Sleepwalking
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Magnum
Etichetta: Music For Nations
Uscita: 1992
Voto: 4/5
“Sleepwalking” rappresenta per i Magnum un ritorno alle radici tutto sommato riuscito, con la scoperta, allo stesso tempo, di alcune direzioni sonore nuove e più raffinate, che prima di solito non erano così marcate nel loro suono. Questa svolta verso una maggiore raffinatezza e sottigliezza era semplicemente inevitabile dopo la doccia fredda arrivata con l’uscita del predecessore, tarato sul mercato americano, “Goodnight L.A.” (1990), dove avevano flirtato senza fortuna con l’hair metal. Dopo il crollo improvviso del successo commerciale, la smania da rockstar nella band si era lentamente sgonfiata e i Magnum avevano iniziato a tornare al loro sound di sempre, quello che di solito era più facile etichettare come hard rock melodico, fondato su un mix di spezie art rock, hard rock e AOR.
La mossa decisiva per ridare alla band quel fascino celtico-britannico, mistico e spesso malinconico, che li contraddistingue, è stata questa: Tony Clarkin, chitarrista e principale artefice della loro musica e dei testi, ha preso le redini in mano e ha prodotto l’album di testa sua. “Sleepwalking” ha così di nuovo quel marchio di fabbrica Magnum, un suono romantico ed etereo, e non mancano nemmeno i testi fantasy e di critica sociale, che dopo tanto tempo tornano a dominare l’album. Un ruolo importante nel far tornare i Magnum quelli “di una volta” lo gioca anche il ritorno dell’illustratore di lunga data Rodney Matthews, che per l’occasione ha disegnato una copertina piuttosto atipica. È costruita come una specie di collage mistico, fatto di vari pezzi delle copertine dei lavori precedenti e di alcuni oggetti simbolici legati ai singoli membri.
Lungo tutto l’album si avverte una raffinatezza maggiore e una maturità conquistata rispetto ai lavori precedenti. A contribuire in modo decisivo sono i sintetizzatori di Stainway, in primo piano, che regalano ai singoli brani una malinconia romantica più che gradita. Nella produzione le tastiere sono spinte con forza in avanti rispetto alla chitarra, il che dà al disco un suono molto più sofisticato e malinconico del solito. Le tastiere non ricevevano tanta attenzione dai tempi di “Vigilante” (1986). Resteranno un po’ meno entusiasti di “Sleepwalking” quelli che hanno sempre vissuto i Magnum come una hard rock band un po’ particolare e che apprezzavano soprattutto le parti più energiche, trascinate dai riff di chitarra di Clarkin, perché nel complesso questo è uno dei loro lavori più lenti e pacati. Inoltre, per quanto sia solido dall’inizio alla fine, “Sleepwalking” non regge il confronto con le loro cose migliori. Chi si aspettava un altro “On A Storyteller’s Night” (1985) poteva scordarselo alla grande. I tempi d’oro della band, ormai, erano belli che andati.
Su “Sleepwalking” i Magnum si sono concessi parecchie sezioni sottili e rilassate, dove, quando si tratta di sottolineare le emozioni più alte, torna a risaltare l’ottima voce del loro carismatico cantante Bob “The Cat” Catley. Lo conferma già l’apertura, “Stormy Weather”, sottilissima e malinconico-romantica, che al posto del solito pezzo d’assalto che ti aspetteresti offre arrangiamenti sinfonici bellissimi sopra imponenti strati di sintetizzatori. Clarkin, intanto, tira fuori un bel campionario di passaggi di slide guitar, insolitamente delicati per lui, mentre la prova di Catley arriva in ogni angolo del cuore. Segue “Too Much To Ask”, più diretta e di impronta hard rock, con un riff quasi rock’n’roll. Anche con il suo ritornello rappresenta un ritorno alle acque più tradizionali dei loro primi album.
Dopo i buongustai di art rock e hard rock, ci sarà pane anche per gli amanti dell’AOR, che di sicuro non potranno resistere al fascino di “You Are The One”. Si vanta di un ritornello da inno, altamente melodico, e di un accompagnamento di armonie vocali irresistibile, tessuto attorno al riff centrale e a semplici ma ipnotiche trame di tastiera. Qui si potrebbero perfino trovare dei paralleli con i cugini Uriah Heep e i loro primi due lavori con Bernie Shaw. “The Flood (Red Cloud’s War)” invece è il vero ritorno alla loro vecchia forma, una creazione eccellente che potrebbe tranquillamente stare in capolavori del passato come “On A Storyteller’s Night”, “Vigilante” o “Wings Of Heaven” (1987). La sua magia sta nell’intreccio di strati finissimi di sintetizzatori e riff di chitarra, nella prova vocale di Catley, ottima e un po’ ruvida, e in cambi di ritmo splendidi, arrivati quando meno te li aspetti. Sulla ballata romantica “Broken Wheel” la band, sulle ali di una splendida prova vocale di Catley, dimostra di non aver affatto perso il senso per le ballate di qualità, senza zuccheri aggiunti.
Un esperimento interessante è anche “Just One More Heartbreak”, con gli spiritosi passaggi di chitarra wah-wah di Clarkin e le voci atmosferiche in coro nel ritornello. La prova che le occasionali spiritosaggini art rock non gli sono affatto diventate estranee arriva con “Every Woman, Every Man”, con passaggi jazz di sassofono come ospite. Il mini hit “Only In America”, incoronato da un sarcasmo mai nascosto, negli anni ’80 (con un testo un po’ diverso, ovviamente) sarebbe potuto diventare perfino un successo internazionale. Qui nel testo si sfogano senza risparmiarsi sulla disillusione arrivata dopo i tempi da star vissuti durante la loro breve parentesi a Los Angeles (vedi la recensione di “Goodnight L.A.”). Uno dei picchi dell’album è senza dubbio anche “Sleepwalking”, che porta avanti la loro tradizione di grandi title track. Oltre all’immancabile ritornello seducente e da inno, non mancano un testo mistico, passaggi latini a metà brano sulla chitarra acustica e onde space rock di sintetizzatori. Per un breve momento tornano a vivere le loro radici art rock. L’atipica “Prayer For A Stranger” strizza parecchio l’occhio a certi classici dei Toto, il che non è per niente male. La romantica “Long Ride”, dove tornano a regnare i sassofoni, è una chiusura brillante dell’album.
“Sleepwalking” è l’album di cui i Magnum avevano un disperato bisogno, se volevano mantenere agli occhi dei fan di lunga data la credibilità del titolo di campioni dell’hard rock melodico britannico e aprire un nuovo capitolo, lasciandosi definitivamente alle spalle i loro tempi d’oro e irripetibili con la Polydor, un’etichetta sempre più approfittatrice, che voleva ormai solo hit e ancora hit. Su “Sleepwalking” si sente per tutto il tempo che la band ha respirato a pieni polmoni e si è goduta la lavorazione. Il risultato è uno dei loro lavori più equilibrati, dove le radici e gli elementi sonori che arrivano dai tempi della gloria passata si mescolano con alcune spezie mai provate fino ad allora. “Sleepwalking” non è stato certo né il primo né l’ultimo momento in cui i Magnum hanno provato a rivitalizzare il loro suono e ad aprire un nuovo capitolo di carriera, ma è senza dubbio il più riuscito, quello con cui hanno varcato a testa alta la soglia degli imprevedibili anni ’90.
Formazione
Bob Catley – voce
Tony Clarkin – chitarra
Wally Lowe – basso
Mark Stanway – tastiere
Mickey Barker – batteria
MUSICISTI OSPITI:
York Gibson – programmazione delle tastiere
Wesley Magoogan — sassofono su “Every Woman, Every Man” e “The Long Ride”
Pritam Singh — tamburo indiano su “Prayer For A Stranger”
Gary Sanders — armonica a bocca su “The Long Ride”
Produzione
Tony Clarkin
Tracklist
1. Stormy Weather (4:43)
2. Too Much To Ask (5:00)
3. You’re The One (3:46)
4. The Flood (6:04)
5. Broken Wheel (4:01)
6. Just One More Heartbreak (4:14)
7. Every Woman, Every Man (4:07)
8. Only In America (4:01)
9. Sleepwalking (5:41)
10. Prayer For A Stranger (4:23)
11. The Long Ride (6:54)
Durata dell’album: 52:56