Strawbs: The Settlement
Etichetta: Esoteric Antenna
Data: 26. 2. 2021
Produzione: Blue Weaver
Durata dell’album: 39.01 min
Genere: Progressive Rock
Voto: 9.0/10
«Settlement» è il ventunesimo album in studio dei patriarchi del prog rock inglese Strawbs, che fra tre anni festeggeranno ben sessant’anni di carriera, sempre che per allora siano ancora insieme. Questo vuol dire che, oltre a The Moody Blues, sulla scena anche loro dal 1964, sono la band progressive rock inglese più vecchia ancora in attività. Longevi maestri nell’unire in modo elegante e spesso appassionato arrangiamenti sinfonici e acustici, famosi soprattutto per l’album cult «Bursting at the Seams» (1973), da cui arrivano i loro due più grandi successi, «Part of the Union» e «Lay Down», sono rimasti attivissimi anche nel XXI secolo. Gli Strawbs, famigerati anche perché un tempo fra le loro file militava il mago delle tastiere Rick Wakeman (e poi i suoi figli Oliver e Adam) prima di passare agli Yes, sotto la guida dell’unico membro fondatore rimasto, il chitarrista/cantante Dave Cousins, sono ancora in forma smagliante, meglio di parecchi loro coetanei.
La prova migliore è «Settlement», il loro secondo album con il tastierista Dave Bainbridge dopo l’ottimo predecessore «The Ferryman’s Curse» (2017). Quest’ultimo ha portato nella band, che peraltro ha sempre vantato tastieristi eccellenti (e non solo quelli con il cognome Wakeman), una ventata di energia fresca, e si sente eccome anche su «Settlement». La maggior parte dei pezzi ha un’ambientazione cupa e testi acidi, di critica sociale, il che non sorprende: il disco è nato nel periodo opprimente e di crisi seguito alla dichiarazione della pandemia, quando gli Strawbs si sono ritrovati senza concerti e senza normali condizioni di registrazione. Si sono comunque arrangiati bene e hanno messo a segno un altro album notevole, che farà felici tutti i fan di lunga data e di sicuro ne porterà a casa qualcuno di nuovo.
A produrre l’album è stato l’ex tastierista degli Strawbs Blue Weaver, che un tempo ha collaborato anche con i Bee Gees, mentre fra gli ospiti spiccano l’ex bassista John Ford e la cantante Cathryn Craig. Su «Settlement» gli Strawbs mantengono il loro suono riconoscibile, che è più vicino al prog rock sinfonico con lievi sfumature folk rock, soprattutto grazie alla grande quantità di arrangiamenti per chitarra acustica. In certi momenti alcuni brani si avvicinano parecchio ai loro tempi migliori e ad album come «Grave New World» (1972) e «Bursting At the Seams», anche se la produzione suona spesso moderna, e pure certi arrangiamenti di tastiera e certe sfumature ritmiche ogni tanto «escono» dagli anni Settanta. Il tempo ha lasciato il segno sulla voce di Cousins, che si nota, ma il tipo se la cava ancora piuttosto bene per quasi tutto il disco e non esagera con i salti fuori dalle sue solite tonalità medie.
L’album si apre con la title track, che ha una carica ambient parecchio cupa, un riff di chitarra salato al punto giusto e un uso abbondante del mellotron: roba che catturerà l’attenzione di tutti gli amanti della classica era Strawbs. «Strange Times» è una bella ballad nostalgica a impronta acustica, piena di «sfumature» sinfoniche, che anche lei ricorda i «bei vecchi tempi» di questa band di culto. «Judgement Day», dove regnano armonie di chitarra nostalgiche e ritmi un po’ ripetitivi, sorprende con un approccio di produzione decisamente più moderno. «Each Manner of Man», intriso di arrangiamenti nostalgici di chitarra acustica e organo, è fra i momenti più ambiziosi del disco e vede John Ford alla voce principale. La ballad folk rock «The Visit» ricorda gli esordi folk rock della band, quando suonava una musica simile a quella di Fairport Convention e Steeleye Span, cioè prima che si unisse Rick Wakeman e li aiutasse a virare verso il progressive rock.
«Flying Free» è uno strumentale a impronta folk rock, che ricorda anch’esso i primi anni di questa indimenticabile band inglese. «Quicksilver Days» è una breve ballad cupa che lascia sensazioni contrastanti. L’epica «We Are Everyone» è un momento ottimista e di risveglio, e senza dubbio uno dei picchi del disco. Qui funziona particolarmente bene il ritornello a più voci, in cui a Cousins fa compagnia una cantante ospite, mentre con un assolo breve ma brillante si scatena anche lo storico chitarrista Dave Lambert. Lo strumentale «Chorale», su cui Bainbridge sfoggia la sua maestria nel costruire autentici suoni di tastiera anni Settanta e arrangiamenti sinfonici stupendi, è la chiusura trionfale di «Settlement» e, di fatto, il finale perfetto per la saga degli Strawbs.
«Settlement» è uscito al momento giusto, ora che di nuovi album delle band dei tempi d’oro del progressive rock ancora in attività c’è una carenza cronica. Purtroppo gli Strawbs hanno annunciato già prima dell’uscita che sarà il loro ultimo album in studio, quindi molto probabilmente non sentiremo più loro musica nuova, almeno non sotto forma di collettivo unito sotto il nome leggendario. Cousins ha già 76 anni ed è comprensibile, a modo suo, che nell’autunno della vita voglia dedicarsi anche ad altro, invece di portare avanti fino in fondo la carriera di musicista professionista. Ciò nonostante, i fan di lunga data non hanno molti motivi per piangere, perché con «Settlement» gli Strawbs (almeno in studio) se ne sono andati nel miglior modo possibile.
Autore: Peter Podbrežnik
Tracklist:
1. Settlement (5:00)
2. Strange Times (4:30)
3. Judgement Day (7:14)
4. Each Manner Of Man (4:28)
5. The Visit (4:45)
6. Flying Free (2:13)
7. Quicksilver Days (2:30)
8. We Are Everyone (5:08)
9. Chorale (3:13)
Formazione:
Dave Cousins – voce, chitarre acustiche, chitarre elettriche, dulcimer elettrico
– Dave Lambert – voce di accompagnamento, chitarre elettriche, chitarre acustiche
– Dave Bainbridge – tastiere, chitarre elettriche, chitarre acustiche, organo Hammond
– Chas Cronk – voce, basso, chitarra a 12 corde
– Tony Fernandez – batteria, percussioni
Musicisti ospiti:
Cathryn Craig – voce
John Ford – basso
Schalk Joubert – basso
