Smejmo se skupaj

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Artista: Miusow Quartet
Etichetta: Jazz & Blues Records
Uscita: 2007
Voto: 4.5/5

I Miusow Quartet sono una formazione relativamente nuova, ma non sono certo dei novellini senza esperienza. Quasi tutti hanno alle spalle un sacco di anni da session man in studio, a fianco di artisti più popolari. Ma musicisti di questo calibro hanno bisogno di qualcosa in più che suonare in band famose: gli serve un gruppo dove poter sprigionare tutto il loro potenziale, le loro doti di compositori e di musicisti. Ed è quello che Andrej Čopar, Marko Brdnik, Tibor Mihelič e Blaž Grm hanno fatto con i Miusow Quartet. Parliamo di una superband dei nostri tempi, che non insegue solo la velocità e il virtuosismo tecnico, ma soprattutto le sensazioni giuste, le melodie, le strutture complesse che, unite a una tecnica di prim’ordine, danno vita a un album davvero di altissimo livello.

Basta dare un’occhiata alla loro pagina myspace per accorgerti di quante influenze diverse abbiano – da Miles Davis a David Bowie, passando per Fantomas e via dicendo. Gusti così vari si sentono anche nelle loro composizioni, piene di freschezza e di influenze innumerevoli. Certo, l’influenza più grande resta l’ispirazione, non la musica di altri artisti. Le melodie vengono da loro stessi e, anche se ogni tanto ti sembra di sentirci dentro qualcun altro, è molto probabile che sia solo un caso.

L’album parte subito a razzo. “Skandiranje Skandinavcev” è un vero pezzo jazz-rock con parecchie venature etniche. Nella fisarmonica si sentono subito le influenze tanghere di Astor Piazzolla. Si suona con sentimento e precisione, e tra fisarmonica e fiati ci sono degli assoli eccezionali. Il brano successivo parte più rilassato, con una melodia di flauto, fisarmonica, percussioni leggere e un basso che ricorda una chitarra. Dopo un po’ il ritmo si fa sempre più veloce, ma non arriva mai alla furia dell’opener. Anche “Alma mater” parte piano, ma l’intensità cresce di continuo. Qui si sente una melodica balcanica che, mixata al jazz, mi ha sempre fatto impazzire (come per esempio nei Leb i Sol o negli Smak). “Cynical” è costruita su un ritmo funky di basso elettrico, ulteriormente arricchito dal suono tanghero della fisarmonica. È anche l’unico pezzo con la voce. La struttura è più semplice e anche gli assoli sono meno taglienti. Mi sa che era proprio il momento giusto per tirare un attimo il fiato dopo i primi tre brani impegnativi (in senso buono). Segue una composizione più tranquilla, basata su una melodia blues. Ma i ragazzi non si accontentano certo del solo blues: ci infilano dentro un po’ di jazz, di tango (all’inizio) e chissà cos’altro. “Šuti bolan”, visto il titolo, parte a sorpresa con una melodia classica, ma in un attimo dimostra che il titolo ci stava tutto, passando a un mix di jazz dinamico e melodica balcanica. Una vera gioia per le orecchie. A metà arriva una parte più rilassata, seguita dall’attacco finale. Fisarmonica e fiati si danno di nuovo il cambio in momenti solistici splendidi. Il pezzo magari non è il più lungo, ma è uno dei più vari del disco. Ci sono un sacco di cambi di ritmo e rapidi scambi di melodie. Il penultimo brano è l’unico più lungo del disco. L’intro è sommesso, ma presto la musica si accende. Nel complesso è forse un po’ più cupo dei pezzi precedenti, ma di sicuro non è opprimente. Anche a livello di struttura e ritmo è molto articolato. Stavolta a prendersi ancora più spazio è la fisarmonica, che ha un bel pezzo di assolo tutto suo. Finito l’assolo, il tutto sale a un livello completamente nuovo. Il brano si scatena e i momenti eccezionali si susseguono uno dopo l’altro. Più avanti si sentono anche delle influenze di musica orientale, il che, a giudicare dal titolo, non stupisce più di tanto. Verso la fine una delle parti iniziali ritorna, ma con arrangiamenti diversi. Per chiudere, ancora un grande trambusto musicale. Il titolo dice già che sarà un pezzo veloce, e il tempo è davvero indiavolato. Eppure non si avverte mai quella monotonia che in brani così veloci è spesso dietro l’angolo. Un finale perfetto per un album incredibile.

Ogni brano è una storia a sé, ed è proprio questo il bello di questa nuova formazione. Non solo non copiano altri artisti, ma non ripetono nemmeno se stessi. In ogni composizione senti un approccio completamente diverso, combinazioni diverse e altre influenze di genere. Anche negli assoli sono molto vari. Si alternano infatti diversi tipi di fiati, la fisarmonica e, ogni tanto, anche il basso. Non c’è un assolo che suoni come un altro, quindi non rischi di annoiarti durante le improvvisazioni. Del resto, di improvvisazioni ce ne sono poche, perché i Miusow Quartet puntano quasi tutto sulle capacità compositive di Mihelič e Čopar.

Secondo me il gruppo suona una musica così originale che sarebbe inutile elencare i momenti in cui mi ricorda qualcos’altro. Sento tante influenze di jazz, jazz-rock e avanguardia, un po’ di etnica e world music, e a volte i duelli e le collaborazioni tra fisarmonica e fiati mi ricordano organo e fiati dei Van Der Graaf Generator. Trovo parecchie somiglianze anche con la formazione giapponese Salle Gaveau, che come i Miusow Quartet ha portato nella musica elementi di tango grazie alla fisarmonica.

Con questa band non posso parlare di punti deboli, perché sono forti da qualsiasi lato li guardi. La sezione ritmica è fenomenale. Il bassista Tibor Mihelič ha feeling per tutti i generi – funk, jazz, blues, rock, etnico e potrei andare avanti – mentre Blaž Grm è un batterista jazz eccezionale, con uno stile insolitamente disciplinato (per un batterista jazz). Mihelič canta anche in un pezzo. Devo dire che anche in questo ruolo mi sembra molto bravo e può mettere in ombra un bel po’ di cantanti “puri”. Un altro musicista di lungo corso è Andrej Čopar, che ai fiati regala diversi momenti top, soprattutto quando si scambia gli assoli con il fisarmonicista e quando i due suonano insieme le stesse melodie. I loro duetti sono indimenticabili, un po’ come la collaborazione tra David Jackson e Hugh Banton nei Van Der Graaf Generator. Per me un elemento davvero speciale del disco è la fisarmonica di Marko Brdnik, che a qualcuno ricorderà il lavoro di Bradko Bibič nei Begnagrad. Spesso la fisarmonica mi riporta all’organo di Hugh Banton nei Van Der Graaf Generator, ma altrettanto spesso Brdnik suona con un vero feeling da tango, che dà al jazz d’avanguardia che di solito suonano gli altri un fascino tutto particolare.

Non so più come altro elogiare i Miusow Quartet. Magari dicendo che Smejmo se skupaj è al momento il mio album sloveno preferito di tutti i tempi. Supera persino gente come Begnagrad, Izvir, Quatebriga, September, Buldožer… E senza fatica. C’è qualcosa di magico in loro, qualcosa che devi semplicemente ascoltare. Appena iniziano a suonare si libera una specie di energia cosmica, tutto il caos si trasforma in ordine e ogni cosa ha un senso. Magari è ancora presto per dire che l’album resterà così amato da me anche in futuro, ma ogni volta che lo ascolto trovo qualcosa di nuovo che mi entusiasma ancora. Ho la sensazione che questo disco mi regalerà ancora tante belle cose. Le Muse, evidentemente, erano dalla loro parte.

Va segnalata anche la grafica del CD. Sulla copertina dell’album e sulla maggior parte delle altre immagini ci sono facce di manichini da vetrina, tutti con stampato in faccia lo stesso sorriso ebete. Con questo (almeno credo) la band vuole dire che la gente diventa sempre più uguale a se stessa. Non si ragiona più con la propria testa, perché la maggior parte degli abitanti del nostro pianeta segue ciecamente come pecore regole, mode, religioni… In un certo senso le persone sono diventate dei burattini. Tutti ridono alle stesse battute, a tutti piacciono le stesse cose, tutti comprano negli stessi negozi, tutti ascoltano la stessa musica (dove “tutti” va letto come “la maggior parte”).

È incredibile che sia l’album di debutto della band, perché sotto ogni aspetto è semplicemente meraviglioso – strutturato, arrangiato e suonato in modo magistrale. I ragazzi non sono dei novellini della scena musicale, ma hanno comunque trovato in tempi record un’intesa a cui è impossibile resistere. Già adesso so che Smejmo se skupaj in futuro avrà lo status di disco di culto. Su questo non ho il minimo dubbio. La sfida più grande, però, deve ancora arrivare. Ho ascoltato tantissimi gruppi che sono riusciti a fare un buon album e nient’altro. Faccio quasi fatica a immaginare che possano creare ancora un capolavoro del genere, e per me Smejmo se skupaj lo è, ma se riuscissero a fare un disco di qualità simile, per me sarebbero già dei grandi. Sarà davvero interessante vedere cosa li aspetta in futuro. Spero solo che restino rilassati e affiatati come lo sono stati finora, e allora credo che ci sia da stare tranquilli: ci aspetta musica eccezionale anche in futuro. Nel frattempo ti consiglio di regalarti dei piaceri musicali da gourmet con questo album, che, se uno è disposto a farsi toccare, arriva dritto in fondo al cuore. Un capolavoro!

Formazione

Andrej Čopar – sax soprano, tenore e baritono, flauto
Marko Brdnik – fisarmonica
Tibor Mihelič – basso elettrico, udu, scacciapensieri, voce
Blaž Grm – batteria

ospite: Boštjan Gombač – cori (4)

Produzione

Aldo Ivančić e Miusow Quartet

Tracklist

1. Skandiranje Skandinavcev 5:51
2. Njene razprte platnice 6:09
3. Alma mater 7:32
4. Cynical 4:58
5. Blues zaprtih barov 7:06
6. Šuti bolan 5:53
7. Amn’ Ha 11:23
8. Vrvež v mestu 4:50

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