Soft Machine: Other Doors

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Etichetta: Dyad Records
Data di uscita: 30. 6. 2023
Produzione: Soft Machine
Durata dell’album: 56.21 min.
Genere: Progressive Rock / Canterbury Scene / Jazz Rock Fusion
Voto: 8.5/10


I Soft Machine, rappresentanti di culto della cosiddetta scena di Canterbury dalla “preistoria” del prog rock, sono tornati con un nuovo album, »Other Doors«, che darà parecchi motivi per esultare a tutti gli amanti del jazz rock fusion. Con il disco precedente, »Hidden Details« (2018, recensione su RockLine), il loro primo lavoro in studio dopo più di 35 anni, se non contiamo i tre album in studio incisi come Soft Machine Legacy, avevano dimostrato che non c’è assolutamente nessun motivo per andare in pensione, anche se nelle loro file da un pezzo non c’è più nemmeno un membro fondatore.

Due anni prima dell’uscita di »Other Doors« i Soft Machine hanno salutato lo storico bassista Roy Babbington, che però è rimasto coinvolto in alcuni brani come musicista ospite. A prendere il suo posto è arrivato Fred Thelonius Baker, noto soprattutto per la collaborazione con gli In Cahoots guidati dal compianto Phil Miller, icona della scena di Canterbury.

»Other Doors« è purtroppo anche l’ultimo album dei Soft Machine per lo storico batterista John Marshall, uno dei migliori batteristi jazz fusion di tutti i tempi, che poco dopo l’uscita del suo ultimo lavoro in studio si è ritirato e poi, per le conseguenze di una malattia, è morto nello stesso anno. A sostituirlo è arrivato poco dopo il batterista jazz israeliano Asaf Sirkis, che già in un futuro prossimo avrà l’occasione di mettersi in mostra come membro di questi maestri della musica di Canterbury. Le forze trainanti dei Soft Machine sono ora il chitarrista virtuoso John Eheridge, unico musicista rimasto del loro periodo “d’oro” (gli anni Settanta), e il polistrumentista a fiato/tastiere Theo Travis, fedele alla leggendaria band fin dai tempi dei Soft Machine Legacy e comunque ben noto come collaboratore saltuario di lunga data di Steven Wilson, icona di punta del prog rock più recente.

L’opener »Careless Eyes« più che al jazz rock fusion classico dei Soft Machine fa pensare a un incontro ravvicinato tra jazz e world music dell’Estremo Oriente, e a certe cose dei Jade Warrior, band di culto. L’assolo di chitarra di Etheridge è già all’inizio un vero balsamo per l’anima: con lui il maestro ci ricorda subito di essere un padrone assoluto del suo strumento. La band si scatena davvero tra improvvisazioni e assoli di gran gusto nella title track, una vera leccornia per tutti i buongustai del jazz fusion, che per stile richiama il periodo dell’album »Softs« (1976, recensione su RockLine), il primo album dei Soft Machine con Etheridge.

»Crooked Usage« e ancor più il caotico »Fell to Earth« ci ricordano soprattutto perché i Soft Machine, fin dal passaggio al loro periodo jazzistico, siano stati maestri di improvvisazioni sfrenate, cambi di tempo imprevedibili e complessità tecnica. Nei pezzi più brevi come »A Flock of Holes« e »Whisper Back« i Soft Machine mostrano anche il loro lato ambient, spesso trascurato, più sottile e a tratti quasi meditativo. Il motivo principale per cui »Other Doors« è un filo meno interessante del predecessore »Hidden Details« sono i due brani dei “bei vecchi tempi” riregistrati, perché non c’era nessuna vera ragione per una loro “rinfrescata” in chiave moderna. »Penny Hitch« viene molto simile alla versione originale dell’album »Seven« (1973) e non la migliora in nulla. La sua cosa più interessante è probabilmente l’intreccio delle doppie linee di basso tra il nuovo arrivato Baker e Babbington (per il quale con ogni probabilità è stato l’ultimo atto di una ricca carriera musicale). La scelta di trasformare in versione jazz lo standard »Joy of a Toy«, dal debutto psichedelico uscito nel lontano 1968 come primo singolo della storia della band, è molto più strana e del tutto inutile.

Anche con »Other Doors« i Soft Machine restano sinonimo di jazz rock fusion di qualità, e nemmeno il addio troppo precoce di Marshall può rovinare questo fatto. Tra i primi esponenti del jazz rock britannico, in scena da più di cinquant’anni, sono in pratica gli unici ancora attivi, sia in studio che dal vivo, e allo stesso tempo capaci di fare musica a un livello simile a quello del loro periodo migliore: una cosa sorprendente e da applaudire. Non c’è motivo per cui, con una formazione un po’ ringiovanita, non debbano continuare con questo ritmo davvero incoraggiante anche nei prossimi anni. Le versioni riregistrate dei vecchi pezzi, invece, la prossima volta meglio lasciarle perdere.

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik

Tracklist:
1. Careless Eyes (2:28)
2. Penny Hitch (6:49)
3. Other Doors (4:51)
4. Crooked Usage (8:29)
5. Joy of a Toy (3:24)
6. A Flock of Holes (2:18)
7. Whisper Back (1:41)
8. The Stars Apart (4:23)
9. Now! Is the Time (2:16)
10. Fell to Earth (5:51)
11. The Visitor at the Window (4:08)
12. Maybe Never (2:26)
13. Back in Season (7:17)

Formazione:
Theo Travis – sax tenore e soprano, flauti, pianoforte Fender Rhodes, elettronica
Freddy Baker – basso ‘fretless’
John Etheridge – chitarre
John Marshall – batteria

Musicista ospite:
Roy Babbington – basso nei brani n. 2 e 9


Soft Machine – “Other Doors” (2023, Dyad Records)
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