Still Life

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Artista: True
Etichetta: Geenger Records
Uscita: 2010
Durata: 38:20
Voto: 3.5/5

I True – metallari di Samobor con un elemento niente male, la tamburica, suono autoctono ereditato dall’isola croata di Brač – con il terzo album hanno buttato sul mercato il loro lavoro più ambizioso. Fino a oggi, ovviamente. Qui i ragazzi hanno messo a fuoco come mai prima la loro direzione musicale e, dentro quella, hanno servito in modo convincente la cosa più ricercata in assoluto: un’avventura musicale fresca, interessante e riconoscibile.

I ragazzi sono i portavoce di una corrente musicale che si gode la vita dentro un mondo dove non filtra nemmeno un raggio di luce o di speranza. L’ultimo angolo della Terra dimenticato da Dio. Il classico “rifugio” di Satana, dove il malfattore  si fa prestare le idee più folli, quelle da cui cola il seme del male.

Si potrebbe dire che i True siano riusciti a mettere in piedi uno scontro concreto e ben definito tra gli elementi più estremi che arrivano dalle basi del grind, del black metal (blast beat, melodia guida della tamburica), del death metal (voce, suono dei riff di chitarra) e del folk (la traccia d’apertura Intro, che non ti fa nemmeno lontanamente immaginare cosa ti pioverà addosso dopo) e di aver sviluppato una loro impronta musicale. I pezzi sono messi insieme in modo movimentato, con i ragazzi che infilano i loro motivi portanti uno dopo l’altro in uno sviluppo imprevedibile. Sì. Hai indovinato. I brani sono fatti di trame ritmiche in continuo cambiamento che mantengono un tocco di spontaneità. Anche il modo di collegare le parti è abbastanza fluido e vivido da tenere sempre un filo rosso, la riconoscibilità di un pezzo unico, e con i loro contenuti vari tengono l’ascoltatore sempre sveglio e sul pezzo. I ritmi sono spesso crivellati di blast beat. In produzione, ai blast beat che tagliano a fette si affiancano spesso in primo piano i motivi della tamburica. Curiosa la scelta di non costruire lo spettro sonoro mettendo in evidenza e spingendo al massimo i riff di chitarra. Questi restano un po’ nascosti sullo sfondo, con un suono “ingrassato”, con quel loro scricchiolio “da secondo piano” sovrastato dal fracasso meccanico della batteria, il che suona molto grind. Forse è proprio in questa scelta che c’è un po’ di sfortuna, perché il rullante in evidenza a tratti suona parecchio “scatolato”. Nel metal ci si aspetterebbe il contrario. Il tornitore di riff delle chitarre oltre ogni misura, compresa l’integrazione della seconda chitarra. Nel caso dei True, invece, la band ha dato un ruolo importante alla tamburica, spinta completamente in primo piano nella produzione.  La voce “growlata” in modo devastante è qualcosa di cui non si vergognerebbero nemmeno le death metal band più serie.

Con un approccio così è difficile trarre conclusioni oggettive su cosa ci sarebbe stato da rifinire. Di sicuro la band non voleva una produzione black metal, per questo le chitarre sono spinte un po’ sullo sfondo e non sono sostenute da riff supplementari a plettrata veloce. In compenso l’abbondante integrazione dei blast beat e la sostituzione della plettrata di chitarra con la tamburica sono, in questo caso, un sostituto atmosferico molto gradito. Soprattutto visto che la tambura “gira” attorno a melodie caratteristiche che ravvivano il soffio del vento e l’ululato dei lupi (il melos del black metal) nel suo nero più fatale. Who Am I?, nel suo modo di esprimere l’esperimento musicale e un estremo   sanguinare per raggiungere un’atmosfera unica, è una delle birbonate d’autore più interessanti che la band combina nell’album.

L’album “Still Life” è pensato rigorosamente per una cerchia di ascoltatori ristrettissima. L’atmosfera tipica che la band crea è il peso più convincente a cui le orecchie dell’ascoltatore si attaccano per seguirla. Il suono organico della tamburica fa da contrasto al “macinare” del growl, come una specie di valvola di sfogo rispetto all’insopportabile vomito di sangue della poltiglia vocale dell’album, ed è per questo che i True non possiamo proprio metterli nel giro delle band ortodossamente estreme. I ragazzi sono interessanti non solo per gli amanti di grind e black metal, ma anche per tutti quelli che cercano un’atmosfera che nasce dai lati più nascosti dell’oscurità dell’animo umano. Allo stesso tempo ti deve piacere anche la sensazione di espressione d’autore libera e senza pesi, offerta dal coraggio con cui la formazione prova e sperimenta. Con “Still Life” i True sono riusciti a offrire una collisione eccezionale di potenza distruttiva, concisione, imprevedibilità e verità. La band non nasconde i propri talenti e, se tirerà dritto per la strada tracciata, dalla sua visione creativa potrà tirare fuori ancora parecchie cose emozionanti. Parlare di “avanguardia” sarebbe un po’ troppo. Di sicuro resta ancora un sacco di spazio inutilizzato negli arrangiamenti delle strutture, così come nel lavoro sulla produzione del suono.

Se continueranno a battere una strada come quella definita da “Still Life”, la band ci consegnerà in futuro, con ogni probabilità, un’altra bella sorpresa musicale. Ma attenzione! Questa è musica per quelli che da una vita si godono il leccarsi le proprie ferite eternamente sanguinanti e credono che solo la distruzione totale possa partorire una nuova vita.

Formazione

Rtz666 – voce
Nikola Radovanić – tambura
Mitja Greifhoner – chitarra, voce
Filip Fabek – basso
Luka Kovač – batteria

Produzione

Ivan Jakić

Tracklist

1. Intro
2. Once
3. Massacre
4. The End
5. Okus Crnila
6. Who Am I?
7. I Kill For Nothing

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