Testimony

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Artista: Morse, Neal
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2003
Voto: 3/5

Eh, chi se lo sarebbe mai immaginato un epilogo così per la storia di Neal Morse? Da dove diavolo arrivano tutte queste idee che passano attraverso una persona fino ai nastri di registrazione? La musica è il linguaggio dell’anima e “Testimony” racconta l’esperienza personale di Neal e il suo ravvicinato incontro con quel “miracolo” chiamato Dio. È anche la base del concept di questo doppio disco, con più di due ore di musica e ben 29 pezzi. L’edizione limitata contiene un CD extra, con due cover niente male: Tuesday Afternoon dei Moody Blues e un fantastico epic di tredici minuti, Can’t Find My Way Home dei Blind Faith. Le chitarre distorte di Al, i massicci Hammond di Ryo e il Rickenbacker corposo di Dave non ci sono, d’accordo, ma a livello di stile “Testimony” segue diligentemente l’eredità degli album degli Spock’s Beard dell’era Neal Morse, o in altre parole: Neal continua a fondere generi in modo inarrestabile, esattamente come faceva già con gli Spock’s Beard.

Visto il concept, qualcuno potrebbe pensare che Neal abbia deciso di unirsi a un coro gospel nero, ma “Testimony” è tutto fuorché quello. È un puzzle geniale, un mosaico di tanti piccoli tasselli che convivono in perfetta coesistenza dentro un unico corpo. L’obiettivo principale è stato centrato. Il maestro del modo moderno di fondere il rock offre un album fluido e variopinto, con un’atmosfera di alto livello che ondeggia di continuo tra stati d’animo sempre diversi. Non scamperete a qualche sfuriata bombastica più veloce, tipo The Storm Before The Calm. Arrangiamenti orchestrali astuti avvolgono con efficacia lo scheletro dei motivi musicali di base, allargando l’espressività e riempiendo tutto il quadro sonoro. I tasselli del mosaico scivolano l’uno nell’altro senza darsi arie, sempre con una buona dose di imprevedibilità.

Neal ci mette tutto con la sua inconfondibile voce asciutta e un po’ lennoniana, si adatta con abilità alla struttura dei pezzi e dà vita con successo alle atmosfere volute. Tra le 29 composizioni, tante sono strumentali, mescolate con gusto tra le altre. Il concept è diviso in cinque parti. Per tutto il primo CD, cioè le prime due parti, Neal ci guida lungo la strada della sua vita prima della trasformazione totale, quando Dio (il Signore) era presente nella sua vita più o meno solo sulla carta. Con la terza parte, all’inizio del secondo disco, arriviamo invece al punto in cui Neal prende coscienza della mano di Dio, che mette l’artista di fronte a una domanda: seguire la via del Signore o continuare con lo stile di vita che aveva condotto fino a quel momento? Sceglie la prima opzione. Certo, per parecchi i testi da funzione religiosa saranno un motivo per mollare il disco del tutto, ma bisogna andare oltre. Neal lo ammiri e basta, perché si esprime senza compromessi, senza il minimo complesso e con una sincerità totale.

Neal offre una gamma vastissima di cose. Vere hit “poppy” costruite su un pianoforte classico, momenti di prog rock sinfonico alla anni Settanta, ballate emotive e delicate dove brilla in particolare per la finezza con cui adatta la voce, e in più qualche avventura acustica folk celtica e perfino, a sorpresa, un po’ di flamenco spagnolo (per esempio Somber Days) e di slide guitar. Il pezzo Sing It High è impostato in stile country folk e si incastra con gusto nel puzzle complessivo. Neal ha ovviamente piazzato anche diversi bei momenti d’organo, ancorandoli soprattutto nei passaggi più carichi e saltellanti. Alla batteria c’è Mike Portnoy (Dream Theater). Non serve nemmeno leggere i crediti nel booklet, il suo stile si riconosce a un miglio di distanza. Vario, pieno, con una spruzzata di percussioni di buon gusto, insomma la raffinata maestria di Portnoy, che porta un contrasto sonoro straordinario nel disco. Una piccola sorpresa l’ha regalata l’ospite alla chitarra, l’ex Kansas Kerry Livgren, nel brano Long Story. Il disco è arricchito per tutta la durata anche da cori stratificati! L’album intero respira davvero a pieni polmoni! Per tutti i fan degli Spock’s Beard con Neal Morse alla voce, anche “Testimony” sarà una scelta logica.

Formazione

Neal Morse – chitarra, synthesizer, piano, organo, voce

Musicisti ospiti:
Mike Portnoy – batteria
Kerry Livgren – assolo di chitarra su “Long Story”
Eric Brenton – violino, flauto
Chris Carmichael – violino, violoncello
David Henry – violoncello
Jim Hoke – sassofono
Neil Rosengarden – tromba
Katie Hagen – corno
Mark Leginer – sassofono
Byron House – contrabbasso
Glenn Caruba – percussioni
Johnny Cox – chitarra “pedal steel”
Jerry Guidrox – chitarra
Pamela Ward – cori
Aaron Marshall – cori
Rick Altizer – cori
Terry White – cori
Gene Miller – cori

Produzione

Neal Morse

Tracklist

CD 1:
Part 1 – 41:08
1. The land of beginning again (3:10)
2. Overture no. 1 (5:58)
3. California nights (5:46)
4. Colder in the sun (6:20)
5. Sleeping Jesus (5:32)
6. Interlude (1:56)
7. The prince of the power of the air (2:43)
8. The promise (2:52)
Part 2 – 31:38
9. Wasted life (6:50)
10. Overture no. 2 (2:31)
11. Break of day (6:55)
12. Power in the air (5:03)
13. Somber days (5:06)
14. long story (5:35)
15. It`s all I can do (6:25)

CD 2:
Part 3 – 12:06
1. Transformation (3:00)
2. Ready to cry (4:17)
3. Sing it high (4:48)
Part 4 – 28:19
4. Moving in my heart (3:06)
5. I am willing (6:28)
6. In the middle (2:27)
7. The storm before the calm (7:31)
8. Oh, to feel him (6:17)
9. God`s theme (2:31)
Part 5 – 10:33
10. Overture no. 3 (1:05)
11. Rejoice (2:28)
12. Oh lord my god (3:54)
13. God`s theme 2 (2:10)
14. The land of beginning again (0:54)

CD 3, PRESENTE NELL’EDIZIONE SPECIALE, CONTIENE I BRANI:
1. The fang … sings! (0:18)
2. Tuesday afternoon/find my way back home (13:21)

Durata dell’album: 124:01

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