Black Sun

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Primal Fear
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2002
Voto: 3/5

Il disco è davvero diverso, proprio come la band aveva annunciato. Se “Nuclear Fire” ti entrava in testa “al primo colpo”, lo stesso non vale per il suo successore. I primi quattro pezzi (attenzione: intro compreso!) sono la continuazione del predecessore, con la differenza che il ritornello di “Light Years From Home” ricorda in modo sospetto “Silver And Gold” del debutto. Segue il penoso “Revolution”, un pezzo che dall’inizio alla fine si fa fatica ad ascoltare. Negli altri punti deboli del disco la rottura di scatole si concentra sui ritornelli, che uno dopo l’altro ammazzano riff altrimenti impostati alla grande e l’atmosfera dei pezzi (per esempio “Fear”, “Silence”, “Magic Eye”). La band compensa in qualche modo questa pesantezza con la melodica e veloce “Mind Control”, cliché dalla testa ai piedi, piazzata apposta a metà disco, così che l’ascoltatore riesca in qualche modo ad arrancare passo dopo passo verso la fine. “We Came Down” invece è un gran bel randello, ed esattamente quello che mi aspettavo da “Primal Fear”. Qui la band mostra perché al momento è uno dei nomi di punta della scena dell’heavy metal tedesco e dell’heavy metal in generale.

Nello spingere la voce di Scheppers in fase di produzione, Mat Sinner è arrivato al punto di travolgere con le linee vocali di Ralf parecchi terzetti di chitarre suonati con gusto (ritornello di “Controlled”, ritornello di “Cold Day In Hell”), che nei passaggi dovrebbero assolutamente sentirsi ed stare in primo piano. Ralf ricorre persino a linee a semitono nel canto (ritornello di “Fear”). Anche se i riff di chitarra non lo permettono affatto, lui ci passa sopra comunque. Eh già! Questa si può chiamare anche stonatura voluta nella “ricerca della diversità”. E perché la musica possa davvero sfinire l’ascoltatore fino in fondo, alla linea base di Ralf si aggiungono i cori nei pezzi, in punti dove non c’entrano proprio nulla con i riff. L’aquila d’acciaio stridente si spezza le ali. Caro Ralf, la forza non è tutto! Così hai spesso la sensazione di sentire un urlaccio corale nervoso appoggiato su un doppio pedale, con riff di chitarra che, pur essendo di nuovo la perfezione, non riescono proprio a prendere vita. Anche “Mind Machine” viene rovinata nel ritornello. Lì dentro è tutto impostato alla grande. Doppio pedale e riffing carichi come una molla, e dopo che con il crescendo delle atmosfere hanno portato il pezzo fino al ritornello, ecco che proprio lì la canzone si annacqua, letteralmente.

Il duo di chitarre Wolter/Leibing si è finalmente affiatato alla perfezione. Gli assoli eccellenti sono una via di fuga dall’aria pesante creata da questa combinazione a tratti sfortunata di riffing e canto di Ralf dentro i ritornelli. Tutti gli abbellimenti tra i riff e nei passaggi, i pickup attivi tirati al massimo, a cui non sfugge nemmeno il più delicato lick di chitarra, i terzetti perfetti e le melodie fantasiose degli assoli nei duelli salvano “Primal Fear” e il loro quarto lavoro

Nel complesso il disco conserva abbastanza ascoltabilità da meritarsi un posto in collezione. I ragazzi possono pure lavorare al prossimo disco per altri cinque anni, purché riescano a nascondere l’attuale sindrome da mancanza di idee.

Formazione

Ralf Scheppers – voce
Stefan Leibing – chitarra
Henny Wolter – chitarra
Mat Sinner – basso, cori
Klaus Sperling – batteria

Produzione

Mat Sinner

Tracklist

1. Countdown To Insanity
2. Black Sun
3. Armageddon
4. Lightyears From Home
5. Revolution
6. Fear
7. Mind Control
8. Magic Eye
9. Mind Machine
10. Silence
11. We Go Down
12. Cold Day In Hell
13. Controlled

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