State Of KU

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Matkovič, Igor
Etichetta: ZKP RTV Slovenija
Uscita: 2016
Durata: 61:17
Voto: 4/5

Compositore, produttore, pianista e, prima di tutto, affermato trombettista jazz sloveno, Igor Matkovič torna con un nuovo album dopo una serie di progetti e collaborazioni musicali diversi. Tra le altre cose, lo ricordiamo come parte della sezione fiati (per un breve periodo) delle leggende musicali slovene tornate in vita, i Mladi levi.

Stavolta Matkovič non veste i panni del solista, come era stato per l’album »Sonic Motion« (2012): questo significa che il nuovo »State Of KU« è anche una nuova storia musicale e, per Matkovič, un nuovo capitolo della sua carriera. Per il nuovo disco Igor ha rivoltato la squadra da cima a fondo. Nel quintetto appena nato ha chiamato a collaborare Milko Lazar, artista dall’esperienza enorme e dalla produzione sterminata, che si è preso il piano elettrico, il pianoforte classico e tutte le altre imprese tastieristiche; poi Jani Moder, maestro della finezza chitarristica dalle mille sfaccettature musicali; Jošt Drašler, improvvisatore del basso versatile e pittoresco; e Bojan Krhlanko, uno dei batteristi più talentuosi della nuova guardia slovena. 

Era prevedibile, quindi, un flirt con l’«elettricità», perfino con il rock, magari una transizione verso approcci d’avanguardia o (almeno nelle intenzioni) verso la fusion jazz. Insomma, l’ampio e difficilmente governabile cumulo di background musicali da cui provengono i singoli membri del quintetto è stato per Igor una sfida tutta sua. Gli attori di orizzonti musicali così vasti riusciranno a trovare la sintonia, a individuare il minimo comune denominatore nella ricerca di un dialogo musicale? E alla fine resta sempre la domanda più interessante. Cosa uscirà fuori? Che musica verrà creata?

»State of KU« raggiunge un equilibrio perfetto, sia espressivo che sonoro, all’interno del quintetto. I componenti costruiscono un’esperienza musicale tutta particolare, in cui regna un linguaggio di simbiosi sempre rispettoso: un’intesa fatta di idee, di accoglienza reciproca e di contemplazione.

La nuova esperienza ha portato Igor ben oltre i confini del jazz tradizionale. Già l’iniziale Rewind sorprende con una semplice chiave ritmica, e ancora di più quando entra la chitarra elettrica di Moder. Milko Lazar nell’intro porta solo un motivo semplice che, con un approccio neoclassico, è in realtà la base solida della struttura del brano, e la tromba di Igor vi si incastona in un attimo con grande maestria.  La cosa interessante è che i musicisti dosano le loro mosse con grande sensibilità, con calma, senza pretese, senza eruzioni che spargano mari di note crivellate nelle strutture improvvisative. Il più delle volte tromba e piano elettrico restano intrappolati in una sorta di trance «trip-oide» che, alla luce di una percezione reciproca spontanea, o meglio di una chimica che funziona, crea a tratti uno scenario mistico. La musica si sviluppa quindi in modo spontaneo, reagendo all’imprevisto, eppure la cosa interessante è proprio che in questa spontaneità i musicisti non perdono mai il fuoco della loro percezione reciproca. Proprio in questi momenti, dove la melodia si sviluppa piano piano, con il carattere di una stratificazione graduale e di una fusione di note lunghe, la linea ritmica trova un sacco di spazio per riempire con la sua cinetica lo spazio disponibile, che nell’album si apre di continuo a Drašler e Krhlanko. In Circle Drašler se la cava benissimo anche con l’archetto, con cui suona il contrabbasso: questo dà a quel momento dell’album un carattere tutto suo e rende ancora più profondo l’incantesimo di mistero. Proprio in Circle, seconda parte del brano Spontaneous Conversations Part I., c’è una tipica stratificazione di elementi sonori: la band sviluppa lentamente, sopra il motivo di base, uno scenario sonoro ricchissimo, a cui poi, nella parte finale del brano, rinuncia con una morbidezza incredibile. È solo una delle prove di quanto raffinato sia il tocco con cui i musicisti affrontano l’esecuzione del materiale contenuto in »State of KU«.

Questo quintetto è ben lontano dall’aver detto l’ultima parola. Nell’album si sente che può spingersi verso una dose ancora maggiore di sperimentazione, magari verso approcci d’avanguardia e di fusion jazzistica. Speriamo che resti insieme per qualche altro disco, perché questo quintetto, armato fino ai denti di un talento incredibile e di tanta esperienza, offre ottimi spunti di sviluppo per sorprendere in futuro anche i palati jazz più esigenti.

A tratti gli approcci del quintetto, su cui si basa lo sviluppo delle improvvisazioni delle melodie di tromba per lo più esplorative, che si staccano nettamente dalle forme consolidate della vecchia scuola jazz, ricordano le innovazioni con cui Miles Davis si spinse oltre ai tempi del suo pionierismo jazzistico. Nelle interazioni con il piano elettrico, poi, il quintetto dà ogni tanto l’impressione di flirtare con l’era elettrica della produzione di Davis. In ogni caso, l’Igor Matkovič Quintet non perde il controllo nemmeno per un attimo e mantiene lungo tutto l’album una chiara concentrazione sui motivi.   

Restiamo quindi per un po’ nel mondo tutto particolare della musica jazz creata, con ascolto, sensibilità e raffinatezza, e in modo davvero speciale, dall’album »State of KU«. Un disco che lascia a bocca aperta con il dialogo incredibilmente paziente e unico tra gli strumenti di questo particolare corpo jazzistico chiamato Igor Matkovič Quintet. 

Igor Matkovič Quintet – “State Of KU” (estratto più breve e presentazione dell’album):

Formazione

Igor Matkovič – tromba
Jani Moder – chitarra
Milko Lazar – pianoforte, Rhodes, celesta  
Jošt Drašler – contrabbasso
Bojan Krhlanko – batteria 

Produzione

Igor Martkovič

Tracklist

1. Rewind
2. Spontaneous Conversation. Part I.
Talu:
3. I. Opening
4. II. Circle
5. Krhlanko’s Chant
6. Ode to Ephemeral Lake
7. Spontaneous Converstation: Part II.
Silent Struggle of a Young Son:
8. I. Anticipation
9. II. Window
10. Moment in Solo
11. Seven 

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