Soundchaser
Artista: Rage
Etichetta: SPV Records
Uscita: 2003
Voto: 4.5/5
La storia del secondo concept album dopo “Ghosts” (1999) somiglia in tutto e per tutto ai romanzi di fantascienza di H.P. Lovecraft. L’uomo onnipotente, autoproclamato legittimo erede dell’eredità dei grandi saggi (Great Old Ones), creatori delle forme di vita sulla Terra centinaia di milioni di anni prima della comparsa dei primi ominidi, scopre sotto la crosta di ghiaccio dell’Antartide gli antichi progetti costruttivi di esseri biomeccanici chiamati soundchaser, che un tempo strisciavano sulla superficie terrestre. Si prende il diritto di ricostruirli. Un diritto la cui legittimità, come sempre, è discutibile. Così progetta e dà vita a una nuova razza di soundchaser (Secrets In A Wierd World). È difficile immaginare che le autorità statali abbiano mai usato anche solo una cosa a fin di bene, ma nel concept i soundchaser venivano usati con intenzioni sinceramente oneste. Per proteggere le società “libere”. I soundchaser, un mix metà uomo e metà robot, portavano in testa microchip sensibili alle più sottili sfumature sonore, anche quelle che i meccanorecettori umani, a livello del corpo fisico, per evoluzione non arrivano a cogliere. Così potevano rintracciare, catturare e far fuori all’istante qualsiasi farabutto che emettesse vibrazioni cattive e malvagie, o comunque vibrazioni che potessero minacciare in qualche modo l’esistenza della nuova società “libera”, spiritualmente più evoluta (la title track Soundchaser e Defenders Of The Ancient Life). Perché la storia riguardi la vita e la morte dell’ultimo soundchaser sulla Terra, sta all’immaginazione di chi ascolta sciogliere il nodo gordiano. Per quanto mi sono addentrato io nella faccenda, la gente della società libera aveva perso la speranza e la fede, e così i soundchaser sono rimasti senza scopo e senza i compiti per cui erano stati creati. La loro esistenza era quindi condannata alla totale estinzione (Falling From Grace).
Buffo, ma giusto una settimana fa mi sono imbattuto nella storia di un libro che racconta la vita nel futuro. Pare che comparissero persone entrate in contatto con la verità universale. Operavano su frequenze spirituali più alte, che i cittadini comuni, quelli che credevano umilmente nell’onnipotenza del loro stato “da sbirri”, non erano in grado di capire. Le autorità statali perseguitavano queste persone con ogni mezzo, perché avevano ottenuto poteri che lo Stato, per tutti i secoli della sua esistenza, aveva nascosto e distorto con successo a proprio vantaggio, così che una manciata di gente chiamata Stato potesse governare i comuni mortali (penso che i paralleli con la vita di tutti i giorni non serva sottolinearli). Quelle persone, che avevano conosciuto l’amore sopra ogni cosa, sapevano che per l’esistenza dell’umanità e per la sua armonia non servono i pilastri delle istituzioni: politici, esercito, polizia, avvocati, intermediari ecclesiastici autoincoronati, scienziati, insegnanti, medici,… perché la conoscenza della vita nella luce le proteggeva da tutto. La paura non sapevano più cosa fosse. Per questo erano pericolosi per l’esistenza dello Stato: si erano resi conto che è inutile. Potevano lasciare il corpo fisico e assumere una forma astrale. Potevano viaggiare con il corpo non fisico lungo l’impianto elettrico, potevano irrompere nelle reti informatiche dei database, e a dargli qualche piccolo grattacapo erano solo i virus informatici. Insomma, questa nuova generazione di giovani era capace di comunicare con l’intero creato del cosmo. Ma la cosa più bella di tutte è senza dubbio che ascoltavano heavy metal e giravano in pelle borchiata con le catene. Non è follemente eccitante?
E ora, finalmente, ecco la recensione dei nuovi Rage! Il trio bombastico, che probabilmente rappresenta uno dei punti più alti di perfezione nell’unione tra aggressività diretta e melodia nell’heavy metal, con il nuovo disco ha alzato gli standard tracciati da “Unity” (2002). Il senso di “Welcome To The Other Side” (2001) stava nell’affermazione di una band rinata. “Unity” è servito poi da riscaldamento, per assaggiare dove si trovano i Rage musicalmente in questo momento e di cosa sono capaci. Ora questi ragazzi sicuri di sé ci offrono un concept album. Vestito di grigiore e cupezza. Beh, la sensazione è che “Soundchaser” sia meno melodico e meno pomposo del predecessore. Meglio così. Un concept tetro richiede più impatto e un’aggressività con i piedi per terra. I Rage hanno attaccato con tutti i mezzi. Hanno servito nove killer ugualmente compatti. War Of Worlds nel pre-ritornello è guidata da un riff thrashy e a tratti da un modo di cantare di Peavy che, volente o nolente, rimanda all’album “Black In Mind” (1994), nel ritornello invece scatta il cambio verso la melodia totale, che per i nuovi Rage è ormai una costante e il marchio di fabbrica del loro stile fresco e riconoscibile. A questo parallelo segue anche Great Old Ones. La title track conferma senza mezzi termini che la chitarra del mago bielorusso Victor Smolski non è mai suonata in modo così spietatamente letale e distruttivo da quando il tipo è diventato membro fisso della formazione dei Rage. Il sanguigno non sta fermo un attimo nemmeno stavolta e cerca ogni centimetro di spazio nell’impianto musicale dei Rage per infilarci i suoi tipici arpeggi e un’intera tavolozza di altre spezie saporite. Nelle parti strumentali centrali melodiche, le sue riconoscibili follie sosoliste fanno da contrasto eccezionale. I ragazzi non si fermano e i pezzi rotolano via inarrestabili, come bomba dopo bomba, con una dose abbondante di brutale nitrito degli strumenti. I Rage sono davvero la rabbia nel senso più vero della parola. La voce di Peavy suona convincente come mai prima e senza dubbio l’artista ha dato le migliori parti vocali di sempre nella storia della band. Voce velenosa e basso pulsante confermano senza appello che Peavy è i Rage!
Con la sesta canzone, Secrets In A Wierd World, l’atmosfera del disco comincia ad acquistare dimensioni più ampie e più alte, e un vero slancio. In questo pezzo fanno particolarmente bene gli arrangiamenti di tastiera nello straordinario ritornello melodico. Con il settimo brano i ragazzi in qualche modo calmano il gioco. Con Flesh And Blood, a medio tempo, in cui il canto sottile di Peavy emerge in modo particolare. Ma il pezzo non è affatto una “piagnonata”: nella parte centrale i batteria massiccia di Mike Terrana cerca letteralmente di farlo a pezzi. A continuare a sputare fuoco ci pensa la intensa e scatenata Human Metal.
L’ultima canzone, Falling From Grace, è un caso a parte, composta da due parti, nonché il picco atmosferico del disco. Nella prima parte, intitolata Wake The Nightmares, Peavy si scambia le parti dei versi con il cantante degli Helloween, Andi Deris. È interessante però notare che i due cantanti non riescono a creare nel pezzo un contrasto particolare. Falling From Grace è un mini poema epico di quasi 12 minuti. Tende a suonare progressivo e imprevedibile. Passaggi acustici con il canto sentito e sensuale di Peavy creano l’atmosfera fantasmagorica del soundchaser in punto di morte (l’aria del tocco della morte non è difficile da avvertire, con una performance così sentita della band), e nello stesso respiro vengono combinati in modo geniale con stacchi eruttivi di riff di chitarra bombastici e la furia indomata della batteria di Mike. È incredibile quanto spettro sonoro copra Mike Terrana con la sua maestria. Mike ha di fatto fissato nuovi standard del drumming nell’heavy metal. Padronanza superiore del doppio pedale! Per un bel pezzo nessuno lo supererà. La sua batteria parla, è letteralmente viva. Beh, non so se proprio se ne va in giro, ma Mike le ha di certo infuso una parte della sua anima.
Non posso non citare la produzione fantastica curata da Charlie Bauerfeind, che ha semplicemente sentito il cuore della band e ne ha tirato fuori l’essenza dell’essenza. Essere i Rage!
Ascoltando il nuovo disco dei Rage non c’è un attimo in cui a chi ascolta non si rizzino i peli e non venga la pelle d’oca. Una pienezza di suono e una perfezione musicale così rappresentano una nuova dimensione dell’heavy metal e una nuova rivoluzione musicale. I Rage, in tutta la loro storia, si sono avventurati con coraggio su strade che nessuno aveva ancora percorso. “Soundchaser” ne è l’ennesima prova di successo. È un nuovo gradino della costante evoluzione della band. La chimica tra i tre funziona alla perfezione. “Soundchaser” è una nuova pietra miliare di quello di cui sono capaci solo tre persone in una band, quando maneggiano da maestri i loro giocattoli pericolosi. Testoni metallari! Questo è il vostro giorno della salvezza, cosa aspettate? Non sapete per cosa siete stati creati? Basta tentennare, “Sounchaser” vi aspetta con impazienza! “Dies irae!”
Formazione
Peter “Peavy” Wagner – voce, basso
Victor Smolski – chitarra
Mike Terrana – batteria
Produzione
Charlie Bauerfeind
Tracklist
01. Orgy Of Destruction (Intro)
02. War Of Worlds
03. Great Old Ones
04. Soundchaser
05. Defenders Of The Ancient Life
06. Secrets In A Weird World
07. Flesh And Blood
08. Human Metal
09. See You In Heaven Or Hell
10. Wake The Nightmares (Pt. 1)
11. Death Is On Its Way (Pt.2)
12. French Buorree*
* bonus track dell’edizione limitata
Durata dell’album:57:25