Soul Collector
Artista: Vengeance
Etichetta: Metal Heaven
Uscita: 2009
Durata: 45:47
Voto: 3.5/5
I Vengeance, hard rock band di 27 anni originaria dei Paesi Bassi, tornano dopo tre anni con l’album “Soul Collector”, successore dell’ottimo “Back In The Ring” (2006). Nel frattempo la band è diventata un quintetto: i ragazzi hanno aggiunto in formazione un secondo chitarrista, Tim Somers, e il cambio c’è stato anche dietro i tamburi, dove ora siede Erik Stout. L’obiettivo di fondo resta inattaccabile: essere rumorosi e diretti il più possibile. Due chitarre, per questo, sono sempre meglio di una. Soprattutto quando sali sul palco! Del resto, per i Vengeance vale in generale il discorso che sono una delle migliori band europee quando si tratta di esibizioni dal vivo.
Anche su “Soul Collector” i ragazzi restano appassionati boscaioli del rock n’ roll, e la segatura che salta fuori dalle chitarre torturate vola di nuovo incontrollata in ogni direzione. I Vengeance sono vecchie volpi, esperte, che sanno mettere in risalto con convinzione l’energia del giro di chitarra (il rock riff). Niente calcoli. Quando l’idea per il riff di base salta fuori dalla testa, quel riff viene rifinito in fretta quanto basta per diventare un pezzo dal linguaggio semplice ma convincente, fatto di genuina stravaganza rock n’ roll.
Anche “Soul Collector” è un tipico disco dei Vengeance. Il suono hard rock europeo e grezzo, con una produzione viva che intreccia riff di chitarra velenosi, raddoppiati e ben in vista, a tormentare l’ascoltatore, bilanciati da una linea di basso spessa e voluminosa e da una batteria che picchia a scatti. In mezzo a tutto questo ci sta la voce roca, autorevole e inconfondibile di Leon Goewie, che dà ai Vengeance quel marchio di riconoscibilità tanto necessario (in un mare di band del genere).
Al di là del fatto che si tratti, in sostanza, della prosecuzione dell’eredità di “Back In The Ring” (2006), non va trascurato che “Soul Collector” è un disco dei Vengeance diverso. Ha infatti più varietà (tra un pezzo e l’altro). I ragazzi ci offrono di nuovo 11 pezzi nuovi, ma non sono tutti demolitori rock n’roll: si può gustare anche una dose più abbondante di epicità piazzata di proposito nei ritornelli da inno, come nella title track o in Samurai, con quelle melodie dalle sfumature orientali inserite apposta, che contribuiscono a mettere in risalto l’atmosfera drammatica dei brani. Sensazioni di questo tipo l’ascoltatore le incontra già in apertura di disco con Cross In The Rain (che titolo azzeccato), dove l’album ondeggia dinamico in un attimo. In Cross In The Rain fai caso alla comunicazione fluida tra il motivo di riff di base, secco e diretto, il passaggio acustico, che evoca senza fatica l’atmosfera piovosa, e il ritornello da inno.
Nelle parti strumentali centrali sono inseriti, come da regola, assoli semplici che non rompono la compattezza dei pezzi né il filo rosso del gergo rock dei Vengeance, tutto concisione e taglio netto. In questi momenti ci sono i classici sfasciatutto hard rock con cui i Vengeance hanno viziato i loro fan già da tempo, come Wait Until Sun Goes Down o I Never Felt This Way Before, entrambe con un “drive” ritmico penetrante a medio tempo, che più avanti non si lasciano scappare nemmeno Dance, Dance, Dance e So Many Times.
I Vengeance non sarebbero i Vengeance se non girassero la cosa anche sui binari della pura sfacciataggine rock n’ roll, che anche nel nuovo album resta uno dei marchi di fabbrica della band. Le lacrime dal ridere vengono da sole quando ci misuriamo con pezzi come Rock And Roll band o MySpace Freak. Non è una novità che la band ami esprimersi anche con approcci blues, cosa che le riesce meno, soprattutto perché la voce di Goewie in questi momenti del disco, con quel tirare le linee più alte in gola, diventa tremendamente fastidiosa, quasi da ubriaco. Per fortuna i versi sfrontati portano con successo l’ascoltatore al punto del perdono. In linea di massima, però, i Vengeance sono una band troppo rozza per maneggiare il blues (ah, niente di nuovo per l’hard rock europeo), per cui What The Hell Is Going On e la conclusiva Lean On Me sono i momenti meno interessanti del disco, e senza di loro, con le altre nove canzoni, l’album se la caverebbe senza problemi.
Comunque la si giri, anche su “Soul Collector” i fatti per la band restano inattaccabili. I Vengeance continuano a respirare senza freni e a riempirsi i polmoni di slancio rock n’ roll adolescenziale, che trasuda vera energia rock arrogante, civetteria erogena e la voglia di rifilarci in ogni momento una battuta succosa di sfacciata cattiveria, che fa parte di ogni sano gergo rock! Ascolto consigliato a tutti quelli che amano la durezza rock semplice, cruda e che morde sottopelle, quella che funziona subito, al primo ascolto!
Formazione
Leon Goewie -voce
Jan Somers – chitarra
Timo Somers – chitarra
Barend Courbois – basso
Erik Stout – batteria
Produzione
Michael Voss
Tracklist
01. Cross In The Rain
02. Wait Until The Sun Goes Down
03. Soul Collector
04. Samurai
05. What The Hell
06. Myspace Freak
07. I Never Felt That Way Before
08. Dance Dance Dance
09. Rock And Roll Band
10. So Many Times
11. Lean On Me