Stormborn

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Bloodbound
Etichetta: AFM Records
Uscita: 2014
Durata: 46:25
Voto: 4/5

I Bloodbound sono power metaller svedesi attivi dal 2004, che tra il 2006 e il 2012 hanno pubblicato cinque album in studio. Il sesto, intitolato »Stormborn«, è uscito nella terza decade di novembre 2014 ed è il terzo album di fila registrato con una formazione che ha trovato la sua stabilità e non cambia più. Agli esordi i Bloodbound hanno fatto storcere il naso a più di un metallaro per via dei costumi di scena: sul palco usavano il corpse paint – un feticcio, insomma, che di solito appartiene al black metal. La band si è stretta attorno a un veterano della scena, cioè il tastierista  Fredrik Bergh, noto per aver guidato gli ottimi AOR rocker svedesi Street Talk che, attivi dal 1994, tra il 1997 e il 2006 hanno pubblicato cinque album in studio.

Per rompere il ghiaccio aggiungo anche questo: i Bloodbound sono vecchie conoscenze da queste parti, perché nell’aprile 2009, nell’ambito del tour per il terzo album in studio di allora, »Tabula Rasa (2009), hanno suonato a Maribor aprendo la serata per gli headliner HammerFall. In cartellone c’erano all’epoca anche i Sabaton, che stavano gonfiando le vele per una scalata impressionante (già allora era chiaro che stavano rubando la scena agli HammerFall, i protagonisti della serata).

»Stormborn« è un album che ha le caratteristiche tipiche dell’approccio scandinavo alle forme melodiche del metal, diciamo pure al power metal puro. Rispetto al predecessore »In the Name of Metal« (2012), più diretto e, diciamo, »spogliato« nei riff, »Stormborn« porta un netto salto di livello in fatto di pomposità e bombast, grazie al ruolo più forte delle tastiere e al loro uso più generoso negli arrangiamenti, che aggiungono al dossier musicale della band anche un pizzico di sinfonico.  A quel »rivestimento« di tastiere, a tratti decisamente marcato, che avvolge le frasi di chitarra, danno una mano a gonfiare l’effetto pompa anche i cori armonizzati a più voci, che fanno da contrasto puntuale alla voce solista. Se il predecessore era quindi più »old school«, il nuovo album flirta con alcuni espedienti tipici delle band power metal che oggi cavalcano un’onda gigantesca di popolarità. Sì. Penso proprio agli svedesi Sabaton, ma nell’opener Satanic Panic anche a un »ibrido« tra Judas Priest e Powerwolf. I punti dell’album in cui il taglio degli arrangiamenti (soprattutto per via di tastiere e cori più spinti) tira verso i Sabaton sono la title track Stormborn, When the Kingdom Will Fall e in parte Iron Throne (il ritornello).

I Bloodbuond sfoggiano una musicalità fuori dal comune, il che non è più una novità se guardiamo ai loro lavori in studio precedenti. I pezzi vengono lanciati anche a una velocità ultra, trainata dal furioso martellare dei doppi pedali della cassa e dai colpi violenti sul rullante. Proprio questa tipica marcia power metal, unita alla componente melodica, genera una teatralità compatta che ogni tanto strizza l’occhio persino ai Rhapsody of Fire (Nightmares from the Grave, Seven Hells, When All Lights Fall).Anche per l’effetto della voce di Johansson, legata a un approccio melodico puro e una via di mezzo tra l’esplosività di  Niklas Isfeldt (Dream Evil) e la melodia contagiosa di Joakim Cans (HammerFall) e Tobias Sammet (Edguy) – nei loro giorni migliori, ovviamente – i Bloodbound finiscono per tirare verso tutte e quattro le band citate in questo paragrafo.

Anche l’album »Stotmborn« è decisamente contagioso nella sua visione. I pezzi ti afferrano subito. Certo, la band non porta nessuna rivoluzione musicale, solo un riciclo molto abile di frasi già provate mille volte nell’heavy metal. Uno di questi “numeri di mestiere”, che si stacca un po’ dal resto dell’album, è il riff dal taglio classico del brano trascinante Made of Steel, che ricicla il riff di Dallas 1 p.m. dei mostri sacri del metal Saxon.  

I Bloodbound sono musicisti eccellenti. Ce li spinge il perfezionismo svedese e la nota dedizione a tutto ciò che gli scandinavi decidono di fare. »Stormborn« è un album power metal confezionato bene, che non scopre l’acqua calda ed è prevedibilmente generico, ma fatto di idee riconfezionate con abilità (e già usate) dall’efficacia collaudata. È il frutto di routine ed esperienza, che la band, restando fedele al valore musicale, mette in pratica con mestiere. Eppure si nota che il gruppo cerca di agganciare il successo e l’attualità (vedi i paralleli con i Sabaton appena descritti), e questo un po’ stona.

I Bloodbound suoneranno il 23.03.2015 a Lubiana, come gruppo di supporto ai tedeschi Majesty, veri conan del power metal. »Stormborn« è un album che conquisterà di sicuro i power metallari più irriducibili, quelli che seguono la band fin dagli inizi, e anche chi ancora non la conosce. Speriamo che gli stessi fanatici si facciano vedere anche al concerto di Lubiana, per mettere alla prova dal vivo (sul palco) anche l’effetto del nuovo album dei Bloodbound! 

Formazione

Patrik “Pata” Johansson – voce
Tomas Olsson – chitarra
Henrik Olsson – chitarra
Fredrik Bergh – tastiere, cori
Anders Broman – basso
Pelle Åkerlind – batteria

Produzione

Jonas Kjellgren

Tracklist

1. Bloodtale
2. Satanic Panic
3. Iron Throne
4. Nightmares from the Grave
5. Stormborn
6. We Raise the Dead
7. Made of Steel
8. Blood of My Blood
9. When the Kingdom Will Fall
10. Seven Hells
11. When All Lights Fall

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