Sonata Arctica – power metal servito alla finlandese (2009)

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Luogo: Palasharp / Milano / Italia
Data dell’intervista: 25.12.2009

Henrik Klingenberg è il tastierista dei Sonata Arctica. Si è unito alla band nel 2003. Il tipo si è preso 15 minuti per RockLine per raccontare lo stato attuale dei Sonata Arctica, il nuovo album in studio, il sesto di fila, “The Days Of Grays” (2009), la salute del cantante Tony, un po’ di sé, la Finlandia… Già mentre facevamo l’intervista si sentiva il baccano della folla impaziente che premeva senza sosta contro le porte del Palasharp, dove i Sonata Arctica avevano un’altra data del tour europeo di promozione di “The Days Of Grays” (2009).

RockLine: Sei contento di come sta andando il tour?

Henrik: Certo, va bene. Abbiamo avuto qualche casino di recente perché Tony si è ammalato (Tony Kakko, voce dei Sonata Arctica, N.d.R.). Questo ci ha causato qualche grana, perché abbiamo dovuto cancellare tre date, ma per il resto siamo molto soddisfatti di come sta andando il tour. Le serate sono state un successone. Anche stasera qui a Milano ci aspettiamo una gran bella festa, abbiamo notato che c’è un sacco di gente che ci aspetta.

RockLine: Come sta Tony?

Henrik: Sta ancora rimettendosi in sesto, ma di giorno in giorno va meglio, anche sul palco, quindi speriamo che riesca a riprendere il passo del resto della squadra il prima possibile.

RockLine: Avete appena confermato anche qualche altra data in Giappone. Evidentemente in questo momento siete caldissimi, no?

Henrik: In Giappone abbiamo suonato un sacco di volte, lì abbiamo un pubblico che ci sostiene davvero. In pratica dal tour passeremo direttamente all’Australia e poi al Giappone.

RockLine: A metà anno è uscito il vostro ultimo lavoro in studio, “The Days Of Grays”. Cosa ci puoi dire del nuovo album?

Henrik: Per questo disco abbiamo deciso di collaborare con Mikko P. Mustonen, che ha curato la maggior parte degli arrangiamenti orchestrali. È bravissimo in questo, così gli abbiamo mandato qualche pezzo e gli abbiamo chiesto cosa poteva aggiungere. Dopo che Mikko ha preparato le parti orchestrali, il lavoro è andato avanti sui soliti binari, come con tutti gli album precedenti. Però stavolta l’album è diverso proprio perché è il primo in cui c’è di mezzo anche un’orchestra.

RockLine: Come create i vostri pezzi?

Henrik: Tony prepara tutte le canzoni. È lui il capo su questo. Si porta dietro i demo quando ci vediamo e poi prepariamo gli arrangiamenti insieme. Per ogni pezzo prepariamo anche più opzioni e poi proviamo a vedere cosa funziona meglio.

RockLine: Da tastierista, cosa ti ha esaltato di più e dove hai pescato la maggior parte dell’ispirazione nella tua crescita come musicista?

Henrik: All’inizio ha influenzato tantissimo il mio modo di suonare Jon Lord dei Deep Purple, più avanti mi ha fatto impazzire Kevin Moore dei Dream Theater. Ma per me è cominciato tutto quando sono entrato in contatto con il lavoro di Jon Lord. Lui ha dimostrato che nel rock suonare le tastiere non può essere in nessun modo noioso e, di fatto, che le tastiere possono tenere testa alla chitarra da pari a pari.

RockLine: L’approccio del nuovo disco è un po’ diverso dai precedenti. Ti sembra che il tuo ruolo sia cresciuto in questo lavoro, o il contrario?

Henrik: Dipende molto. In alcuni pezzi del nuovo album le tastiere sono davvero in primo piano. Ma anche no, perché stavolta forse non ho avuto nemmeno tanto da fare, visto che la maggior parte delle parti che di solito suono io alle tastiere l’ha presa l’orchestra con i suoi arrangiamenti. La parte sinfonica mi ha lasciato meno spazio. In realtà non c’è stato bisogno di scegliere granché. Anzi, solo due pezzi avevano arrangiamenti di tastiera completamente miei. Per dire, quando stavamo facendo “Reckoning Night” avevamo pronti 22 pezzi in cui le mie tastiere avevano un peso importante negli arrangiamenti. Allora era molto più difficile decidere quali sarebbero finiti davvero sull’album.  

RockLine: Da dove senti il sostegno più forte, quando dal palco guardi i fan scatenati in giro per il mondo?

Henrik: I fan più pazzi sono sicuramente in Italia, Spagna, Francia,… Il pubblico più rumoroso viene di sicuro dal Sud America. Ci piace però che il pubblico reagisca in modo diverso nei vari angoli del mondo, altrimenti i nostri concerti potrebbero diventare noiosi. Nel 2003, la prima volta che ho suonato con la band in Giappone, sono rimasto davvero di sasso: il pubblico impazziva durante i pezzi, e poi nelle pause si calmava del tutto, come se niente fosse. Zitti, ad aspettare che cosa avremmo fatto noi sul palco.

RockLine: Andrete anche oltreoceano, negli USA?

Henrik: Sì. Ad aprile 2010.

RockLine: Chi vi porterete dietro come gruppo spalla?

Henrik: Adesso a memoria non mi ricordo chi sono le band di supporto.

RockLine: Quali sono i piani per il futuro?

Henrik: Questo tour si trascinerà fino al 2011.

RockLine: Vuol dire che le vendite dell’album vanno molto bene?

Henrik: Anche. Senza dubbio. Ma in questo caso non è nemmeno così importante come il fatto che la gente viene volentieri ai nostri concerti e che abbiamo un’ottima affluenza. Vale anche per il merchandising ufficiale. È con i tour che guadagniamo di più.

RockLine: Dopo il tour ti aspetta un po’ di riposo?

Henrik: Sì. Dopo Australia e Asia torniamo in Europa per le tre date che abbiamo dovuto cancellare per la malattia di Tony, poi c’è ancora il tour in Russia e Scandinavia, dove finalmente suoniamo anche a casa nostra, in Finlandia. E alla fine un mese di riposo. Poi di nuovo l’estate, con i festival. In tutto questo Tony lavora già ai nuovi demo. E dopo una pausa, diciamo di un mese o due, Tony mette a punto i suoi demo fino al punto in cui possiamo trovarci in studio e cominciare a lavorare al nuovo album. Sembra un circuito senza fine.

RockLine: Raccontami com’è andato il provino in cui ti hanno preso nei Sonata Arctica. È stato difficile per te?

Henrik: Quando sono entrato in studio, mi aspettava una montagna di demo da studiare. Poi hanno ricontattato solo me e un altro tizio tra tutti i candidati. La prima settimana ho suonato io con la band, la settimana dopo lui. Dopo l’ultimo giorno di provini ci siamo sbronzati di brutto tutti insieme, la mattina mi sono svegliato con un cerchio alla testa pazzesco. Nel pomeriggio dello stesso giorno mi hanno chiamato e mi hanno detto che ero nella band. Mi ero presentato semplicemente mostrandomi per il musicista che sono. Senza freni, senza soggezione. È importantissimo entrare in sintonia con il gruppo. Non conta nemmeno quanto sei bravo tecnicamente, l’importante è come ti intendi con il resto della squadra.

RockLine: E con quali pezzi dei Sonata Arctica ti hanno messo alla prova?

Henrik: In pratica prima del provino mi sono imparato l’album “Silence”. Mi sono informato anche sulle scalette che i Sonata Arctica suonavano dal vivo in quel periodo. Abbiamo suonato Black Sheep, End Of This Chapter, 8th Commandment…

RockLine: La vostra scaletta in questo tour è fissa o cambia qualcosa?

Henrik: In linea di massima la scaletta la cambiamo di rado. Pochissimo. Di solito prepariamo una scaletta bilanciata che copre tutte le fasi della carriera della band e cerchiamo di ricavare un optimum dal repertorio di pezzi che funzionano meglio sul palco. Questo ci dà una garanzia, così poi possiamo rilassarci e affrontare ogni sera a tutta. Visto che questo tour durerà probabilmente due anni, la scaletta la cambieremo di sicuro, almeno in parte.

RockLine: Da voi in Finlandia anche i ragazzini vanno già ai concerti metal e ascoltano un sacco di questa musica. Sembra quasi che faccia parte della nazione finlandese. Come la vedi tu?

Henrik: È vero. Tantissimi giovanissimi vanno ai concerti e presto si avvicinano all’heavy metal. Prendi mia figlia, che adesso ha poco più di un anno: se le metto su un po’ di pop e subito dopo qualcosa dei Nightwish, reagisce in modo completamente diverso. Ovviamente mostra molta più affinità per i Nightwish. È evidente che ce l’abbiamo dentro, che te lo porti dietro dalla nascita. Che roba buffa. In realtà è molto interessante come un bimbo piccolo sia curioso di tutta la musica.

RockLine: Quindi la paura che il buon metal si estingua è del tutto infondata.

Henrik: Esatto. Questa inclinazione per il metal ce l’ha dentro tutta la nazione finlandese. Magari suona strano, non so nemmeno spiegare perché. Forse perché da noi per buona parte dell’anno è buio e le notti sono lunghe. Ce lo chiedono tutti. Ma a nessuno so spiegarlo davvero bene.

RockLine: La band ha ancora qualche contatto con l’ex chitarrista Jani Liimatainen?

Henrik: Pochissimo. Dopo che abbiamo deciso di cacciarlo dalla band l’ho incontrato una volta sola, in un bar.

RockLine: Qual è stato il motivo principale per cui è stato mandato via?

Henrik: Il motivo di fondo era che in realtà non voleva più suonare nella band, ma non ha mai saputo o osato spiegarlo e dirlo chiaramente. Poi ci ha messi in una situazione imbarazzante.  Come forse sai, in Finlandia il servizio militare è obbligatorio. Noi l’abbiamo fatto tutti. Lui no. Ce l’ha nascosto per un sacco di tempo. Era evidente che far parte dei Sonata Arctica gli offriva una specie di riparo dagli obblighi. Così le autorità l’hanno sbattuto dentro per un mese. E proprio quando avremmo dovuto partire per il tour. Quando è uscito, gli abbiamo dato un’altra possibilità: sistemare entro tre mesi tutte le questioni della sua vita privata, così che anche i Sonata Arctica potessero funzionare normalmente. Siccome entro quel termine non l’ha fatto, era chiaro che non aveva più voglia di suonare nella band.

RockLine: Come vi trovate con i gruppi spalla Delain e Winterborn?

Henrik: Va tutto bene. I Delain? Oh, che ragazza fantastica, che bella ragazza, ah, ah, ah… Quanto ai Winterborn, tutti i ragazzi vengono dalla città in cui vivevo io e sono miei carissimi amici, quindi ci tenevo davvero a portarli in tour con noi. Siamo cresciuti insieme e non ci vedevamo da un sacco. È bellissimo che questo tour ci abbia fatti ritrovare in qualche modo.

foto: Robi Lipej

*Com’è andato il concerto dei Sonata Arctica del 25.11.2009 al Palasharp di Milano (Italia) lo puoi leggere QUI.

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