geni e dalla posizione geopolitica.

Il disco Siromašni i bogati è un lavoro melodico più articolato, che porta la storia in salita lineare, e io sottolineerei che il livello qualitativo è stato alzato senza dubbio a un piano superiore, quello che dai rivoluzionari pop-punk macedoni ci aspetteremo maledettamente anche in futuro! A giudicare dall’insieme, stavolta il disco è un vero trattato di idee, un manifesto politico e soprattutto un prodotto musicale tarato benissimo, di appassionata musicalità, in cui resta un briciolo di speranza di lavoro per tutti, di luce in fondo al tunnel oscurato del presente, di salvezza dai dolori e dalle sofferenze del mondo in cui viviamo; gli Xaxaxa pretendono una reazione attiva e, se non altro, un ballo, durante il quale, dopo ripetute sobrietà ritrovate, potremo ascoltare il senso delle parole che appartengono a tutti noi. Su questo sentimento da pista potremo presto prendere il nostro destino nelle nostre mani, cominciare a riempire molotov per il regolamento di conti finale con chi ci ruba la speranza in un futuro più luminoso, e ai ladri della luce della speranza, forti del nostro numero, potremmo dire più facilmente: »Vi abbiamo letti, e dopo questa rivoluzione non resterà pietra su pietra nelle mura dei vostri palazzi di arroganza e di ingiusta spremitura degli ultimi atomi di socialità e buon senso!« Dalla musica sono finito un po’ fuori strada, sull’attività politica, che però in sintonia con gli Xaxaxa ha dannatamente senso. Lo sapete – ride bene chi ride ultimo, e gli Xaxaxa si prendono a modo loro l’onore di incarnare questo proverbio sarcastico nel contenuto e nel nome; la minaccia silenziosa del futuro e soprattutto la nausea per lo stato del presente sono il bagaglio per cui anche in futuro daremo volentieri un morso a un disco così!

Formazione

Vasko Atanasoski – chitarra, voce
Nenad Trifunovski – basso
Đano Kuć – batteria

Musicisti ospiti:

Vladan Drobicki – tromba nei brani 5 e 7

Panče Bujukliev – piano elettrico nei brani 5 e 7

Kristina Gorovska – voce e battiti di mani nel brano 2, tamburello nel 7

Produzione

Nenad Trifunovski

Tracklist

  1. Hrabar nov svet
  2. Kolku nazad možeš da se vratiš
  3. Siromašni i bogati
  4. Vtora smrt
  5. Kon svoite se vrtiš
  6. Probav da se isklučam
  7. Sekoj raboti
  8. Ako se odvojam od bolkata
  9. Fanariotska prikazna
  10. Ja polni zemljata so smrt
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