Stik

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Mit
Etichetta: Sedvex
Uscita: 2009
Durata: 37:34
Voto: 3.5/5

È curioso come a volte il destino si diverta a giocare: ai due principali ideatori dei Mit, Matevž Pavčnik (chitarra) e Uroš Petrovski (voce), si sono uniti ben tre membri dei Lady’s First. Curioso soprattutto perché le due band vengono da una pasta del tutto diversa. Per il resto del trio, adattarsi era quindi una priorità assoluta, altrimenti “Stik” non sarebbe mai potuto nascere. Viste le qualità musicali che Miha Oman (chitarra), Miha Plesničar (batteria) e Aaron Cernatič (basso) avevano già dimostrato nei Lady’s First, il passaggio dal “più al meno” non è stato granché difficile per loro, e in compenso hanno portato nella band anche una ricca e indispensabile esperienza musicale.

I Mit costruiscono tutto, prima di ogni altra cosa, sull’atmosfera. L’idea ha senso. I ragazzi si aggrappano alla formula di base del “meno è più”. Detta alla buona: in cambio della castrazione degli assoli di chitarra, preferiscono pestare più volte quel wah-wah aggressivo. Le idee sono interessanti e i Mit, a livello musicale, funzionano in modo abbastanza riconoscibile da poter dire che sono una band diversa dal solito qui in Slovenia. Se ti dicessi che “Stik” potrebbe tranquillamente andare in vendita insieme al prossimo numero di RSQ Magazin, non si può nemmeno escludere una tendenza verso una riconoscibilità (commerciale) più ampia. In Slovenia, ovviamente, se non altro per via dei testi in sloveno.

I Mit si piegano verso la posa alla moda dell’alternativo. Suona come se a dirlo fosse, ispirato dal tipico politico sloveno, dal sindaco medio di paese e da altri “imbrattatori” della nazione, un bel “tutto e niente”. I Mit puntano sulla creazione di “volume nel suono” e sul momento “groove”: a questo ti porterà irresistibilmente il flusso di riff semplicemente triviali che tessono la cortina di fondo, di fatto il grosso del suono della band. Su questa cortina si appoggia tranquilla la componente più riconoscibile della musica dei Mit. Cioè la voce di Uroš Petrovski, che è in sostanza il primo e fondamentale argomento per cui, con i Mit, si può mettere in piedi un discorso su una qualsiasi riconoscibilità musicale. Il tipo ha una voce intonata più in basso, virile, potente e autorevole, con una bella dose di vibrato melodico con cui arrotonda i suoi versi e che aiuta così a sviluppare la dinamica dei pezzi (cioè la varietà) e la loro ricchezza melodica. La voce ha un colore particolare e una sua identità espressiva.

I Mit sono i creatori della tipica malinconia slovena nell’atmosfera. In pratica non puoi non accorgerti che sono sloveni, così come sai che “Petelinji zajtrk” è il tipico film sloveno. Anche se a distanza di anni luce, questo retrogusto lo ritrovi pure nella chimica dei Siddharta.

Questo minimalismo, ovvero la facilità di ascolto per le orecchie (un album musicalmente triviale da conquistare) unito al patetismo malinconico, piacerà in particolare al gentil sesso. Questa mossa in futuro potrebbe portare alla band più riconoscibilità.

Dal punto di vista qualitativo i pezzi non si discostano granché l’uno dall’altro. Sono scritti con un ritmo semplice e un riff semplice ma massiccio, e a renderli interessanti ci pensa soprattutto Uroš Petrovski con il suo particolare approccio al canto. I momenti che girerebbero senza problemi sulle radio, ovviamente, non mancano. Qui spicca soprattutto il pezzo tirato Imolo Vesperi, dove la band è riuscita nel modo più azzeccato a unire la fluidità sulla linea ritornello-prima del ritornello, a mettere ulteriormente in risalto a livello atmosferico la convivenza (già audace) tra voce e cortina di riff lungo tutto l’album e, cosa fondamentale, a ottenere un momento melodicamente invasivo nei confronti di chi ascolta. Un pezzo come Stik è la variazione da ballad dell’album, che non porta con sé nessuno scarto qualitativo. Anche se Uroš si muove in un duetto interessante con una voce femminile, il brano in sé non attira su di sé particolare attenzione nell’album. I Mit sono molto più a loro agio nella valanga di riff a tempo medio, dove il cantante Uroš versa nella sua espressione anche una dose concreta di rabbia. Pezzi come Maršali, Neskončen dan o Črni dež portano alla band la maggior parte dei punti vincenti. È il loro territorio, quello in cui si esprimono con più forza. È il cuore dell’essenza della band, a cui conviene restare aggrappati anche in futuro. Le idee in questi momenti dell’album funzionano in modo clamorosamente azzeccato, si sente che i ragazzi sanno cosa vogliono e che la visione è chiara.

In futuro bisognerebbe soffiare più vitalità, ovvero più varietà, nella produzione. In particolare andrebbe sottolineata l’attività della massa sonora del muro di riff, così come messa in evidenza la melodia della linea di basso, nella sua stessa “grassezza”, e tra i due andrebbe definita ancora più nitidamente la voce particolare di Uroš, che è uno dei marchi di fabbrica riconoscibili della band e su cui vale la pena tenere gli occhi aperti anche in futuro.

Di musica su “Stik” ce n’è tanta. I Mit sono una band con un grande potenziale e il loro esordio “Stik” lo indica senza ombra di dubbio. Fanno capire di avere il talento per un’opera melodicamente compatta, secondo la ricetta del “minimale”, ma avvolta nell’abito alla moda, “groovy” e voluminoso, di una ricca atmosfera drammatica. Questi attributi vale la pena separarli e coltivarli anche in futuro. “Stik” ha quindi rotto il ghiaccio, e speriamo che con lui i Mit abbiano preso un bel vento nelle vele.

Formazione

Uroš Petkovski – voce
Matevž Pavčnik – chitarra
Miha Oman – chitarra
Aaron Cernatič – basso
Miha Plesničar – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Maja Krušec – voce
Renata Mohorič – cori (I.C.E.)
Darja Drobnič – cori (Rock Partyzani)
Mojca Zalar – cori (Obduction)
Adrijan Novak – contrabbasso (Beer Belly)
Špela Janša – violino (Beer Belly)
Grega Robič – basso

Produzione

Željko Mladenovič & Mit

Tracklist

1. Intro
2. Pošasti
3. Stik
4. Sence
5. Neskončen dan
6. Odisej
7. Črni dež
8. Maršal
9. Imolo vesperi
10. Mit
11. Stik (akustik)

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