Trivium: What The Dead Men Say

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Etichetta: Roadrunner Records
Data di uscita: 24. 9. 2020
Produzione: Josh Wilbur
Durata dell’album: 46:31

Negli ultimi dieci anni i Trivium, band della Florida, sono diventati uno dei nomi più chiacchierati della scena metal. Ma qui niente è lasciato al caso: i Trivium sono gran lavoratori, disciplinati, e danno il massimo anche sul fronte della promozione.  Con il precedente The Sin And The Sentence erano riusciti ad alzare l’asticella della qualità, e a dare una bella mano è stato l’arrivo del talentuoso batterista Alex Bent. Stavolta Bent ha avuto molto più voce in capitolo, quindi le aspettative erano alte.

What The Dead Men Say è già il nono album della band. Dopo così tanti dischi è difficile aspettarsi che i Trivium tirino fuori qualcosa di nuovo o di davvero speciale. Ma come si sa, i Trivium sono sempre riusciti a tenere alta la qualità, anche se non tutti gli album sono venuti benissimo.

Dopo l’intro IX i Trivium picchiano senza compromessi. Con il loro stile riconoscibile, fatto di elementi metalcore e thrash metal, non mostrano il minimo segno di cedimento. Con una parte black metal, comunque basata sulla melodia, il pezzo guadagna in aggressività. Niente di sorprendente, ma di sicuro un buon segnale per il resto del disco.

Per molti Catastrophist potrebbe essere il picco dell’album. All’inizio sembra un pezzo nella media con un ritornello che spicca, ma nella seconda metà il quadro cambia completamente: una parte brutale sfocia in una sezione astuta, di taglio progressive, con un suonato tecnicamente impegnativo in stile Dream Theater. La struttura furba del brano fa capire che i Trivium vogliono mostrare quanta più abilità strumentale possibile, e così fanno entrare in gioco anche elementi di progressive metal.

Con Amongst The Shadows & The Stones tornano più o meno ai tempi di Ascendancy. Un pezzo d’impatto, tinto di metalcore e thrash, che sorprende con una parte melodica che si direbbe uscita da qualche band svedese di melodic death metal. L’influenza è chiara, ma non sembra che i Trivium vogliano imitare: ci hanno messo dentro anche le loro idee. Le cose si calmano un po’ con il pezzo più semplice Bleed Into Me, che per durata e melodia funziona come hit da radio. Con ogni disco i Trivium offrono brani con una struttura più pop. Niente di male, a patto che non sia tutto l’album a muoversi in questo stile.

Con Defiant tornano in mente Ascendancy e In Waves. Un potente pezzo di metalcore melodico che non offre nulla di più, ma per chi giura sulla melodia potrebbe diventare un vero favorito. Come brano forte si può invece segnalare Sickness Unto You, dove ci sono elementi di generi diversi, un breakdown inserito benissimo, assoli veloci e una sezione ritmica devastante. Con una struttura ingegnosa i Trivium fanno capire di essere autori di grande talento. Non tutti i pezzi convincono al meglio: la semplicità con i bei ritornelli suona un po’ cliché, considerando di cosa sono capaci i Trivium. Parlo di Scattering The Ashes, che non rappresenta niente di speciale per il disco.

Con Bending The Arc To Fear i Trivium sorprendono di nuovo, flirtando con il metal estremo, tanto che spuntano richiami perfino ai francesi Gojira. Ancora un pezzo potente, e così chiudono anche con The Ones We Leave Behind, solo che qui in primo piano c’è la melodia.

L’esecuzione dei Trivium è semplicemente brillante. Matt Heafy con la voce ha lavorato ancora di più sulle melodie, senza però abbandonare lo scream, ideale per le parti veloci e d’impatto. Accanto a Heafy, poi, il chitarrista Corey Beaulieu regala una valanga di assoli, quindi chi ama la chitarra solista si innamorerà presto del disco. La sezione ritmica, con Paolo Gregoletto al basso e Alex Bent alla batteria, resta sicurissima. Le linee di Gregoletto riempiono alla grande il quadro, mentre Alex Bent ha ormai dimostrato di non avere rivali. Un vero virtuoso della batteria: veloce, preciso e tecnicamente impeccabile. Bent è un’altra prova che avere un grande batterista è fondamentale per spiccare oggi dalla massa come band.

Nel complesso i Trivium suonano convincenti e soprattutto molto esperti. Sulla produzione non c’è nulla da ridire: Josh Wilbur ha fatto un lavoro eccellente. L’album prosegue con successo lo stile del predecessore, ma si sente che i Trivium non vogliono limitarsi a ripetere le stesse idee.

Al nono giro i Trivium non deludono. Le idee chiaramente non mancano, e si vede anche nella dinamica. Si può confermare che in tutti questi anni si sono costruiti uno stile riconoscibile, con cui aprono la porta anche ad altri elementi. In ogni caso, va lodato il fatto che la forma non sia ancora calata, cosa che merita senza dubbio rispetto.

8,5/10

Tracklist:

  1. IX
  2. What the Dead Men Say
  3. Catastrophist
  4. Amongst the Shadows and the Stone
  5. Bleed Into Me
  6. The Defiant
  7. Sickness Unto You
  8. Scattering the Ashes
  9. Bending the Arc to Fear
  10. The Ones We Leave Behind

Formazione:
Matt Heafy – voce, chitarra
Corey Beaulieu – chitarra, cori
Paolo Gregoletto – basso, cori
Alex Bent – batteria

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