Strange Days
Artista: Doors, The
Etichetta: Atlantic Records
Uscita: 1967
Durata: 35.04
Voto: 4.5/5
Nell’ottobre del 1967 la Elektra Records pubblica il secondo album dei The Doors, intitolato Strange Days. Esce appena nove mesi dopo il debutto e fotografa i Doors al culmine della loro creatività.
Per molti versi Strange Days funziona come il seguito del primo album dei The Doors. Gran parte dei pezzi è stata scritta e composta nello stesso periodo, e anche la copertina con le sue linee scure è molto simile alla prima, solo che stavolta i ragazzi sono stati più originali: al posto delle loro facce hanno piazzato in copertina dei freak da circo, nascondendosi sullo sfondo, su un manifesto con il titolo del nuovo disco. Una particolarità dell’album è anche che in alcuni brani entra in gioco un vero basso, suonato da Douglas Lubahn, mentre per il resto a regnare è ancora il basso al pianoforte di Manzarek. I temi sono ancora più mistici e cupi che nel primo disco, ed è proprio per questo che i Doors prendono una strada diversa dalla maggior parte delle band di allora, che cantavano soprattutto di pace e amore. Mentre perfino i grandi Rolling Stones scrivevano canzoni come “We Love You”, i Doors scavano nelle anime peccatrici degli hippie e in generale non fanno sconti a nessuno. La gente è smarrita, confusa, alienata e sola – ecco i punti di partenza principali di Strange Days.
Il disco si apre con “Strange Days”, che ci racconta come le persone cerchino disperatamente rifugio e conferma l’una nell’altra, attraverso la nebbia soffocante dell’alienazione, delle droghe e delle maschere artefatte. Un’ottima linea di basso apre “You’re Lost Little Girl”, dove la voce di Morrison dipinge l’immagine di una ragazza che corre disperata verso l’ignoto, mentre la bella e mistica chitarra di Krieger ci fa sentire quanto sia sola la sua anima. Un suono di chitarra bluesy dà il via a “Love Me Two Times”, che esprime passione e desiderio, e il sesso è l’unica salvezza che il cantante vede per liberare le ragazze da tutti i guai del mondo. Un bel piano in apertura trasforma “Unhappy girl” in una ballata che racconta ancora una volta di una ragazza triste, ma in realtà Morrison ci parla della sofferenza e del dolore che ci si procura chiudendosi nella propria prigione mentale. Uno dei pezzi più interessanti del disco è sicuramente “Horse Latitudes”, nato ai tempi delle superiori di Morrison. Un breve monologo drammatico recitato su effetti sonori raccapriccianti, dedicato ai cavalli che i conquistatori dovevano sacrificare gettandoli in mare per alleggerire le navi dirette verso l’America. Qui si vede senza dubbio che Morrison vuole avvicinarsi all’ascoltatore anche come poeta, e fa capire che non va guardato solo con gli occhi della rockstar. I suoni inquietanti lasciano poi spazio alla romantica “Moonlight Drive”, che suggerisce di nuotare nelle emozioni fino al punto di annegarci. Vale la pena ricordare che è una delle prime canzoni che Morrison recitò a Manzarek, influenzando così indirettamente la nascita dei The Doors: Ray ne rimase talmente entusiasta che invitò subito Morrison a collaborare con la sua band di allora, Rick and The Ravens. “People Are Strange” riflette l’isolamento che si prova quando ci si ritrova in un ambiente che non ci appartiene, e rimanda alle critiche rivolte alla musica dei Doors in generale, visto che sulla propria pelle hanno provato com’è fare una musica così diversa per l’epoca e farsi prendere tutti per strani. Sull’alienazione dal mondo e sulla schiavitù della droga si innestano anche “My Eyes Have Seen You con il bellissimo assolo di Krieger e la sognante ” I Can’t See Your Face In My Mind” in cui i piatti di Densmore sono registrati al contrario. Il disco si chiude con l’epica ballata di undici minuti “When The Music’s Over”, con cui si possono trovare dei punti in comune con il brano conclusivo del primo album, “The End”.Dal punto di vista musicale è molto movimentata, e le urla di Morrison:”We want the world and we want it now. Now. NOW!” non lasciano certo addormentare l’ascoltatore. Descrive bene la dedizione di Morrison alla musica, che ci consiglia sottovoce di rifugiarci proprio in lei quando stiamo male, perché non ci lascerà mai in asso.
Strange Days è riuscito a catturare quella che si potrebbe chiamare la tipica “anima” dei The Doors e allo stesso tempo a racchiudere una musica in cui praticamente non troviamo difetti. È vero, però, che ha un solo piccolo difetto, ovvero che è un filo troppo corto: trenta minuti volano via fin troppo in fretta.
Formazione
Jim Morrison: voce
Ray Manzarek: tastiere/xilofono
Robby Krieger: chitarra
John Densmore: batteria
Douglas Lubahn: basso
Produzione
Paul A. Rothchild
Tracklist
1.Strange Days
2.You’re Lost Little Girl
3.Love Me Two Times
4.Unhappy girl
5.Horse Latitudes
6.Moonlight Drive
7.People Are Strange
8.My Eyes Have Seen You
9.I Can’t See Yor Face In My Mind
10.When The Music’s Over