Spleen – nella musica contano soprattutto le emozioni (2009)
Luogo: Rock Cafe / Postojna / Slovenia
Data dell’intervista: 03.12.2009
La cantante Mojca Zalar, il batterista Goran Ristič, il chitarrista Peter Pavičič e il bassista Dane Lukan sono il quartetto che forma gli Spleen. Una sezione ritmica attiva e dinamica fa da ottima base su cui si innesta la voce femminile e incisiva di Mojca, che non risparmia la potenza. Quello che spicca in lei è soprattutto uno straordinario talento nell’innestare la melodia in riff rigidi sì, ma riccamente “dilatati”, con un gran senso dello spazio, che creano una cortina sonora compatta: si può parlare degli Spleen come di una band che se ne frega delle mode e di ciò che è già stato detto, e che invece batte e sviluppa la propria “strada” riconoscibile. Groove e atmosfera carichi di pathos sono una cosa che oggi attira moltissimo la generazione più giovane di musicisti. Volume nella linea di basso, volume nel riff e un tempo di batteria nudo e crudo, dalla dinamica essenziale. Niente tesi di dottorato, ma soprattutto un innato senso di sottomissione all’energia del “groove” che guida gli Spleen!
Dopo il concerto della band al Rock Cafe di Postojna, nell’ambito del concorso Epic RockLine Contest, il 03.12.2009 (reportage di RockLine QUI), ho avuto il grande privilegio che la band al completo mi seguisse nel backstage del locale per scambiare due parole su di sé, sul proprio modo di intendere il linguaggio del messaggio musicale, sulle sensazioni dopo l’esibizione al concorso e così via…
RockLine: Perché avete deciso di partecipare al concorso “Epic RockLine Contest”?
Dane: Mi sembra importante che cose del genere succedano, che si offra alle band l’occasione di esibirsi. Sappiamo com’è la scena in Slovenia ed è dura beccare una data. Soprattutto se cerchi l’occasione di suonare per conto tuo, come band. Di solito non entri nel giro, a meno che tu non conosca almeno i parenti del gestore del locale. L’altra opzione è fare un patto con una band più famosa, che porta più gente alla serata ed è più interessante per l’organizzatore dal punto di vista economico. Per noi la cosa fondamentale è che venga a vederci più gente possibile e che abbiamo la possibilità di far sentire la nostra musica a un pubblico il più ampio possibile. Anche nell’ambito di questo concorso, secondo me la vittoria non conta affatto. Quello che conta è l’impressione che si porta via la gente quando entra in contatto con la nostra musica. Riuscire a suscitare in loro un interesse tale che comincino a seguirti e ad ascoltare la tua musica.
RockLine: Vi faceva paura qualcosa dei FlySpoon?
Peter: Per quanto mi riguarda, i FlySpoon sono una band molto brava. Mi piacciono un sacco e mi sono goduto il loro set qui a Postojna stasera. Ma che io abbia pensato in qualche modo alla paura per la concorrenza, quello no. Stasera le sensazioni erano tutt’altre.
Mojca: Per noi stasera la cosa essenziale era l’esperienza che ci ha dato l’esibizione in sé. In questo caso suonare in compagnia di una band bravissima come i FlySpoon. Anch’io li ho sentiti dal vivo per la prima volta stasera e sono rimasta sorpresa in modo estremamente positivo.
RockLine: Qual è il minimo comune denominatore musicale che unisce il vostro quartetto, che gli dà una piattaforma per respirare e un cuore che batte per la stessa cosa? Cosa vi spinge avanti, come unità?
Mojca: Io e Peter siamo negli Spleen fin dall’inizio. Sai com’è, hai 16 anni e dici: “Dai, si suona!”
Peter: All’inizio ci spingeva solo la voglia di suonare, di creare e di provare a fare rumore, poi abbiamo cercato i primi palchi. Poi abbiamo visto che la cosa si faceva sempre più seria e ci siamo buttati a scrivere materiale nostro.
RockLine: E da ragazzini, cosa ascoltavate?
Peter: Beh, in realtà,… Ho cominciato con i Kelly Family, eh eh… Adesso invece sono un grande fan dei Tool e di tutta quella scena alternativa, quando ascolto una band seguo soprattutto come sprigiona l’energia.
Mojca: All’inizio Michael Jackson, poi il passaggio al rock, e adesso sono di nuovo più aperta a uno spettro più ampio. In generale, nella musica per me contano soprattutto le emozioni.
Peter: Sulle emozioni siamo tutti d’accordo nella band, su questo non ci piove.
Dane: Beh, da ragazzino andavo in skate e ascoltavamo skate punk rock, cioè Offspring, Lagwagon, Pennywise. Quella roba mi ha accompagnato fino a metà delle superiori, poi sono arrivato negli Spleen e mi si sono allargati ancora di più gli orizzonti musicali. Funziona così: ognuno porta nella band CD diversi e poi vai a scoprire gruppi nuovi, musica nuova. Così in qualche modo ti arrivano ispirazione e stimoli, dalle persone con cui ti scambi informazioni e dalla musica stessa che esplori e scopri.
Goran: Negli Spleen non ascoltiamo tutti la stessa band, o le stesse band. Ognuno ha i suoi gusti. E questi gusti in qualche modo si sommano, direi che si rispettano a vicenda, e poi questo si riflette anche nel modo in cui componiamo la musica degli Spleen. Un mix di queste quattro menti.
RockLine: Prima, mentre ascoltavo i Flyspoon e poi voi, mi è venuta l’idea che sareste una combinazione vincente per un mini tour in Slovenia. L’ho già chiesto prima al loro batterista Miha nell’intervista (intervista ai FlySpoon QUI), e lo chiedo anche a voi: cosa ne pensate di un’idea così?
Mojca: Ci avevo pensato anch’io.
Dane: Visto che navighiamo tutti e due in acque rock simili, tra le due band c’è comunque un sacco di spazio che le distanzia nell’espressione, ma allo stesso tempo, forse proprio nella vibrazione dell’energia, siamo comunque abbastanza compatibili.
Mojca: Gliel’ho anche già chiesto io, se fossero interessati a fare una data insieme in futuro.
Peter: In Slovenia al momento ci sono davvero un sacco di band molto brave. Peccato solo che la gente non le conosca. Per questo è bene dare a queste band più occasioni possibili di suonare, in locali come il Rock Cafe di Postojna.
RockLine: Ci avete mai pensato, se siete del tutto soddisfatti della vibrazione attuale della band? In futuro aggiungereste qualcosa al suono della vostra espressione, o lo fareste evolvere in qualche modo, o siete contenti dello stato attuale?
Dane: Se fosse possibile, il nostro Peter oltre alla chitarra avrebbe sul palco anche una tonnellata di effetti e aggeggi. Sarebbe come quella foca del circo che soffia nella tromba, poi nel trombone eccetera… ah, ah, ah…
Mojca: Vedremo in futuro, quando ci metteremo a registrare, dove ci porterà tutto questo e cosa vorremo provare a sperimentare nel suono.
Peter: Io non mi preoccupo proprio di come suoneremo, non mi limito a livello di genere. Ascolto un sacco di musica diversa. Conta solo la musica, non importa in che forma. A volte mi va a nozze ascoltare l’opera o il jazz, in linea di massima non seguo molto quella musica, però ci sono momenti in cui mi attira tantissimo e mi lascio trasportare.
RockLine: Mojca, da quello che ho capito dalla nostra chiacchierata, gli Spleen erano la tua band ancora prima degli Obduction?
Mojca: Sì. Sono negli Spleen dal 2001.
RockLine: Mi ricordo il vostro concerto nella notte di Halloween di due anni fa a Bled. Suonavate insieme ai Lady’s First (reportage di RockLine, del 31.10.2007, QUI).
Mojca: Ah, sì. Allora ci portavano spesso con loro a qualche gig, o ai motoraduni.
RockLine: Quali sono i piani per il futuro degli Spleen?
Dane: Innanzitutto ci manca il materiale promozionale. Quindi prima di tutto un “photo-shooting”, poi abbiamo intenzione di registrare un EP semi-professionale. Per questo abbiamo tutte le possibilità qui da noi. Ci sono le premesse giuste, che soddisfano le nostre esigenze, per catturare su nastro il battito attuale della band, in modo che attiri l’attenzione delle masse. Alcuni contatti ci legano alla vicina Austria e un sacco di gente vuole sentire gli Spleen anche in Austria. Quindi spero che riusciremo a suonare anche lì. Ma prima di tutto dobbiamo procurarci il materiale promozionale giusto.
Mojca: E più concerti dal vivo possibile. Ne abbiamo bisogno.
RockLine: Ancora una domanda leggermente scomoda. Non vi sembra che a volte il vostro modo di suonare tiri un po’ verso gli Obduction?
Dane: Oppure sono gli Obduction che tirano verso gli Spleen.
(tutti: risate)
Peter: Anzi, in realtà quello che vedi qui stasera è metà degli Obduction. Mojca e Goran sono membri della band.
Mojca: Il fatto è che gli Spleen sono alle prime armi. Comunque non paragonerei le due band, perché hanno approcci diversi.
Peter: Esatto. La differenza tra le due è grande.
Dane: Anche la musica delle due band sul palco dà un’energia completamente diversa, che spinge avanti ciascuna delle due.
Mojca: Gli Spleen sono una band molto più diretta, che picchia subito. Gli Obduction sono tecnicamente più impegnativi, a volte devi proprio concentrarti per stargli dietro. E hanno anche un’aria un filo più cupa.
RockLine: Come siete contenti del lavoro di Goran?
Dane: Da quando abbiamo cambiato il cuore degli Spleen, cioè il batterista, e adesso con noi c’è Goran, i nostri legami nella band sono cresciuti e si sono intrecciati ancora di più. Soprattutto in termini di sincerità, siamo ancora più aperti l’uno con l’altro e con Goran la band ha trovato ancora più slancio.
RockLine: Goran, sei d’accordo?
Goran: Sarà vero, se lo dicono gli altri, eh eh…
foto: Mojca Perdih
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