Spectral Mornings

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Hackett, Steve
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1979
Voto: 5/5

Con questo album il maestro Hackett si era ormai costruito un’immagine e una reputazione da solista indipendente, capace di sorprendere ogni volta per profondità, innovazione e intensità delle sue opere. Allo stesso modo, grazie al successo del suo disco precedente “Please Don’t Touch” (1978), si era messo insieme una band per i concerti. I musicisti di quella formazione sono molto presenti anche qui. Dopo i cantanti americani del disco precedente, stavolta Steve ha preferito la voce classica, tipicamente britannica, di Peter Hicks, che si fonde molto meglio con lo stile della sua musica. “Spectral Mornings” è senza dubbio un album che Steve non avrebbe mai potuto fare se fosse stato ancora un membro dei Genesis, perché qui il suo suono di chitarra tradizionale, basato sulla musica classica, si arricchisce di influenze di ogni genere, tra cui spicca per la prima volta (e non c’è nemmeno da stupirsi) l’uso di alcuni elementi della musica orientale tradizionale.

La musica di ”Spectral Mornings”  è inoltre più matura rispetto ai due predecessori e rappresenta un passo avanti positivo per Steve su tutti i fronti. I suoi assoli di chitarra raffinati e classicheggianti sono senza dubbio tra i migliori in assoluto, non solo nel progressive rock ma nel rock in generale, soprattutto per la perfetta armonia tra il suono potente della chitarra e l’intensità onnipresente dei singoli assoli. Di rado, infatti, capita di sentire in un album tanti assoli di chitarra così puliti, potenti, riverberanti e intensi come quelli che trovi qui. È incredibile come Steve riesca a tirare fuori un suono di chitarra tanto pulito e allo stesso tempo potente, e a fonderlo con un continuo passaggio tra impatto e sottigliezza. Le parti di tastiera, fluide e possenti, del maestro Nick Magnus aggiungono ancora più intensità ai vari pezzi. E anche se i piatti del batterista, per via del volume delle parti di chitarra di Steve, spesso non si sentono, ci sono eccome e sono suonati nel migliore dei modi possibili.

“Every Day” è progressive rock sinfonico di prima qualità, che ti conquista già al primo ascolto e che ti fa capire subito di avere davanti un capolavoro. È il brano che, fra tutti quelli dell’album, ricorda di più il lavoro di Steve con i Genesis. La prima parte è un classico prog sinfonico costruito su un ritmo saltellante, una voce splendida e il tradizionale intreccio di chitarre e tastiere, due elementi che spesso è difficile distinguere l’uno dall’altro. Se la prima parte cantata è un po’ prevedibile, a entusiasmare è soprattutto la parte strumentale, con la successione dei supersonici assoli melodici di Steve dal suono malinconico, che non ti stancheresti mai di ascoltare e che stanno senza problemi tra i suoi migliori in assoluto. “Every Day” è senza dubbio uno dei vertici della ricca carriera musicale di Steve, con il meglio che il prog rock sinfonico possa offrire. “The Virgin and the Gypsy” è una bellissima composizione acustica con un pizzico di Oriente, dove Steve sfoggia la sua maestria con la chitarra acustica. La classica e leggendaria “The Red Flower of Tachai Blooms Everywhere” è una creazione meravigliosa, fortemente influenzata dalla musica tradizionale orientale-giapponese, in cui Steve usa in modo estremamente sottile il koto, il tradizionale strumento a corde giapponese. Pochi musicisti occidentali possono vantare un controllo così raffinato di questo splendido strumento. Anche se il pezzo è breve e serve soprattutto a calmare l’atmosfera dell’intero album, con la sua intensità ti porta senza fatica ai tempi leggendari dei samurai, in mezzo a un giardino di gelsomini e bonsai dove cadono le foglie d’autunno. Hackett, però, non sarebbe l’ex chitarrista dei Genesis se nell’album non avesse messo almeno una composizione drammatica e un po’ più cupa, ed ecco “Clocks-the Angel of Mons”, dove il ticchettio degli orologi ci introduce in una parte strumentale tesa e perfino un po’ schizoide, in cui i ritmi di batteria incalzanti gareggiano in velocità con i riff di chitarra. L’eruzione finale della batteria semplicemente uccide e piazza John Shearer tra i più grandi, a livello di Phil Collins o Chester Thompson. Una fusione perfetta di dramma e sinfonia. “The Ballad Of the Decomposing Man” è la musica giusta per una commedia nera britannica: porta con sé elementi del ragtime britannico e nel testo prende di mira il lavoro monotono in fabbrica. I ritmi da ballo scanzonati e la voce eccentricissima di Steve sono la vera antitesi della maggior parte dei brani dell’album, ma proprio per questo, con l’umore giusto, è un pezzo divertentissimo. La parte strumentale finale è una vera e propria parodia della musica da ballo tropicale in stile “hawaiano”. “Lost Time in Cordoba”, che porta con sé una grande influenza della musica classica e in cui chitarra acustica (stavolta suonata su corde di nylon) e flauto si fondono con armonia, è un classico lavoro hackettiano con un assolo finale a sorpresa, che in un attimo entusiasma tutti gli intenditori e gli appassionati della sua musica. A motivi simili tornerà ancora molte volte nella sua lunga e ricca carriera. “Tigermoth”, creazione bizzarra ma geniale, dedicata in modo sarcastico a tutti i piloti morti nelle due guerre mondiali per il loro kaiser o il loro ministro, è un brano pieno di “sorprese”: ci sono tanti scambi tra parti di chitarra potenti e pulite, mentre le tastiere ondeggianti (tra cui spicca l’uso, allora rivoluzionario, del sintetizzatore per chitarra da parte di Steve) mantengono per tutto il tempo un tono parecchio cupo. Nella prima parte il pezzo è (per gli standard di Hackett) decisamente incisivo e dispersivo, poi vira verso acque acustiche e si calma piano piano. Nella prima parte non solo gli assoli di chitarra, ma soprattutto il ritmo ricorda un po’ certi lavori dei primi King Crimson, naturalmente basati su una tecnica chitarristica completamente diversa. Quando arriva la parte in cui la chitarra acustica si fonde con tastiere esoteriche ed effetti sonori, la composizione assume un volto totalmente nuovo. Proprio alla fine ci sorprende anche l’eccentrica voce di Hicks. Quando parte la composizione finale, “Spectral Mornings”, ti consiglio a ogni ascolto successivo di spegnere le luci e di lasciarti trasportare dalle onde del brano, perché questo contribuisce ancora di più all’atmosfera eccezionale di questa composizione meravigliosa, uno dei vertici dell’album. Con gli assoli sottili e rifiniti fino all’ultimo di Steve, che si sposano alla perfezione con le tastiere malinconiche, questo pezzo è la dimostrazione perfetta di una musica che può nascere solo dalle profondità dei sentimenti umani più puri. Un vero capolavoro, che si merita tanti ascolti a volume alto e ripetuti da parte degli amanti della musica di Steve.

La ristampa del 2005 offre per lo più versioni alternative di alcuni brani, la versione single di “Clocks”, un “Live Acoustic Set” in cui Steve fa sentire dal vivo qualche suo momento acustico, e la versione dal vivo di “Tigermoth”. Insomma, abbastanza extra da accontentare di sicuro tutti i collezionisti e gli appassionati dei lavori di Hackett.

“Spectral Mornings” è un capolavoro che rappresenta uno dei momenti migliori di Steve in tutta la carriera, con cui dimostra ancora una volta di essere uno dei più grandi maestri nel unire variabilità musicale ed emotività allo stesso tempo. Non è difficile capire perché la sua carriera solista abbia trovato subito l’approvazione entusiasta dei fan dei Genesis classici: la sua musica offre più del suono tradizionale e dell’anima della band di quanto loro ne abbiano mai avuto dopo l’addio di Steve. Tutti i primi album di Hackett sono tra i suoi lavori migliori, ma è proprio “Spectral Mornings” a presentare Steve come solista nel modo migliore e più completo, con il suo tipico approccio musicale. Ogni appassionato di progressive rock e di buona musica in generale dovrebbe avere nella collezione almeno un album solista di Hackett. Se proprio non conosci o ti sei perso l’uscita dei suoi primi due capolavori, per ignorare “Spectral Mornings” non c’è nessuna scusa.

Formazione

Steve Hackett – voce, chitarra, sintetizzatore per chitarra, koto, armonica a bocca
Dik Cadbury – basso, voce, pedaliera del basso, violino
John Hackett – flauto, pedaliera del basso
Pete Hicks – voce
Nick Magnus – tastiere, Vox string thing, Novotron, clavicembalo, clavinet, RMI, Fender Rhodes, mini moog, Roland string synth, SH 2000
John Shearer – batteria, percussioni

Produzione

John Acock, Steve Hackett

Tracklist

1. Every Day (6:14)
2. The Virgin and the Gypsy (4:28)
3. The Red Flower of Tachai Blooms Everywhere (2:05)
4. Clocks (The Angel Of Mons) (4:16)
5. The Ballad Of The Decomposing Man (Featuring – The Office Party) (3:48)
6. Lost Time In Cordoba (4:03)
7. Tigermoth (7:35)
8. Spectral Mornings (6:32)

Durata dell’album: 39:01

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