Steeple

0 9

Artista: Wolf People
Etichetta: Jagjaguwar Records
Uscita: year
Durata: 42:55
Voto: 4.6/5

Sulle colline viola di Londra, piene di erba blu, alberi arancioni e uccelli arcobaleno, i Wolf People suonano per le pecore nere. A volte tristi, a volte felici, di qua lente elegie e di là allegre danzerecce. Il tutto accompagnato da una miriade di colori che si fondono attraverso le forme sempre mutevoli delle cose attorno, nuvole che formano i sobborghi londinesi e sobborghi londinesi che in realtà sono nuvole. La scena alternativa britannica si è arricchita da un po’ di una band che, con la sua fresca intelligenza, porta nella cronologia del rock psichedelico un nuovo decennio, a fianco degli anni Sessanta e Settanta.

Questi eclettici britannici, nonostante l’interpretazione moderna di un rock innovativo, non rinnegano certo le tante influenze degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Il giullare Captain Beefheart, gli psichedelici Can, i jazzisti folk Pentangle e via dicendo: un bel mucchio di veri innovatori della musica, ognuno unico a modo suo, e tutti hanno contribuito a loro modo al suono complessivo dei Wolf People. Il parallelo più forte, però, probabilmente si può tracciare con i leggendari Jethro Tull, soprattutto per l’uso del flauto sopra passaggi di chitarra distorti e per una voce dal timbro tutto suo, anche se i Wolf People il paragone con i “Tull” lo rifiutano: quando in intervista glielo hanno fatto notare, sono rimasti perfino sorpresi, visto che nessuno di loro è un fan sfegatato dei Tull. L’uso dei fiati lo ammirano soprattutto in band come Breakout, Traffic, Family e Mighty Baby.

Se conosci le band appena citate, puoi già immaginarti i suoni lontani e un po’ sfocati dell’esordio dei Wolf People, “Steeple”. La voce folk di Anderson e il flauto, qualche tenda sonora surreale alla Traffic e Family… ma nel momento in cui sentiamo la voce di Sharp, setosa e capace di farci venire i brividi lungo la schiena, ci prende l’amnesia e tutto ciò che resta sono i Wolf People. Ian Anderson chi? La voce morbida e rassicurante di Sharp, capace di ampiezze, altezze e un altro paio di dimensioni fuori dal comune, stabilisce subito lo stile della band, mentre una miriade di altri ingredienti impregna l’identità riconoscibile dei Wolf People, che non puntano solo sulla voce, e così la band si costruisce una personalità irripetibile.

Già i primi passi dentro “Steeple” sono unici e storditi. Ogni brano è diverso dall’altro, eppure dal primo all’ultimo sono tutti Wolf People al cento per cento. L’apertura di “Silbury Sands” ci riporta quei brividi lungo la schiena che avevamo forse dimenticato da un pezzo e che tornano ogni volta davanti alla splendida voce di Sharp, ma mentre ci risvegliamo dal torpore sognante, come dicevamo, ci accorgiamo subito degli altri ingredienti della psichedelia folk e distorta dei britannici. Ogni tanto riff di chitarra pesanti, appesi a un mucchio di effetti sporchi e pulsanti, e linee e assoli di flauto completamente impazziti disegnano un quadro sonoro che si incide nel flusso di pensieri dell’ascoltatore, fino a fondersi con lui in un’unica coscienza. L’album ci restituisce sì (proprio al momento giusto) alla nostra coscienza, ma poi, con i suoi picchi, tra cui oltre al brano d’apertura anche Tiny Circles, Morning Born (il mio preferito) e il gemello del finale epico Banks of Sweet Dundee, ci scaraventa di nuovo nei sogni geografici di Sharp, in paesaggi fantastici che non esistono, in luoghi color pastello con una natura mai vista, e a queste rapine di coscienza non ci opponiamo mai. E anche se ci provassimo, falliremmo.

I Wolf People saltano di continuo il confine tra innovazione e retrospettiva, tra modernità e antiquato, tra qualcosa di già sentito con quella sensazione di casa e qualcosa di sorprendente e sconosciuto. Quel confine è sempre sfumato, apparente, sempre tracciato da capo e in un altro punto. Tutto in simbiosi e simmetria con quella pittura sonora e lirica di paesaggi sempre nuovi nella nostra mente, dove siamo sempre al sicuro, a casa.


Sulle colline viola di Londra, coperte di erba blu, piene di alberi arancioni e sovrappopolate da uccelli arcobaleno, i Wolf People suonano per le pecore nere. A volte con toni tristi, altre con maggiori allegri, mescolando lente elegie e danze funky, accompagnati da una miriade di colori che si fondono piano piano attraverso le forme sempre mutevoli di ciò che li circonda, attraverso nuvole che formano i sobborghi di Londra, e sobborghi di Londra che in realtà sono nuvole nel cielo. La scena alternativa britannica ha guadagnato una band che, con la sua fresca intelligenza, accosta un altro secolo al rock psichedelico degli anni Sessanta e Settanta.

Certo, nonostante il loro suono moderno, per questi eclettici britannici è impossibile negare l’influenza degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Il giullare Captain Beefheart, gli psichedelici Can, i jazzisti folk Pentangle e così via: tutti questi musicisti hanno fatto la loro parte nel contribuire al suono dei Wolf People. Ma il parallelo più grande si potrebbe tracciare con i leggendari Jethro Tull, soprattutto per l’uso massiccio del flauto sopra passaggi di chitarra distorti e per una voce inconfondibile, anche se i Wolf People rifiutano il paragone con i “Tull”: quando li hanno messi a confronto, Jack Sharp è rimasto sorpreso, perché nessuno dei membri è un fanatico dei Tull. Ammirano l’uso del flauto in band come Breakout, Traffic, Family e Mighty Baby.

Se conosci le band appena citate, puoi già immaginarti i suoni di “Steeple”, l’esordio dei Wolf People, anche se magari restano ancora lontani e ovattati. Ci immaginiamo la voce folk di Anderson e le evoluzioni del flauto, i paesaggi sonori surreali di Traffic e Family… ma appena entra in scena la voce di Sharp, setosa e capace di farci venire i brividi lungo la schiena, ci viene l’amnesia e non rimane altro che i Wolf People. Anderson chi? La voce morbida e rassicurante di Sharp, capace di ampiezze, altezze e un altro paio di dimensioni fuori dal comune, stabilisce in fretta lo stile della band, ma allo stesso tempo tantissimi altri ingredienti compongono l’immagine dei Wolf People, che non puntano solo sulla voce, e questo regala alla band una personalità riconoscibile e inimitabile.

Già i primi passi dentro “Steeple” sono uno stordimento unico. Anche se ogni brano è diverso, ognuno di loro grida (o meglio, ulula) Wolf People. L’apertura di “Silbury Sands” ci riporta quei brividi lungo la schiena che avevamo perso da tempo, anche se, una volta tornati alla realtà dalla voce ipnotica di Sharp, l’ascoltatore si accorge in fretta degli altri ingredienti che compongono il suono dei Wolf People. Riff di chitarra pesanti a intervalli regolari, che poggiano su tonnellate di effetti fuzzy e sporchi, e linee e assoli di flauto folli formano un quadro sonoro che si incide nel flusso di pensieri dell’ascoltatore, fino a fondersi con lui in un’unica coscienza. La loro musica ogni tanto ci lascia andare ai nostri pensieri, ma non ci libera mai davvero, soprattutto perché i momenti migliori sono tantissimi: brani come Tiny Circles, Morning Born (il mio preferito) e l’epico duo Banks of Sweet Dundee sono senza dubbio tra i picchi del disco. I sogni geografici di Sharp, paesaggi fantastici che non esistono, luoghi color pastello con una natura mai vista… non vorremmo mai lasciarli.

I Wolf People attraversano di continuo il confine tra innovazione e retrospettiva, tra modernità e antiquato, tra qualcosa di già sentito con quella sensazione di casa e qualcosa di sorprendente e sconosciuto. Quel confine non è mai netto, sempre creato dal nulla, sempre in un posto nuovo. Il tutto funziona alla perfezione in simbiosi e simmetria con quelle immagini sonore e liriche di paesaggi sempre nuovi nella nostra mente, dove siamo sempre al sicuro, sempre a casa.

 

Formazione

Jack Sharp – chitarra, voce
Joe Hollick – chitarra
Tom Watt – batteria
Daniel Davis – basso

Tracklist

01. Silbury Sands
02. Tiny Circle
03. Painted Cross
04. Morning Born
05. Cromlech
06. One By One From Dorney Reach
07. Castle Keep
08. Banks of Sweet Dundee Pt. 1
09. Banks of Sweet Dundee Pt. 2

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie