Steamroller asfaltano la vicina Bluesiana (2012)
Autore: Jernej Vene
Luogo: Bluesiana / Velden / Austria
Data del concerto: 03.10.2012
Numero di spettatori: 70
Il nome Steamroller probabilmente non dice granché a chi mastica un po’ meno di rock. Ma se aggiungiamo che dietro quel nome si nascondono Doug Aldrich, Michael Devin e Brian Tichy – chitarrista, bassista e batterista dell’ultima formazione dei Whitesnake, che a fine dello scorso anno ha suonato anche alla Hala Tivoli di Lubiana – allora le orecchie si drizzano di sicuro a una platea rock molto più ampia.
Dopo un’estenuante tournée mondiale a supporto del disco Forevermore, il trio ha deciso di sfruttare la pausa per girare la scena dei club europei. Così si è fermato anche al Bluesiana, un localino niente male oltre il confine nord, a Velden. Siccome Brian Tichy aveva altri impegni, stavolta Doug e Michael si sono portati dietro il batterista Joe Travers, noto per aver pestato sui tamburi già con i Duran Duran, e visto anche accanto a Dweezil Zappa nel progetto Zappa plays Zappa.
Una roba maledettamente invitante per quattro appassionati di tutto ciò che sa di vera musica. Saltare la serata al Bluesiana, quindi, era fuori discussione. Anche perché è un posticino da urlo, un mini club con un’acustica eccellente, dove ti senti quasi a casa tua. E i nomi di cui sopra erano ovviamente più che una scusa perfetta per metterci in viaggio mercoledì scorso.
Formazione minimal su palco minimal. Insomma, la forma rock di base, in cui ogni strumentista porta lo stesso peso sulle spalle. Anzi, parlare di peso non ha senso, perché con tutta quella leggerezza e quella dedizione l’intero concerto è sembrato una festa di compleanno in famiglia allargata. Una famiglia che comprendeva austriaci, sloveni, italiani e perfino ungheresi. «Tutto per divertirsi» era il motto dei Steamroller fin dalla prima nota. Con tutti i chilometri di palco che si portano dietro, era inutile aspettarsi un approccio superficiale al materiale o una band con la faccia stanca. Anzi, il bassista Devin è un rappresentante della generazione più giovane, e come voce solista gli torna parecchio utile. Anche come timbro è abbastanza vicino al suo attuale datore di lavoro David Coverdale, ovviamente con la possibilità di arrivare a note ben più alte grazie alla giovane età. Ha messo una dedizione incredibile nel cantare testi e melodie dal grande tesoro del rock, che hanno fatto da scheletro al concerto. Joe Travers dietro le pelli picchiava in modo diretto e discretissimo a sostegno dei due chitarristi. Più volte ha sfoderato anche una tecnica pazzesca, nobilitando un’esibizione già ad altissimo numero di ottani. I ragazzi erano segnati in cartellone anche come Doug Aldrich trio, ovviamente per via di un nome che richiama grazie alla sua carriera variopinta (Lion, Bad Moon Rising, Dio, Whitesnake). Il biondo Aldrich è ovviamente metà del duo di chitarre dei Whitesnake, dove lo affianca Reb Beach. Vedere un artista su un grande palco di una grande arena o in un localino da un metro di distanza è ovviamente tutta un’altra storia.
Per tutto il tempo si respirava nell’aria una dedizione impagabile all’esecuzione musicale, la proposta degli standard rock di base e un’inventiva costante nel far crescere il linguaggio musicale, che dava un senso alle cover. Il pubblico l’ha sentito e ha risposto di conseguenza. La sua partecipazione ha ovviamente caricato ancora di più i ragazzi, che ci hanno messo tutte le loro forze, con le mani e con la voce. Il materiale dei Whitesnake era rappresentato da Steal Your Heart Away, Crying In The Rain (con un assolo di chitarra introduttivo pazzesco) e Slow An’ Easy, dove Aldrich ha dimostrato di essere un maestro della slide. La sua chitarra strilla, gracchia, geme e ruggisce, e con un controllo incredibile del suono Aldrich raggiunge la perfezione esecutiva. Hanno sorpreso con I Wish di Stevie Wonder (dallo splendido album Songs In The Key Of Life, 1976), con il classico blues Statesboro Blues (noto nella versione degli Allman Brothers band) e con un mix di Cocaine (J.J.Cale) e Pride And Joy (Stevie Ray Vaughan). Più per scherzo che per altro hanno sparato Smoke on The Water e I Shot The Sherriff, mentre la sorpresa totale è stata Walking On The Moon (The Police). I Led Zeppelin li hanno visitati due volte (Immigrant Song all’inizio e Communication Breakdown per chiudere), e nel bis abbiamo sentito anche Young Man Blues di Mose Allison, resa popolare dagli Who. Come ciliegina, il maestro Aldrich ci ha pure mostrato come si cambia in fretta una corda, aggiungendo qualche minuto spensierato a un’esibizione emozionante, calda e cordiale.
Dopo un lavoro più che egregio, Doug, Michael e Joe si sono concessi per una breve chiacchierata. Così abbiamo avuto occasione di farci fare gli autografi, scattare qualche foto e scambiare due parole anche sui progetti che i ragazzi hanno in cantiere. Ma di cosa ci hanno raccontato parleremo un’altra volta.
https://www.youtube.com/watch?v=h0VVL47nSqE
https://www.youtube.com/watch?v=OirvfGLK0LQ
https://www.youtube.com/watch?v=PwQERD5NEOA
https://www.youtube.com/watch?v=rngdTpjpNCg
Scaletta
- Immigrant song
- Statesboro Blues
- I Wish
- Steal Your Heart Away
- Crying in The Rain
- Cocaine
- Pride And Joy
- Slow An’ Easy
- I Shot The Sherriff
- Smoke on The Water
- Walking on The Moon
- Young Man blues
- Communication Breakdown
Galleria fotografica




























































