Stryper: Even The Devil Believes
Etichetta: Frontiers Music Srl.
Data di uscita: 4. 9. 2020
Produzione: Michael Sweet
Durata dell’album: 46.33 min
Genere: (Christian) Heavy Metal
Voto: 9.0/10
Chi è stato quello le cui ferite hanno guarito il mondo cristiano (peccatore)? Il martire biblico di tutti i martiri, Isaia. Compare in connessione con la parola Stryper. Anzi, a essere precisi è più il contrario. Quel logo della band, con la scritta «Isiah 53.3», che non è la frequenza delle tue radio preferite che trasmettono la messa della domenica, è un po’ «sospetto» e salta fuori fin dal 1983, anno in cui la band è nata. Stryper? Che roba sarebbe? In pratica un Gesù pieno di cicatrici, dopo che Ponzio Pilato lo ha fatto flagellare, a ragione o a torto (chiedo scusa – io non c’ero). Ci aggiungi un’uniforme da allarme a righe da vespa, in un mix di pelle nera e spandex con strisce gialle (al posto delle cicatrici di Gesù) e hai vinto. Perché sei diventato una band heavy metal cristiana che, prima tra le sue simili, riuscirà a sfondare commercialmente e a vendere, entro il 2020, oltre dieci milioni di album in studio. Anzi, di più. Si stima che due terzi di questi album siano stati comprati da non cristiani. Che cosa significa? Che una bella fetta della popolazione mondiale ascolta gli Stryper, e per loro i testi probabilmente sono piuttosto terribili. Quindi? Alla fine il prodotto musicale batte ancora costumi, iconografia e predicazione del valore del messaggio di quella poesia.
I nuovi Stryper. Chi li conosce, conosce anche un pezzo di Bibbia, cioè del Nuovo Testamento. È un automatismo. Incredibile come passa il tempo. La band, che tra poco compirà quattro decenni di attività, con l’inesauribile capo della baracca Michael Sweet — cantante, chitarrista, compositore principale, arrangiatore e produttore — al comando sul ponte, tiene duro. Due anni e mezzo fa il gruppo ha pubblicato l’album «God Damn Evil» (2018), che la catena di vendita di supporti musicali Walmart ha bollato come controverso (per via del titolo scelto) rifiutandosi di distribuirlo e venderlo. Se il nuovo album sia controverso o no, ancora una volta non importa, perché conta solo la musica. E «Even the Devil Believes» è, ancora una volta, un ottimo risultato in studio per questa storica band di metal melodico e cristiano.
Michael Sweet è davvero un musicista incredibile. Lo scorso ottobre ha pubblicato un fantastico album solista in studio, «Ten», e la sua forza d’idee e freschezza creativa non lo abbandonano nemmeno mentre lavora al nuovo disco degli Stryper. Il bello è che la serie di uscite dell’ultimo decennio della band è davvero di altissimo livello, mentre Sweet è sempre impegnato anche in altri progetti musicali e intanto pensa pure alle uscite regolari dei suoi album da solista.
L’album? L’opener Blood From Above dura appena qualcosa più di tre minuti. Quel picchiatore incredibile di Sweet voleva chiaramente togliersi dal petto uno dei brani più veloci della carriera degli Stryper. Ad accompagnarlo c’è una straordinaria carica metallica di frasi chitarristiche ringhianti, e per tutta la durata il pezzo è «attraversato» da una marea di urla da spaccare i timpani di Michael Sweet, che per la sua età non solo sviluppa una potenza vocale eccezionale, ma raggiunge ancora vette vocali estreme, dalle parti della quinta ottava. Non stupisce che Scholz lo abbia invitato nei Boston.
Subito dopo le cose tornano al loro posto, come ci si aspetta, grazie a «Make Love Great Again», uno dei brani più marcanti dell’album. Ti entra subito sottopelle. Ha un ritornello incredibilmente aggrappante, che funziona al primo ascolto. Il vero opposto dell’apertura dell’album, scioccante e aggressiva da morire.
Sweet e compagnia hanno da sempre un senso incredibile per il plasma musicale. Questo fa scintille soprattutto nei punti in cui la band piazza un riff metal aggressivissimo e lo incrocia con una forma ultra-contagiosa di melodie, come in uno dei brani migliori dell’album, Divider. Proprio in momenti come questi, con tutti i chilometri, l’esperienza e il mestiere accumulati, emerge la straordinaria forza compositiva del quartetto.
Un elemento in più, che rafforza la sensazione di freschezza e ringiovanimento artistico, è l’apporto del nuovo bassista Perry Richardson (Firehouse). Il basso del tipo è incredibilmente carico e si muove alla grande in una ricerca sempre attiva di linee di basso musicalmente vibranti, che approfondiscono il contrasto nel mix del suono. Il basso scava e strappa con intensità lungo tutto il disco. Viene fuori nei passaggi in cui, sotto l’accordo del fraseggio, crea linee musicali aggiuntive e così rinforza l’atmosfera. Ma soprattutto diventa velenosamente sferragliante e vistoso nei punti più veloci, come la scuotitrice Invitation Only, in cui la band ha infilato con grande abilità anche un ornamento che suona come un moog. È, oltre alla ballad This I Pray (leggermente alla Bon Jovi), l’altro brano che sopra il fraseggio ha una condimento teatrale e decorativo, condotto in doppie armonie di terza. Il contrasto è evidente rispetto al disco precedente, dove il basso era stato suonato occasionalmente da John O’Boyle, perché Richardson, che in quel periodo si era appena unito, per altri impegni aveva dovuto saltare le registrazioni.
Nella natura della band c’è quella di dosare i brani con un’abile spruzzata di cori. Anche di questa abilità sul disco non c’è carenza, e «Even the Devil Believes» è dosato ancora una volta con la solita misura di rapacità magniloquente. I pezzi più veloci, cioè più accelerati, come l’apertura con Blood From Above, ma anche Do Unto Others (strofa), impreziosita da uno straordinario duello di assoli di chitarra tra Oz Fox e Michael Sweet, e soprattutto la conclusiva Middle Finger Messiah, devono l’ispirazione al fraseggio della vecchia scuola Judas Priest. Per la musicalità, invece, Sweet si appoggia ovviamente all’eterna eredità di questo tipo di maestria dei leggendari Queen. Una combinazione che negli Stryper accende da sempre. E anche stavolta non è diverso.
Una cosa è certa! Quando gli Stryper sfornano un album, semplicemente non possono sbagliare. Ogni loro disco è un lavoro di perfezione eccezionale. Il lavoro di un cumulo straordinario di impatto penetrante, di lampi metallici vistosi, di contagiosità ultramusicale e pomposa, di brillante varietà d’idee e acume compositivo, che garantisce dinamica di altissimo livello e un dramma teatrale pomposo. Quando ascolti un album così, ti dici semplicemente che meglio di così non si può. Certo che si può, ma una cosa è sicura. I fan della band saranno di nuovo entusiasti, e lo saranno anche tutti quelli che puntano sull’efficace unione, descritta poco fa, delle caratteristiche fondamentali del comporre, indispensabile per raggiungere non solo la qualità, ma il livello del capolavoro. E «Even the Devil Believes» è né più né meno che un nuovo capolavoro degli Stryper.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Blood From Above
2. Make Love Great Again
3. Let Him In
4. Do Unto Others
5. Even The Devil Believes
6. How To Fly
7. Divider
8. This I Pray
9. Invitation Only
10. For God & Rock’n’Roll
11. Middle Finger Messiah
Formazione:
Michael Sweet – voce, chitarra
Oz Fox – chitarra
Perry Richardson – basso, voce di accompagnamento
Robert Sweet – batteria
Musicisti ospiti:
Paul McNamara – Hammond, tastiere, Moog
Keith Pittman – voce di accompagnamento
