Devil’s Ground
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Primal Fear
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2004
Durata: 60:23
Voto: 4/5
Il quinto album dei campioni tedeschi dell’heavy metal Primal Fear è, detto papale papale e senza peli sulla lingua, il loro miglior lavoro in studio finora. I Primal Fear hanno sfornato il disco più curato, con tutti gli ingredienti classici del loro sound. Dal riffing aggressivo e lineare dalle forme sempre nette, ai doppi arpeggi armonici a terzine che punteggiano i riff, fino all’urlo d’acciaio di Ralf Scheppers, riconoscibile a un miglio di distanza e semplicemente fuori scala. Hanno messo tutto insieme alla perfezione.
La prima cosa che mi ha fatto esultare ascoltando “Devil’s Ground” sono le linee di backing vocals, che i Primal Fear non avevano mai fatto incastrare così bene con l’urlo di base di Ralf in tutta la loro carriera. Ora, insieme agli altri fattori, costruiscono davvero in squadra l’atmosfera pazzesca del nuovo disco. L’altra cosa importante che ai Primal Fear è riuscita è aver messo insieme pezzi dalla struttura fluida come mai prima d’ora. Motivi dai colori diversi, che passano l’uno nell’altro senza strappi, regalano salti notevoli da un’atmosfera all’altra. In produzione i Primal Fear hanno alzato il volume del riffing delle chitarre, che ora sta in perfetto equilibrio con le urla di Ralf. La figura di Ralf, così, nel sound della band non fa più da centro assoluto. Sono questi i fatti più evidenti che fanno salire di livello rispetto a “Black Sun” (2002), che con la consistenza del nuovo disco non può proprio competere.
Con noi c’è di nuovo la produzione infernalmente viva di Mat Sinner. Lui, sempre con quel tocco brillante, fa in modo che la magia che regna in studio tra i ragazzi vibri in modo altrettanto convincente anche sul supporto audio. A contare moltissimo sono i cambi di formazione. Il nuovo batterista Randy Black (ex-Annihilator), che ha preso il posto del membro fondatore Klaus Sperling, ha portato nella band una freschezza più che necessaria e, a colpi di follie dietro le pelli, ha ridato vivacità alla sezione ritmica. Si nota soprattutto in una dinamica molto più espressiva nei passaggi variabili, ora decisamente più ampi, e tutto l’entusiasmo del nuovo arrivato si percepisce già dall’approccio intenso, molto più convincente di quello del suo predecessore. Non dico che Randy sia un batterista migliore di Klaus, ma quest’ultimo era evidentemente svuotato emotivamente e non respirava più all’unisono con gli altri, quindi inserire Randy nella band è stata una mossa necessaria e allo stesso tempo ottima, che si è garantita la porta aperta verso un perfezionamento continuo della missione di quel fenomeno musicale chiamato Primal Fear. L’altro cambio, meno appariscente, è avvenuto in una delle due chitarre. Il veterano Tom Nauman è tornato nella band al posto di Henny Wolter, il che non significa che Tom e Henrik non continuino a strimpellare insieme in un’altra band. Entrambi sono infatti chitarristi nei Sinner. Il duo di chitarre Leibing/Nauman ora suona ancora più compatto. A Tom qualche anno lontano dai palchi ha fatto evidentemente un gran bene: insieme alla sua esperienza ha portato nel lavoro delle chitarre una dose extra di brillantezza, che scintilla al meglio nella bellezza atmosferica di Visions Of Fate. I Primal Fear rinnovati irradiano ora una solidità enorme e sembrano ancora più sicuri di sé, perché si sente che tutti i ragazzi della band respirano di nuovo per la stessa causa.
I contrasti nel disco sono pazzeschi, grazie alla varietà dei pezzi e a un’atmosfera che ondeggia di continuo. Il primo picco atmosferico lo troviamo nella Visions Of Fate a medio tempo, con una delle più belle conversazioni tra due chitarre. Ma The Healer è senza dubbio il pezzo che rappresenta il culmine epico-atmosferico del disco, di quelli da Church Of Blood, soprattutto per il ritornello grandioso, dove la band crea una magia dai contrasti enormi grazie al suono massiccio, agli arrangiamenti di tastiera aggiunti e all’interpretazione sentitissima di Ralf, a cui le linee di backing vocals si abbinano alla grande. Anche il drumming di Randy porta un contrasto notevole in questo brano, bucando il beat base a medio tempo con i colpi sui tom di passaggio. Il pezzo è perfetto. Verso la fine del disco l’atmosfera raggiunge un altro picco del genere con il brano Wings Of Desire.
Anche a livello di testi i Primal Fear, rispetto ai dischi precedenti, sono più maturi. Il primo pezzo, Metal Is Forever, si può leggere come una dedica ai fan: irradia un’energia positiva enorme e una fede nella causa, che si fonda sulla forza che la band trae dalla fiducia reciproca tra i suoi fan e lei stessa. Con il secondo brano, Suicide & Mania, i Primal Fear ci inchiodano a terra, perché cominciano a scavare nelle questioni dell’uomo comune di oggi. The Healer è il vertice della loro poesia nel nuovo album e offre un forte flusso di luce positiva rispetto alla maggior parte dei testi cupi dei pezzi. The Healer parla di un rinnovamento totale dell’individuo, con un tono predicatorio che non è mai stato tipico della band. Bisogna perdere la paura e l’amore, per cui alla fine si è trovato lo spazio, può ora travolgerti, il che autogenera la purificazione dell’anima umana, che così cresce fino a diventare una fortezza inespugnabile di fede d’acciaio, perché vale la pena battersi per il bene in questo mondo: quando il bene riempie il tuo cuore, non c’è verso che tu possa mai augurare qualcosa di male a qualcuno. Sacred Illusion invita nel modo più bello a ignorare il potere del grande occhio. Restare sulla propria strada è una libertà che nessuno può toglierti, ma senza sacrifici non c’è vittoria (“there will be no triumph without loss” – un verso, tra l’altro, preso dalla narrazione finale di Devil’s Ground) e i Primal Fear ne sono profondamente consapevoli.
Facciamoci ora un giro tra i pezzi che spaccano. Sea Of Flames porta un riff principale scritto nello spirito di quello che hanno proposto per esempio i Sinner con “There Will Be Execution” (2003) e dimostra solo che Mat Sinner da tempo non si concentra più con tutta la sua volontà sulla band madre Sinner e incanala le sue idee creative esclusivamente nel corpo musicale dei Primal Fear. Simili fughe verso i Sinner le troviamo nel passaggio al ritornello di Heart Of The Brave e nel ritornello di Colony 13. Qui si sente di più che Mat ci ha messo lo zampino. Con il suo fiuto affilato per l’inglese, Mat Sinner è di grande aiuto a Scheppers anche nella scelta dei versi giusti per le linee vocali, così che suonino di gusto e siano espressive. Per il resto spiccano, per l’ottima combinazione di velocità infernale, durezza senza compromessi e dose perfetta di melodia, brani come Suicide & Mania, l’inno metal a tempo medio In Metal, il pezzo più veloce del disco Sacred Illusion e naturalmente Soulchaser, che con gli arpeggi di chitarra sui riff e le linee vocali di Ralf si avvicina addirittura ai Gamma Ray, ovviamente quelli più vecchi, di quando ci cantava ancora Ralf.
Sono convinto che conosciate tutti molto bene i Primal Fear. “Devil’s Ground” è il loro disco tipico. Alcuni riff di chitarra micidiali suonano già in modo quasi eccitante “thrashy”. Si sono laureati con lode in tutti gli attributi che hanno sempre decorato la loro musica nel modo più bello possibile. Cioè un atteggiamento aggressivo e lineare, condito alla perfezione con grandi melodie e una prestazione vocale impeccabile. Quando colpisci, colpisci con tutta la forza. Un unico, inconfondibile stile “alla Fear”. Primal Fear tipici, ma questa volta con un’atmosfera ambientale pazzesca, che amplifica ancora di più l’energia enorme e la dinamica del disco. “Devil’s Ground” è senza dubbio, insieme al nuovo disco degli Exodus “Tempo Of The Damned”, uno dei primi candidati a disco heavy metal del 2004. A tutti quelli che se lo procureranno conviene mettere le mani sull’edizione digipack limitata, che contiene due videoclip e un’ottima cover dei Black Sabbath, Die Young. Spero che Ronnie James Dio l’abbia sentita. Ripeto: “Devil’s Ground” è finora l’album più compiuto della band, a riprova del fatto che i Primal Fear sono davvero una grande band heavy metal che, con il suo grande cuore, semplicemente non può deludere.
Formazione
Ralf Scheppers – voce
Tom Naumann – chitarra
Stefan Leibing – chitarra
Mat Sinner – basso
Randy Black – batteria
Produzione
Mat Sinner
Tracklist
1. Metal Is Forever
2. Suicide And Mania
3. Visions Of Fate
4. Sea Of Flames
5. The Healer
6. Sacred Illusion
7. In Metal
8. Soul Chaser
9. Colony 13
10. Wings Of Desire
11. Heart Of A Brave
12. Devil’s Ground
13. Die Young (bonus track)